Mattotti e la famosa invasione degli orsi in Sicilia

Il disegnatore italiano in Un Certain Regard a Cannes 2019 con la sua opera prima, tratta da Dino Buzzati: "Scrittore che ha influenzato tutta la mia carriera"
Mattotti e la famosa invasione degli orsi in Sicilia

“Buzzati ha sempre influenzato il mio lavoro, sia per i racconti, quella capacità visionaria di creare dei misteri e anche per i suoi quadri, le sue immagini. Aveva fatto anche una storia a fumetti nel ’71. Quando Valérie Schermann (produttrice insieme a Chrisophe Jankovic, ndr) mi ha chiesto che lungometraggio avrei voluto fare le ho proposto questo romanzo e lei se ne è innamorata”.

Lorenzo Mattotti, celebre disegnatore e fumettista, è al 72° Festival di Cannes per presentare il suo primo film da regista, La famosa invasione degli orsi in Sicilia, ospitato in Un Certain Regard, tratto dall’omonimo romanzo illustrato di Dino Buzzati, scritto nel 1945 e pubblicato a puntate sul Corriere dei Piccoli (ora edito da Mondadori).

“Ci sono tantissimi personaggi, rimandi, storie. Quello che volevo tenere era una fedeltà nella struttura del romanzo e restituire questa gioia del raccontare, trasmettere questa gioia dell’inventare storie, commentarle”, dice ancora Mattotti, anche autore della sceneggiatura insieme a Thomas Bidegain e Jean-Luc Fromental: “Con gli sceneggiatori abbiamo trovato l’idea del cantastorie, con questa ragazzina che girava le montagne della Sicilia. E questo ci permetteva di entrare e uscire dalla storia madre, commentare i vari passaggi, la gioia di raccontare che era poi quella di Buzzati”, aggiunge il regista.

Che al romanzo originale apporta questa aggiunta fondamentale, la ragazzina Almerina: “Oltre al chiaro omaggio alla vedova di Buzzati (morta nel 2015, ma si deve a lei se il progetto del film è potuto partire, ndr) ho pensato che non poteva  mancare una figura femminile in un racconto per bambini”, spiega Mattotti, che sul lavoro compiuto racconta: “Animare un personaggio è una magia, dare movimento a dei disegni è come ritrovare un tuo vecchio amico immaginario che poi prende vita, con la parola, con i gesti. Dietro a tutto questo c’è un lavoro infinito, metodico, molto difficile da spiegare, ma è una delle cose più lente e difficili che si possa immaginare”.

La storia del film, con qualche differenza per quello che riguarda appunto l’aggiunta di alcuni personaggi e certe situazioni, è comunque la stessa del romanzo: nel tentativo di ritrovare il figlio da tempo perduto e di sopravvivere ai rigori di un terribile inverno, Leonzio, il Grande Re degli orsi, decide di condurre il suo popolo dalle montagne fino alla pianura, dove vivono gli uomini. Grazie al suo esercito e all’aiuto di un mago, riuscirà a sconfiggere il malvagio Granduca e a trovare finalmente il figlio Tonio. E’ così che gli orsi e gli uomini inizieranno a vivere insieme in pace – almeno per un po’.

“La forza di questa favola – continua Mattotti – è che si rinnova continuamente, parla di cose universali. Essendo un disegnatore ci ho visto anche la grande capacità di creare mondi, immaginari, di lavorare sulle nostre tradizioni. Mettere in scena un lavoro che è nelle nostre radici, capacità di lavorare con delle leggende, dei rituali. Queste sono le cose che trovo affascinanti nella storia, dare l’impressione che esiste un immaginario diverso da quello americano o quello giapponese. Tutta la nostra cultura visionaria, immaginaria, non la utilizziamo come dovremmo. Forse per mancanza di soldi, o per mancanza di creatività, ma non vediamo la ricchezza che abbiamo alle spalle. Ci sono un sacco di riferimenti, le grotte di Giotto, i colori di un certo pittore, ho cercato di creare un’iconografia mediterranea, non quella a cui siamo ormai assuefatti, quella gotica-barocca degli anglosassoni per intenderci, bellissima per carità, ma perché non possiamo restituire anche noi il nostro immaginario?”.

Coproduzione Italia-Francia (Indigo Film e Rai Cinema per l’Italia, Prima Linea Productions, Pathé Films e France  Cinéma per la Francia), La famosa invasione degli orsi in Sicilia sarà distribuito prossimamente in Italia da Bim.

Realizzato in lingua francese, per la versione italiana sono stati coinvolti molti grandi nomi per dare voce ai vari personaggi, da Toni Servillo (Leonzio), Antonio Albanese (Gedeone, il cantastorie), Linda Caridi (Almerina), Corrado Guzzanti (Salnitro) e Andrea Camilleri (il Vecchio Orso).

“Camilleri siamo riusciti a convincerlo grazie alla mia agente – racconta Mattotti -. Mi conosceva, apprezzava il mio lavoro. Gli abbiamo detto veniamo da te, non ti disturbiamo, facciamo solo un paio d’ore. Quando ha incominciato poi si è divertito un sacco. E come simbologia per noi era molto importante che fosse lui a dare voce al vecchio orso, il narratore che racconta la storia. Come è stato altrettanto importante, per la versione francese, avere la voce di Jean-Claude Carrière, il grande sceneggiatore di Buñuel”.

Tornando a Dino Buzzati, invece, il regista aggiunge: “Mi ha dato i binari, il suo disegno è molto semplice, naif a tratti. Dal punto di vista visivo ho cercato di prendere tutto ciò che era possibile prendere, come le idee grafiche, minime ma importantissime, che ho mantenuto e sviluppato. È stato un dialogo continuo con il lavoro di Buzzati, ma anche per quello di altri suoi lavori, come alcuni ex-voto. Chiaramente il film doveva essere spettacolare, insistevo molto con la profondità di campo, volevamo fare cinema-cinema, e lavorare con i grandi paesaggi è stato importantissimo. È il telone del cantastorie ma poi diventa schermo, una scatola magica che il cartone animato meglio di qualunque altra cosa ti permette di fare”.

Mentre sul fronte narrativo, “ho sempre amato la dolcezza che c’era in questi orsi, la dolcezza nel raccontare anche cose molto dure, molto forti. Una storia con tante altre storie al suo interno, il filo che abbiamo voluto sviluppare di più è quello del rapporto tra il padre e il figlio, intorno il quale ruota la domanda sulla possibilità di mantenere vive le nostre radici nei discendenti”, dice ancora Mattotti, che aggiunge: “L’orso per andare a cercare suo figlio poi si accorge che in realtà quel figlio lo perde, perché si lascia corrompere dagli usi e costumi degli umani”.

Il film è dedicato a Carlo Mazzacurati. “Era un mio grande amico, una persona meravigliosa, mi spingeva a fare cinema, voleva lavorare con me a dei film con l’animazione. Mi manca molto, ma sento di averlo sempre vicino, come presenza protettiva”, conclude il regista, che all’eventualità di poter vincere la Camera d’Or qui a Cannes per la migliore opera prima, si schermisce: “Essere qui a Cannes, in Un Certain Regard, con una favola per bambini è il premio più grande. La Camera d’Or a 65 anni mi pare francamente troppo, ci sono molti registi molto più bravi e molto più giovani di me che la meritano”.

 

 

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