L’attesa snervante

La prima volta di Piero Messina nel lungometraggio, al Lido e in concorso. Aspettando da un momento all’altro la nascita del secondogenito: “Che emozione gareggiare con Sokurov”
L’attesa snervante

Ha il volto teso Piero Messina. Troppe emozioni, tutte assieme. Oggi è il giorno del battesimo di fuoco al Lido per L’attesa, il suo film d’esordio. La prima conferenza stampa, la serie interminabile di interviste, la paura di sbagliare, di non dire la cosa giusta, essere all’altezza.
E poi c’è quell’altra di attesa, Giacomo, il secondo figlio dalla moglie che dovrebbe nascere nelle prossime ore. Potrebbero chiamarlo da un momento all’altro.
Fortuna che accanto a lui c’è una veterana come Juliette Binoche, una delle due protagoniste insieme a Lou du Laage (presente anche lei, con un look che ricorda la Mia Farrow di Rosemary’s Baby). La Binoche è la personificazione della calma, mette tutti a proprio agio: “Dopo Film Blu – racconta – non ho più accettato ruoli così dolorosi di madri. Messina, 22 anni dopo, mi ha fatto cambiare idea. Che cosa mi ha convinto? Una sceneggiatura fuori dall’ordinario e la vitalità di Piero. Ho capito da come ama mangiare che ha un fuoco di vita dentro, un desiderio che meritava di essere esaudito”. E dire che il nome della Binoche era uscito fuori per gioco: “Intendiamoci – dice Messina – ho sempre immaginato lei nel mio film. Ma non avrei mai pensato di poterla avere davvero con me”. attesa_due
La Binoche è Anna, una donna che vive in una grande villa decadente nella campagna siciliana. Ha appena vissuto un lutto terribile quando alla sua porta si presenta una ragazza di nome Jeanne, volata dalla Francia per far visita al suo fidanzato, Giuseppe, il figlio di Anna. Giuseppe non c’è, verrà per la Pasqua che si celebrerà da lì a pochi giorni le dice Anna. Alle due donne non resta che aspettarlo…
“Questa storia ne nasconde in realtà due – spiega Messina -. Una me l’aveva riferita un amico tempo fa e riguardava un padre che dopo aver perso il figlio aveva smesso di parlarne come se non fosse mai accaduto. L’altra affiora dai miei ricordi di infanzia, una volta che avevo partecipato a una processione del Venerdì Santo in Sicilia (Messina è di Caltagirone, ndr). Mi colpiva che la statua di legno diventasse qualcosa di reale per i fedeli. Queste due storie si sono improvvisamente saldate nella mia testa, ho capito che parlavano della stessa cosa, del desiderio che qualcosa di impossibile accada, la fede in una possibilità. Ci sono state diverse stesure finché, grazie anche alla lettura di una novella di Pirandello straordinariamente affine, L’attesa non ha preso una forma definitiva”.
Il resto è storia: durante la lavorazione de La grande bellezza – Messina era l’assistente alla regia di Paolo Sorrentino (“Paolo ha visto il film ma non vi posso dire che mi ha detto”) – il copione è arrivato nelle mai di Nicola Giuliano della Indigo, che lo ha poi girato al francese Jerome Seydoux della Barbary Films e a Medusa Film di Giampaolo Letta. Tutti conquistati. La macchina si era messa in moto. “La parte più difficile si è rivelato il casting – ammette Messina -. Non tanto per la Binoche per la parte della ragazza. Dopo sei messi di audizioni infruttuose si è presentata Lou (de Laage, ndr). Era l’ultima dell’ultimo giorno di casting. Ed era in ritardo. Ricordo che questa cosa mi irritò. Non appena l’ho vista l’ho scartata. Pensavo non fosse quella che cercavo. Invece una volta che ha iniziato a leggere i copione ho capito che non stavo cercando bene. Lei ha cambiato il personaggio, conferendole sfumature che non avevo previsto”.
L'AttesaLei ringrazia: “Anche se io avrei reagito diversamente dal mio personaggio. Non avrei tergiversato. Mi piace il percorso che Piero mi fa fare. E’ come se ci fosse una porta, dietro la quale si nasconde un orribile segreto. Io l’avrei immediatamente spalancata, mentre Piero ha voluto che Jeanne si avvicinasse pian piano”.
Tutt’altra storia con la Binoche, sempre in totale sintonia con i suoi personaggi: “Io non scelgo, ma vengo scelta dai ruoli. E’ come se il copione passasse attraverso la mia vita. All’inizio avevo preso un coach per accostarmi ad Anna, ma ho capito che non era stata una buona idea. Il problema non era memorizzare, ma immaginare. Io parto sempre da una sensazione fisica, la lascio dilagare in me e mi abbandono”.
“Non dimenticherò mai – racconta Messina – che cosa mi ha detto Juliette sul set: io non recito, io sono. Ed è vero. Era come uno scandaglio che si immergeva nel dolore tirandone fuori sempre qualcosa di nuovo”.
Aspettative sulla gara? “Sono felice di essere qui. E sono ancora più felice di poter gareggiare con un mostro sacro come Sokurov, uno dei registi che amo di più. Ogni volta che esco da un suo film non ne posso parlare. La trovo un’esperienza bellissima”.
L’attesa uscirà il 17 settembre in 150 sale italiane distribuito da Medusa.

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