Giornate italiane

Celestini, Marra e l'esordiente Lavagna in gara ai Venice Days. Che ospitano l'ultimo di Carlos Saura, Pamuk e un nuovo programma: Laguna Sud
24 Luglio 2015
Festival, In evidenza
Giornate italiane

11 film in concorso provenienti dai cinque angoli del pianeta, di cui ben tre italiani: Viva la sposa di Ascanio Celestini, La prima luce di Vincenzo Marra e Arianna dell’esordiente Carlo Lavagna.
Giornate degli Autori a forti tinte tricolori quelle che per la dodicesima volta andranno in scena alla Mostra di Venezia (2-12 settembre): “Le polemiche sulle rappresentanze nazionali punteggiano ogni anno le anticipazioni stampa dei grandi festival – riconosce il Direttore Giorgio Gosetti – ma noi siamo molto orgogliosi delle scelte che abbiamo fatto”.

Viva la sposa è “la storia di un gruppo di persone – rivela Celestini – del quartiere Quadraro a Roma, uno di quelli dove credi la città finisca e dove invece ricomincia. Le loro vite ruotano tutte attorno a un bar. E poi c’è questa americana bellissima, vestita da sposa, che passa in mezzo a loro. Di più non posso dire”.
La vicenda di un bambino conteso tiene banco invece ne La prima luce di Marra, in cui Riccardo Scamarcio parte alla volta del Cile per ritrovare la donna che un tempo ha amato e il figlio che lei gli ha portato via di nascosto: “Partendo da un’urgenza personale – dice Vincenzo Marra – ho capito che quello che avevo da dire andava oltre il film stesso”.
“La scoperta di avere un’identità diversa da quella che la famiglia le aveva assegnato” è, nelle parole dell’autore Carlo Lavagna, il cuore tematico di Arianna, l’unica opera prima italiana del concorso.  La protagonista è una ragazza di 19 anni interpretata da Ondina Quadri destinata a diventare, secondo Gosetti, “la rivelazione di Venezia 2015”.

In gara, dove ci sono 20 mila euro in palio assegnati dalla giuria presieduta da Laurent Cantet, si vedranno anche il thriller spagnolo El Descononocido, diretto dall’esordiente Dani de la Torre e film d’aperture dei Venice Days; il dramma cileno La memoria de l’agua di Matìas Bize; un’altra opera prima, stavolta tunisina, As I Open My Eyes di Leyla Bouzid, che re-inquadra la Primavera Araba da una prospettiva inedita; la tragedia della Shoah da rivivere in Klezmer, dell’esordiente polacco Piotr Chrzan; il corale Island City di Ruchika Oberoi, che fotografa Mumbai e, in filigrana, l’India di oggi; e altre due opere prime, una dalla Cina – Underground Fragrance di Pengfei – e l’altra dall’Australia – Early Winter di Michael Rowe.
Manca ancora un titolo da annunciare tra quelli in concorso, mentre il film di chiusura sarà l’australiano The Daughter di Simon Stone.

Il Venice Day Award non sarà l’unico premio a disposizione: gli stessi film concorreranno per il Premio del Pubblico BNL, per il Label Europa Cinemas (assegnato da una giuria di esercenti), per il Premio Luigi De Laurentis alla migliore opera prima e i riconoscimenti a film e regia assegnati dai critici di Fedeora.
Fil rouge tematico della competizione sono i non luoghi di oggi, spazi antropologici senza più radici ma non ancora omologati.

L’immagine scelta quest’anno dalle Giornate è una sfera in cui si specchia la vita quotidiana alla Villa degli Autori, omaggio alla Rosebud di Quarto potere e ai cento anni dalla nascita del grande Orson Welles. Non è l’unica celebrazione della manifestazione, che ricorda pure Ingrid Bergman -anche in questo caso nel centenario della nascita – con il film breve di Alessandro Rossellini Viva Ingrid!, un montaggio di cinegiornali dell’epoca, brani di opere di Roberto Rossellini interpretati dall’allora moglie e straordinari filmini familiari girati in buona parte dalla stessa attrice.
Il doc fa parte degli Eventi Speciali dei Venice Days, dove troviamo tra gli altri un affresco di Istanbul narrato dal Premio Nobel Orhan Pamuk (Innocence of Memories), l’Argentina di Carlos Saura, viaggio nel paese sudamericano a passo di tango, l’animazione italiana di Bangland, la radiografia umana di Milano 2015, e due ritratti inediti, Harry’s Bar di Carlotta Cerqueti, sulla storia del locale che ha fatto la storia veneziana, e Il paese dove gli alberi volano di Davide Barletti e Jacopo Quadri, su Eugenio Barba e il suo Odin Teatret.

Interessante il programma di Laguna Sud, progetto a cura di Giorgio Gosetti e Andrea Segre che intende coinvolgere “tutta quella parte della città -spiega Segre – normalmente esclusa dalla Mostra”. La rassegna arriverà così a Chioggia, dove verranno proiettati alcuni dei film della passate edizioni, e a Pellestrina, con la festa di chiusura.
Tre i titoli che superano i confini della sezione ufficiale: Storie sospese di Stefano Chiantini che verrà presentato il 1° settembre al Cinema Astra della Produzione Pablo; il doc di Emanuele Giordano Il ghetto di Venezia: 500 anni di vita che verrà presentato il 6 settembre al cinema Giorgione in collaborazione con la Comunità Ebraica di Venezia; il film-documento di Andrea Segre I sogni del lago salato che chiuderà domenica 13 settembre proprio le proiezioni del progetto Laguna Sud a Pellestrina.

La rassegna promossa da Anac e 100 Autori ospiterà nuovamente i Miu Miu Women’s Tales, tre giorni dedicati alla condizione femminile nell’arte e nell’industria audiovisiva, con la proiezione di dieci corti d’autore, firmati tra gli altri da Alice Rohrwacher (De Djess) e Agnès Varda (Les 3 Boutons).
A margine della conferenza stampa di presentazione sono stati annunciati poi i tre finalisti del Premio Lux, assegnato dal Parlamento Europeo. Sono Mediterranea dell’italo-americano Jonas  Carpignano, Mustang del turco Deniz Gamze Erguven e il gerco-bulgaro The Lesson di Kristina Grozeva e Petar Valchanov.

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