Il grande passo di Antonio Padovan

"Ho unito il cinema di Steven Spielberg e quello di Carlo Mazzacurati. Mi sono messo dalla parte dello spettatore", spiega il regista. Al TFF 37
25 Novembre 2019
Festival, In evidenza
Il grande passo di Antonio Padovan

“Questa storia è nata due anni fa, mentre stavo finendo Finché c’è prosecco c’è speranza. Era il mio primo film, ed era tratto da un libro. Volevo realizzare qualcosa di mio, mi affascinava l’idea di un sogno impossibile, che poi magari sarebbe anche fallito. Mi interessava capire come questo si rifletta sulla famiglia, su chi ci circonda”, spiega il regista Antonio Padovan, che presenta la sua opera seconda Il grande passo, unico titolo italiano in Concorso al Torino Film Festival.

“Ho realizzato ll grande passo pensando al pubblico, ho lavorato mettendomi dalla parte dello spettatore e non del regista. Qui si fondono due filoni importanti della mia esistenza. La passione per il cinema di Steven Spielberg e per quello di Carlo Mazzacurati che ha narrato la mia terra, il Polesine. L’obiettivo era di unire questi due mondi molto diversi tra loro. Per dodici anni sono stato all’estero, e a farmi tornare forse è stato anche Mazzacurati, per la dolcezza con cui raccontava quei luoghi”, aggiunge Padovan.

Il grande passo è l’avventura di due fratelli che non si sono quasi mai incontrati. Uno vive a Roma, l’altro nella nebbia del Polesine. Uno ha un negozio, l’altro vuole andare sulla luna. Condividono un padre che forse non li ha mai amati davvero, imparano a comprendersi con il passare dei giorni.

A interpretare i due protagonisti sono Stefano Fresi e Giuseppe Battiston. “Si è creata una bella comunione con il gruppo, una sintonia particolare. Finché c’è prosecco c’è speranza è stata un’esperienza incredibile. Ne ho un ricordo bellissimo. E qui ci siamo ritrovati tutti. Grandi maestri non cambiavano mai i loro collaboratori. Mi viene in mente Cassavetes, per esempio. Stare sul set sempre con gli stessi attori è un modo per scavare più a fondo. Alla conoscenza umana si somma quella del cinema. Il mio personaggio è frutto di un percorso che abbiamo fatto insieme”, dice Battiston.

Invece Fresi è: “Un outsider, un esterno. Non facevo parte della squadra. Si sono instaurati dei legami unici tra di noi. Adesso io e Battiston siamo amici, c’è una grande complicità. Ho una stima infinita per lui, speravo di recitarci insieme, e vorrei che succedesse ancora. Ci siamo scoperti, abbiamo molte passioni in comune”. Aggiunge Battiston: “Lui è sempre positivo, ha un sorriso per tutti. Ha illuminato il Polesine (ride, n.d.r.)”.

Nel cast c’è anche Camilla Filippi, nei panni della figlia dello scontroso vicino: “Da piccoli scateniamo la fantasia davanti ai cartoni animati. Quando ho letto il copione, ho capito che sarebbe stato bellissimo far parte di una favola. Per me è stato come chiudere il cerchio”. Infine interviene Padovan: “Abbiamo portato un razzo da Roma fin nel Polesine, in autostrada. Poi la postproduzione è stata lunga, ho imparato tanto”.

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