Fellini, tra apparizioni e ombre

Presentato allo Spazio FEdS il nuovo volume de Le Torri scritto da Bruno Roberti: "Voleva fare un film tratto dall'Inferno di Dante, ma il suo cinema è pieno di inferni" spiega l'autore
3 Settembre 2020
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Fellini, tra apparizioni e ombre
Fellini sul set di 8 1/2 @ Secchiaroli - Cinema Lotto 51

“Nel titolo spiego le due direzioni che muovono il libro” spiega Bruno Roberti, professore associato di istituzioni di regia e sceneggiatura e stili di regia all’Università della Calabria e autore di Federico Fellini. L’apparizione e l’ombra, il nuovo volume della collana Le Torri (Edizioni Ente dello Spettacolo) dedicata ai grandi maestri del cinema.

“Fellini costruisce il suo cinema per frammenti e apparizioni” spiega Roberti, che ha presentato il libro allo Spazio FEdS in un dialogo con Gianluca Arnone (coordinatore editoriale FEdS). “Da un lato la luce, dall’altro l’ombra. L’epifania perfino traumatica se pensiamo ad apparizioni come quelle di Luci del varietà con il mondo luccicante dell’avanspettacolo che appare di fronte agli occhi di Liliana. Tra l’altro un film che nonostante la vulgata in cui si sente molto la mano di Fellini: la rivelazione del reale che si legge in trasparenza è tutta felliniana. Senza dimenticare che scrisse la sceneggiatura di Apparizione di Jean de Limur con l’apparizione di Amedeo Nazzari e l’episodio Il miracolo de L’amore in cui è lui stesso apparizione”.

“Fellini si muove sempre tra l’angelico e l’ombra” continua Roberti, che mette in discussione la tesi per cui il maestro riminese sia il regista della festa e del carnevalesco: “Nei suoi film c’è sempre la predominanza dell’ombra attraverso un grottesco sempre funebre. Il defilé finale di 8 e mezzo sembrerebbe un grottesco salvifico, nel Casanova parrebbe onirico ma c’è sempre cupezza”.

“Sosteneva che i suoi film fossero ‘delle discese all’inferno con degli sprazzi di paradiso’. Desiderava girare un film tratto dall’Inferno di Dante ma a vederlo bene il suo cinema è pieno di inferni. Dalla casa del protagonista de Il bidone alla festa orgiastica de La dolce vita fino alla stazione di Ginger e Fred“.

Come nota Arnone, dal libro emerge come l’opera di Fellini così legata alla sua biografia sia in realtà “impersonale”, legata all’inconscio collettivo. “Fellini ha vissuto la vita come un film – spiega Roberti – la sua è una mitobiografia. Da piccolo aveva ribattezzato i quattro lati del lettino con i quattro nomi dei cinema di Rimini. Non vedeva l’ora di addormentarsi per vedere le immagini che emergevano dal buio. Diceva: ‘penso alla mia vita come una serie di film che mi rappresentano più della mia vita stessa’”.

Bruno Roberti e Gianluca Arnone presentano il libro allo Spazio FEdS

Particolare attenzione è riservata anche al poco ricordato lato documentaristico dell’opera di Fellini: “Spesso si ispirava a fatti di cronaca. C’è al fondo la lezione rosselliniana. Il pellegrinaggio de Le notti di Cabiria guarda al documentarismo antropologico di matrice demartiniana. Pasolini aveva notato questa sospensione tra reale e immaginario, tra epifania documentaristica e reinvenzione del reale. Fellini amava inventare e pasticciare, preparare film era come cercare una strada attraverso scarabocchi”.

Dici Fellini e pensi a Giulietta Masina, la moglie, la musa: “Giulietta è l’alter ego di Fellini. Lei stessa diceva che Gelsomina era Federico. Giulietta era l’anima di Fellini”.

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