Filippine violente

Presentato in Concorso On The Job: The Missing 8 di Erik Matti: "Ho voluto esplorare il gangster movie e l'inchiesta politica"
10 Settembre 2021
Festival, In evidenza
Filippine violente

Il film più lungo del Concorso della 78a Mostra di Venezia dura 208 minuti e arriva dalle Filippine. Si chiama On The Job: The Missing 8 ed è diretto da Erik Matti. “Forse si evolverà per diventare altro – dice il regista – ma è un film pensato per il grande schermo. Dopo la pandemia abbiamo riflettuto su altre opzioni perché ci piacerebbe farlo vedere al più presto al pubblico più ampio possibile”.

“Non ci aspettavamo che il film fosse così lungo – rivela il produttore Ronald Stephen Monteverde – ma durante le riprese si faceva tutto così emozionante. Alla fine il materiale era di oltre quattro ore. Sono contento che sia stato ridotto perché può essere più fruibile sul grande schermo. Ma sono contento anche che HBO si sia interessata al progetto, così le persone potranno vederlo pure sul piccolo schermo”.

Matti mette simpaticamente le mani avanti: “Sono l’ultima persona che appoggerebbe un film così lungo. Abbiamo cercato di ridurre ulteriormente la durata ma non potevamo fare di meglio. L’interessamento della HBO e l’invito a Venezia ci dimostrano che non dovevamo dubitare delle nostre capacità. Coloro che hanno letto la sceneggiatura sostenevano che la storia fosse troppo locale e per molto tempo ho avuto molti dubbi sulla mia visione. Ma questi dati ci confortano”.

Ispirato a eventi realmente accaduti, il film narra la storia di Sisoy Salas, un giornalista corrotto che cerca giustizia per i suoi colleghi, e del detenuto Roman Rubio, un sicario che viene regolarmente fatto uscire di prigione per compiere degli omicidi. Sisoy è sempre stato uno strenuo difensore del governo e del popolare sindaco della città, Pedring Eusebio. Ma quando scompaiono i suoi colleghi del giornale locale – compresi il suo amico di vecchia data Arnel Pangan e il figlio – Sisoy è costretto a ripensare i suoi legami di fedeltà e a mettere in discussione le sue convinzioni politiche. Nel frattempo, Roman viene condannato all’ergastolo per un crimine che non ha commesso e, non volendo trascorrere il resto della sua vita come assassino a pagamento, comincia a pianificare il modo di riconquistare la sua libertà con ogni mezzo possibile.

“Io ed Erik – aggiunge Monteverde – conosciamo sempre quali sono i rischi prima di un progetto ma la pandemia ci ha preso alla sprovvista. Le riprese sono iniziate nel 2018 e completate nel 2020. Sapevamo la direzione da prendere, il budget stava aumentando, ma con il Covid erano venuti a mancare i cinema in cui far vedere film. Ormai la maggior parte dei filippini guarda film sulle piattaforme. Con questo film HBO ha voluto lanciare la sua presenza nelle Filippine”.

Da dove nasce il film? “Per la prima volta – spiega Matti – ho voluto affrontare il gangster movie e l’inchiesta politica sul modello di Tutti gli uomini del presidente. I miei precedenti film cercavano in tutti i modi di addentrarsi nei generi. Stavolta ho voluto sperimentare questi, intrecciandoli ad altri”.

Dennis Trillo interpreta il sicario Roman Rubio: “Erik dirige in modo molto particolare. Nei miei ruoli precedenti interpretavo il belloccio, qui mi ha fatto usare protesi per il naso e denti finti. Modificare il mio aspetto fisico con difetti fisici mi ha aiutato ad addentrarmi in questo piccolo criminale rozzo. Mi ha aiutato anche aver praticato boxe in passato”.

Ci sarà un sequel? Il finale aperto apre a questa possibilità, ma Matti è chiaro per il momento): “A noi piace che le cose finiscano come nella vita vera, con molte cose irrisolte. Ci piace l’idea che un film sia una porzione di vita

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