Il demone di Refn

"Faccio film per il futuro", dice il regista danese. A Roma con Elle Fanning per presentare il suo nuovo The Neon Demon
Il demone di Refn
Nicolas Winding Refn ed Elle Fanning al photocall di The Neon Demon a Cannes 69

“Ho visto il futuro qualche anno fa. Da allora ho deciso che avrei fatto cinema per il futuro”. Non si nasconde Nicolas Winding Refn. Da Roma, dove presentava il suo nuovo The Neon Demon, opera reduce dalla tiepida accoglienza di Cannes e dall’8 giugno in Italia (200 sale con Koch Media), rilancia: “Io non faccio film, ma esperienze. Voglio che lo spettatore ci entri dentro, si diverta. The Neon Demon è tante cose insieme: come ha detto qualcuno di voi, è Alice nel paese delle meraviglie che incontra la contessa sanguinaria. Ma è anche erotismo, horror, sci-fi, è tutto quello che si può mettere in un film”.

Da Lynch a Mario Bava è in effetti possibile trovarci di tutto: “Tutti rubano – ammette – e chi non lo ammette è un bugiardo”. Tuttavia, in un momento in cui “il cinema ha raggiunto una fase di perfezione stagnante”, Refn si propone e propone qualcosa di inedito: “Il digitale è una tela completamente nuova, dove le regole del vecchio cinema non valgono più. Prima c’era un élite che controllava l’ecosistema cinematografico, decidendo del bello e del brutto. Oggi il digitale ha rimescolato le carte permettendo a tutti di entrarvi, di esprimervi. Il linguaggio, il formato, la storia, sono diventati d’improvviso obsoleti. Perciò dico che il film che abbiamo fatto è il futuro. Va in questa direzione”.

Eppure un abbozzo di trama The Neon Demon l’avrebbe pure, dove una giovane protagonista arriva a Los Angeles con la valigia piena soprattutto di sogni – vuol diventare una grande modella – e si imbatte in un mondo dove la bellezza è tutto, anche mostruosità. A illuminare il film con la sua grazia è Elle Fanning, che accompagna Refn nel tour a Roma: “Il film esprime tutta l’ambiguità della bellezza – commenta, agghindata con una coroncina in testa e vestita da cerimonia, come il suo personaggio nel film   – Ricordo che la prima cosa che Nick (Nicolas, ndr) mi ha chiesto era se io mi considerassi bella. Domanda delicata: se rispondi sì rischi di passare per narcisista, di cadere nell’auto-adulazione. Se rispondi no invece, forse non ti accetti”.

“Tutta l’idea della bellezza è un affare maledettamente complicato – riprende Refn -. Ho fatto una ricerca sui miti e le favole: la parola bellezza è quella che ricorre di più. In tutte le sue accezioni, da quella fisica a quella interiore. E’ il classico argomento su cui ognuno può farsi un’opinione. The Neon Demon cerca di non escluderne nessuna: può essere tanto l’autenticità in un mondo fasullo quanto il desiderio per la perfezione estetica che poi diventa ossessione. Devo ammettere che il film riprende una mia antica fissazione: che cosa ne sarebbe stato di me se fossi stato una bellissima ragazza come Elle Fanning?”.

Come dire, il cinema di Refn, per Refn, è cinema su Refn: “Non posso immaginare biografie su nessun altro che non sia me medesimo. Bronson? Ho utilizzato lui per parlare di me”. Narciso, senza dubbio. Del resto “la creazione è un atto di totale narcisismo”. Perciò il triangolo, simbolo maledetto del film (“Figura che nasce dai tarocchi che ogni settimana mi faceva via Skype Jodorowski”, confessa), sorta di trinità rovesciata in cui l’individuo si riflette e si triplica occupando con la sua immagine un finto spazio tridimensionale.  Un cinema di replicanti, non replicante: “Sto creando qualcosa che non c’era prima”, annuncia Refn. Che, a proposito di creazioni, conferma che la sua prossima fatica sarà televisiva: con i fedeli produttori Fulvio e Federica Lucisano  sta iniziando a lavorare a Les Italiens: “Non sarà il cinema, ma la tv può diventare davvero un’opportunità interessante”, chiosa il regista danese.

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