Guarda che Luna nera!

"Gli uomini sfuggano dalla tentazione del dominio e le donne dalla sottomissione”, auspica Francesca Comencini. Dal libro di Tiziana Triana, la serie Netflix/Fandango: dal 31 gennaio in streaming
Guarda che Luna nera!
LUNA NERA

Tremate, tremate, le streghe son tornate. Questa volta grazie a una serie fantasy, targata Netflix e Fandango, dal 31 gennaio solo su Netflix, dal titolo Luna Nera. A dirigerla non potevano che essere tre registe: Francesca Comencini, Susanna Nicchiarelli e Paola Randi, che ci portano nell’Italia del XVII secolo, all’epoca della “caccia alle streghe”, quando le donne venivano bruciate vive perché accusate di stregoneria.

“Sono figure poi riprese dal femminismo negli anni settanta, che tornano di moda e di attualità perché sono delle donne libere, ribelli e forti”, dice Francesca Comencini. E Susanna Nicchiarelli: “Portiamo davanti al grande pubblico contenuti seri e importanti come la paura del diverso, l’ignoranza e la conoscenza, la ricerca del capro espiatorio e la persecuzione delle streghe. Allo stesso tempo ci siamo molto divertite a giocare con le regole di un mondo di magia”.

La serie è basata sul romanzo Le città Perdute. Luna Nera di Tiziana Triana, la quale ha contribuito alla sceneggiatura insieme a Francesca Manieri (Il Miracolo), Laura Paolucci (L’Amica Geniale) e Vanessa Picciarelli (Bangla) e vede protagonista un’adolescente di nome Ade (Antonia Fotaras), accusata di stregoneria, che trova rifugio in una misteriosa comunità di donne al limitare del bosco.

A questa comunità femminile, in odore di stregoneria, danno una caccia spietata i Benandanti, una congrega di uomini forti, con un solo nemico: le streghe. Nel cast tante donne: Giada Gagliardi, Adalgisa Manfrida, Manuela Mandracchia, Federica Fracassi e Barbara Ronchi. Ma anche qualche uomo, come Giorgio Belli, nel ruolo dell’innamorato di Ade.

“Sia con il romanzo che con questa serie volevamo dare visibilità a un pezzo di storia italiana dimenticata. Una storia che è stata più raccontata dal mondo anglosassone che da noi”, dice la scrittrice Tiziana Triana. Un concetto che ribadisce anche il produttore Domenico Procacci: “In serie come Game of Thrones continuavo a trovare dei riferimenti alla nostra cultura, rivedevo i nostri borghi, e ho pensato: perché non raccontarle direttamente noi queste storie? E’ stata una sfida per Fandango che non ha mai lavorato sul fantasy. Sono invece il meno impressionato di tutti per il fatto che sia una serie al femminile, poiché in ufficio da me sono tutte donne, quindi sono abituato”.

Il pezzo di storia dimenticato e sommerso è quello della strage invisibile di donne che per secoli è stata compiuta nel nostro paese e in altre parti d’Europa. Non si conosce quasi nessuno dei nomi delle donne bruciate vive perché accusate di stregoneria, né il loro numero esatto. La loro strage non è insegnata nei libri di storia. “Una persecuzione di persone non per ciò che hanno fatto, ma per ciò che sono. In questo caso, delle donne. Perseguitate. Ma le abbiamo raccontate non solo come vittime, offrendo loro una seconda possibilità di riscatto”, spiega Francesca Comencini.

Una serie, girata in 16 settimane in diverse location del Lazio come il borgo di Celleno o il castello di Montecalvello, che cerca di trovare un equilibrio tra realtà e fantasy. D’altronde come le registe tengono a sottolineare “non c’è nulla di più magico della realtà e niente di più reale della magia”.

Ma come mai le streghe sono figure che ciclicamente ritornano? “Sono donne che non piacciono, magari donne sole, che non hanno un uomo accanto e che non stanno un passo indietro. Se hai questo tipo di atteggiamento in eccesso allora sei una strega: una figura universale che torna di moda”, risponde Francesca Comencini. “Donne che stanno un passo indietro”: vi riferite alle dichiarazioni di Amadeus, direttore artistico di Sanremo, e alle conseguenti polemiche? “Non so nulla di Sanremo, non so neanche quando inizia”, commenta Susanna Nicchiarelli. E la Comencini conclude: “E’ un bene se si creino delle polemiche. La grande utopia dei nostri giorni è che si sfugga per gli uomini dalla tentazione del dominio e per le donne dalla sottomissione”.

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