Ettore Scola, i migliori film e dove trovarli

A cinque anni dalla scomparsa, riscopriamo il cinema del maestro sulle piattaforme digitali
19 Gennaio 2021
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Ettore Scola, i migliori film e dove trovarli
Ettore Scola

Nato nella campana Trevico nel 1931, Ettore Scola è stato uno dei registi più amati, stimati, celebrati del nostro cinema. Ci lasciava a Roma il 19 gennaio 2016, nello stesso giorno in cui nacque Antonio Pietrangeli, uno dei suoi punti di riferimento. A cinque anni dalla scomparsa, ripercorriamo la carriera di Scola attraverso i suoi migliori dieci film, da poter vedere e rivedere sulle piattaforme digitali.

 

10. IL COMMISSARIO PEPE (1969) in streaming gratuito su RaiPlay
Uno dei lavori ingiustamente più sottovalutati di Scola segue l’indagine condotta da un malinconico commissario (Ugo Tognazzi, di un’amarezza crepuscolare) conduce in una città del nordest piena di vizi privati e pubbliche virtù. Se la commedia all’italiana è sempre il racconto di una crisi individuale che riflette un malessere collettivo meno esposto (o viceversa), allora questo è tra i prodotti più disincantati e pessimisti, la prima di quelle trenodie al genere che il regista continuerà ad officiare nel corso del decennio successivo. Da un romanzo di Ugo Facco De La Garda specchiato nella provincia dei signori & signori in un omaggio a Pietro Germi (la galleria di facce-mostri) benché con un’estetica che immette nella provincia il gusto pop dell’epoca (tappezzerie, costumi, accessori), Scola e il sodale Ruggero Maccari chiudono gli anni Sessanta con la struggente disillusione non solo nei confronti della mancata borghesia nostrana ma anche verso i ceti più modesti, imbrigliati nella rete della dissoluzione quasi fossero sottomessi ad una sorta di logica padronale. Nella cui maschera pubblicamente gaudente di Tognazzi si staglia la frustrazione di chi non sa adeguarsi al gregge.

 

9. RIUSCIRANNO I NOSTRI EROI A RITROVARE L’AMICO MISTERIOSAMENTE SCOMPARSO IN AFRICA? (1968) disponibile nel catalogo di Amazon Prime Video
Anche se non in primo piano, l’avventura è un elemento ricorrente per Scola, dalla fascinazione salgariana di Massimo Dapporto ne La famiglia al monologo del Corsaro nero recitato da Arnoldo Foà in Gente di Roma (versante esotico) passando per I tre moschettieri che ricorderanno per sempre a Sophia Loren la sua Giornata particolare (versante cavalleresco). La lunghezza didascalica del titolo guarda all’immaginario del Corriere dei piccoli che ha forgiato la generazione di Scola, ma è anche un’affabulazione quasi epica. Tuttavia è soprattutto epica cialtrona: cresciuti con il mito di Salgari e affascinati dall’esotico, i borghesi ricchi e annoiati pre-contestazione pensano bene di partire (leggi: fuggire) col pretesto di riportare a casa (quindi nei binari del conformismo borghese) un parente disperso in Africa. Alberto Sordi ne è il naturale protagonista, tra entusiasmo infantile, arte di arrangiarsi, fremiti sessuali, cinismo romano e prevista saudade. Un po’ buddy movie (il superlativo ragioniere Bernard Blier), un po’ film di viaggio (la traversata in Africa), un po’ commedia di costume (i siparietti in Italia), un po’ parodia del mondo movie (i finti riti dal sacerdote Nino Manfredi). E soprattutto un amarissimo guizzo finale che entra nel meglio dell’antologia sordiana.

 

La più bella serata della mia vita

8. LA PIÙ BELLA SERATA DELLA MIA VITA (1972) disponibile a noleggio su CHILI
Uno dei più misconosciuti film di Scola, adattamento con Sergio Amidei del racconto Le panne di Friedrich Dürrenmatt. Misurato e forse intimorito, Sordi è Alfredo Rossi (nome composto dallo stesso numero di lettere del suo vero nome), “un italiano vero” che si è fatto da solo, un tipo di connazionale che presagisce il futuro Berlusconi. È l’incarnazione di cui Amidei e Scola si servono per rinnovare la critica sociale contro il borghese cinico e arrogante, convinto che tutto e tutti abbiano un prezzo. Esportatore illegale di capitali in Svizzera, bloccato da un guasto, segue una bella motociclista e arriva in un castello dove quattro magistrati (vecchie volpi del cinema francese) lo processano e condannano a morte: fin dove arriva la messinscena? Si potrebbe liquidare la faccenda come l’esito di una sbornia alcolica, ma solo Sordi si lamenta dei fiumi di vino: i vecchi, da par loro, reggono bene e si esaltano nell’arte oratoria. Un’allegoria inquietante e spiritata, prima sorridente e poi spiazzante. Talmente perturbante che non ebbe successo e fu presto dimenticato: finalmente recuperato pochi anni, restaurato e rimesso in circolo.

