Il giorno del Contagion

"Nessuna metafora: il virus è il virus. Protagonista che non parla, ma di cui tutti parlano", dice Steven Soderbergh. Oggi Fuori Concorso con Matt Damon e Gwyneth Paltrow
3 Settembre 2011
Il giorno del Contagion
Il regista Steven SoderberghFoto Pietro Coccia

“Quante persone hanno toccato il microfono prima di lei?”. Così Steven Soderbergh risponde a chi gli chiede se dopo la realizzazione di Contagion (oggi al Lido Fuori Concorso, dal 9 settembre in sala distribuito da Warner) è cambiato il suo modo di rapportarsi alle altre persone, la sua percezione del “contatto” tra esseri umani. Sì, perché il film diretto dal regista di Traffic e The Informant!, nato da un’idea dello sceneggiatore Scott Z. Burns, si concentra proprio su questo: un’improvvisa pandemia con focolaio ad Hong Kong che rapidamente si espande in tutto il mondo, causando milioni di vittime e costringendo vari ricercatori a trovare nel minor tempo possibile un vaccino sperimentale. All’orizzonte, scenari urbani post-apocalittici. “Nessuna metafora sulla crisi internazionale o altro: il virus è il virus”, assicura Soderbergh, che prosegue: “Il virus è il vero protagonista del film, protagonista che non parla ma di cui tutti parlano”. Anche per questo, dunque, le varie star presenti nel film – da Gwyneth Paltrow, “caso zero” del contagio, a Kate Winslet, dottoressa che rischia in prima persona per valutare sul campo la reale portata del virus, da Matt Damon, uomo che nel giro di qualche ora perde moglie e figliastro, a Marion Cotillard, epidemiologa dell’OMS spedita a Macao per risalire all’origine della pandemia – si alternano sullo schermo acquisendo e perdendo centralità, così come le informazioni e le controinformazioni (veicolate dal blogger attivista Jude Law) inerenti le cause, gli sviluppi e i possibili rimedi al contagio.
“Mentre realizzavamo il film pensavo a Tutti gli uomini del presidente, realistico, diretto, pulito – racconta Soderbergh -. Volevo fare la stessa cosa, con l’obiettivo di trattare in maniera accurata tutta la parte scientifica e mantenere alta la credibilità del discorso sul virus agli occhi dello spettatore”. Chiamato a rintracciare vari punti di riferimento durante il racconto: “Avere un cast di star ci ha aiutato molto in questo senso, permettono al pubblico di familiarizzare in maniera più immediata con i vari personaggi”, dice ancora il regista, che conferma di volersi prendere un periodo di riposo dal cinema, non prima di aver però realizzato i suoi prossimi progetti: un piccolo film sugli stripper maschili, Magic Mike e, più avanti, Liberace, dove ritroverà per l’ennesima volta Matt Damon: “E’ il sesto film che facciamo insieme – dice l’attore – e ormai è raro ritrovarsi in difficoltà sul set. La scena più ostica in Contagion è stata quella all’ospedale, quando il dottore mi comunica della morte di mia moglie”. Interpretata da Gwyneth Paltrow, alla quale malignamente si fa notare che la contrazione del virus potrebbe essere una sorta di punizione per la relazione extraconiugale del personaggio: “Se così fosse – dice ridendo l’attrice – sul pianeta rimarrebbero davvero poche persone, qui in Italia poi…”.

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