I giorni dell’Ira

Bobby Sands martire e simbolo di libertà. Il dramma dell'attivista irlandese rivive nel Silenzio dell'allodola
29 Aprile 2005
I giorni dell’Ira

Un uomo, un martire un simbolo universale di libertà e coerenza. Questo è Bobby Sands nell’opera prima del regista toscano David Ballerini, Il silenzio dell’allodola. Presentato al festival Europa Cinema, il film è crudo e vero come la storia di Sands, attivista irlandese dell’Ira che lottò contro l’occupazione inglese e che, incarcerato e torturato, si lasciò morire di stenti dopo 66 giorni di digiuno, nel 1981. Nel ruolo di protagonista l’attore ceco Ivan Franeck, affiancato da Anna Maria Gherardi nel ruolo della madre, Marco Baliani nei panni del secondino e Flavio Bucci in quelli di direttore del carcere. L’idea del film, nelle sale a giugno distribuito da Revolver, è nata quasi per caso dopo un viaggio in Irlanda. “Tornato in Italia – racconta il regista 32enne – ho letto le memorie di Bobby Sands e ne sono rimasto scioccato. Le violenze subite dai prigionieri irlandesi e la volontà crudele dei secondini inglesi di ridurre un uomo a bestia mi hanno suscitato il desiderio di rappresentare in un film gli orrori appuntati da Sands sulla carta igienica. La cosa che mi ha colpito di più è stata la dignità che Bobby è riuscito a difendere e mantenere in quella condizione disumana. è paradossale che certe cose siano accadute in Europa, considerata la culla della civiltà”. Secondo il regista la vicenda di Bobby Sands è molto attuale: “Penso alle torture che anche oggi i prigionieri politici sono costretti a subire, come è successo in Iraq nelle carceri di Abu Ghraib e come accade a Guantanamo”. A impreziosire la riuscita del film, secondo il regista, è stato il protagonista Franeck. “E’ una persona straordinaria e un attore fantastico, intenso ai livelli di un giovane Robert De Niro o Al Pacino. Lavorare con lui è un’esperienza da ripetere”. Per il futuro, Ballerini ha in programma di girare dei film a soggetto storico. “Vorrei realizzare dei film di genere, che siano una via di mezzo tra i prodotti di consumo e le opere d’autore, una sintesi che in Italia non esiste. La cosa principale secondo me è intrattenere il pubblico donandogli emozioni forti”.

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