 

7. PASSIONE D’AMORE (1981) disponibile a noleggio su CHILI
All’origine del film più romantico di Scola c’è un romanzo d’appendice del 1869 di Iginio Ugo Tarchetti, che racconta lo strano amore tra l’aitante e giovane soldato Giorgio e la ripugnante Fosca, epilettica e moribonda ma “talmente debole che non sarebbe capace di morire”. Non sempre vale il concetto che in un corpo deforme si nasconde un’anima buona: è una donna capace di tutto pur di accontentare il bisogno d’amore. Un quadro a olio, è l’esito più torbido e sorprendente del regista, ben inserito nella sua liaison francese (seguiranno Il mondo nuovo e Ballando ballando), con più di un occhio di riguardo a Adele H. e Le due inglesi di François Truffaut. Film malato che rivela il fascino delle tenebre di Orfeo ed Euridice, sull’amore totalizzante e la morte liberatrice, addirittura trascendentale nella sua ambiguità, è un racconto sulla follia, sulla pietà per gli oppressi e sulle conseguenze dell’accesso al proibito. Una seduzione cieca e rovinosa alla conquista di sottomissione sentimentale: raramente il cinema italiano ha saputo maneggiare così un’ossessione. Per Valeria D’Obici il ruolo della vita e praticamente una condanna.

 

6. DRAMMA DELLA GELOSIA – TUTTI I PARTICOLARI IN CRONACA (1970) disponibile nel catalogo di Amazon Prime Video
Certamente datato ma ad avarcene. Sulla scia di Straziami ma di baci saziami di Dino Risi, un’altra ricognizione umoristica sulla cultura popolare nello spazio di un triangolo romantico. Storia buffa e rocambolesca, che si prende gioco del linguaggio dei fotoromanzi, con colori da rivista e dentro un’atmosfera stralunata radicata nei sogni e nei bisogni di un proletariato travolto dalle conseguenze dell’amore. Lo sguardo è dal basso, a misura di umiliati e offesi, ma il distacco è quello del borghese gentiluomo: né idealizzazioni né snobismi, via la retorica e abbasso la banalità, con i successi di Canzonissima e i dubbi ideologici, i pensieri da cappa e spada e le riflessioni sul Partito (“Una sofferenza d’amore può essere in quarche modo collegata alla lotta di classe?”). Tra ricordi e derive oniriche, nelle corsie d’ospedali e sul banco degli imputati, pizze a forma di cuore e monologhi allo specchio, pic nic negli immondezzai e le case eleganti dei cafoni arricchiti. Esplosivo il trio d’interpreti, da Marcello Mastroianni (miglior attore a Cannes) con le mani devastate dal lavoro a Giancarlo Giannini dall’inedita parlata fiorentina, fino alla luminosa e splendida Monica Vitti.

 

5. BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI (1976) in streaming gratuito su la7.it
Avrebbe dovuto sancire l’incontro tra lo spettacolo d’autore di Scola e la poetica civile di Pasolini: dopo aver letto il soggetto, il secondo promise al primo una prefazione al film alla maniera dei romanzi, ma fu ucciso prima di poterla realizzare. Pur spurio dell’apparato, non soffre la mancanza di una legittimazione: l’idealizzazione pasoliniana dei borgatari è negata sin dal titolo del film più spericolato di Scola (miglior regia a Cannes). Sebbene facilmente accusabile di una stilizzazione a cui forse non fu immune nemmeno il Comencini del più fiabesco Lo scopone scientifico, il regista riesce ad inventare un mondo che si rifà alla realtà sottoproletaria per diventare altro da sé, in una prospettiva quasi iperrealista che qua e là si concede una deviazione onirica (è un incubo?). Un’inquietante fantasia grottesca, forse un fellinismo mitigato dall’incidenza pasoliniana, un coro di mostri incapaci di emanciparsi dall’atrocità, un gioco al massacro di detonante pessimismo a cui è concessa l’illusione di una speranza (il dialogo con un imponente seno). Eccezionale Nino Manfredi che riesce perfino a temperare il gigionismo congenito al brutale e squallido personaggio.

 

La famiglia

4. LA FAMIGLIA (1987) disponibile a noleggio su CHILI
Nove episodi tra il 1906 e il 1986, introdotti dal carrello lungo il corridoio immutato negli anni. La macchina da presa gironzola nell’appartamento senza uscirne mai: si lascia suggestionare per qualche secondo dal libraio ambulante lungo la strada, dal balcone del palazzo di fronte, due o tre volte dalle scale del pianerottolo per immolare l’amore perduto all’infelicità. Gli spazi non sono grandi, talvolta la regia pare quasi un accidente o un’intrusa, ma l’obiettivo è proprio quello di misurare la storia in un’unità di spazio, che non si abbandona alla facilità del mettere in scena fuori ciò che si racconta dentro. È un film cechoviano: i personaggi sono più insoddisfatti che mediocri, riflettono sulla contemporaneità in una dimensione a tratti atemporale pur imponendosi come espressioni del proprio tempo. Funzioni, veicolate da attori che si spesso si avvicendano nei passaggi generazionali attraverso espedienti artigianali e poetici. Il loro mondo è la casa. Guida il gruppo Vittorio Gassman, ultimo patriarca della famiglia senza nome, memorabile per sobrietà, potenza e fragilità. Un punto d’approdo e una sintesi di forma e contenuto.

 

3. LA TERRAZZA (1980) in streaming gratuito su RaiPlay e disponibile nel catalogo di Amazon Prime Video
Un fluviale (due ore e mezza) e impietoso affresco sugli intellettuali di sinistra scritto assieme ai cari Age e Scarpelli al tramonto degli anni di piombo. Partendo dal caos, ossia dalle periodiche e claustrofobiche cene in piedi organizzate sulla terrazza tra chiacchiere senza senso, freddure (Flaiano regna), pettegolezzi, ne viene fuori lo stato delle cose e delle persone della borghesia progressista. Tutto sommato un film a episodi camuffato, come quelli della stagione di gloria della commedia all’italiana, attraversato da cinque protagonisti dominati da un’ossessione: lo sceneggiatore Enrico e il dover di scrivere cose che fanno ridere; il giornalista Luigi e il dolore del tempo che passa; il dirigente Rai Sergio e la depressione; il produttore Amedeo e la rincorsa delle mode elitarie per far contenta la moglie; il deputato comunista Mario e il disagio di sentirsi fuori posto in un mondo che non capisce. “Quello che c’è di meglio in noi è soltanto quello che gli altri riescono ad immaginare di noi”. Pur detestandosi reciprocamente, nessuno può fare a meno dell’altro e ognuno vive delle rispettive contraddizioni. Grande corale di transizione: mai come qui si respira il momento di passaggio dal trauma all’edonismo.

 

2. UNA GIORNATA PARTICOLARE (1977) disponibile a noleggio su CHILI
Marzo 1938, Hitler è a Roma. Antonietta, rimasta a casa, s’aggira con le occhiaie e il vestito stracciato. Gabriele, dandoci le spalle, parla al telefono e si lamenta di essersi trovato “un amico triste”. Breve incontro tra due emarginati che si uniscono per un giorno, un po’ per solitudine e un po’ per disperazione, sulla radiocronaca dell’incontro tra i dittatori (con interludi di Armando Trovajoli). Ottenebrato dalle tinte decolorate di una fotografia in bianco e nero a colori o viceversa (memorabile lavoro di Pasqualino De Santis), animato da una progressione verso la rottura e che poi risorge in un amore disgraziato e impossibile. Ricostruzione d’epoca spettacolare nel suo minimalismo struggente, tra intimismo e carnalità, passione e repressione, è un apologo sulla solitudine alla luce nera della grande Storia. Indimenticabile la sequenza sul terrazzo del caseggiato: urla giocose e baci sfiorati, risate e schiaffi, rivelazioni e rifiuti. Scola volteggia con la macchina attorno ai corpi in movimento, ai loro volti in tensione, al cielo plumbeo che guarda sconfortato una Roma in mano alla violenza. La più grande interpretazione di Sophia Loren, ingenua e dolente, e un immenso Marcello Mastroianni, che fu candidato all’Oscar.

Una giornata particolare

 

1. C’ERAVAMO TANTO AMATI (1974) disponibile nel catalogo di SkyGo
Un teorema dichiarato, uno schema narrativo che diventa poetica, struggente e nostalgica trenodia di un’idea di Italia negata dalle circostanze, il primo dei molti bilanci generazionali di una stagione al crepuscolo, la commedia all’italiana al suo massimo splendore riflessivo. Estratti di genio: “la pace ci divise”; “volevamo cambiare il mondo, invece è il mondo che ha cambiato noi”; “la nostra generazione ha fatto schifo”; “il futuro è passato e non ce ne siamo nemmeno accorti”; “l’amicizia è una combutta tra pochi, una complicità dissociale”; “nuovamente! ho introppato!”; “no, mamma, non posso mangiare idrocarburi”; “no, guardi, non mi tange!”; “a poco intenditor, buone parole!”; “l’essere più solo al mondo è l’uomo ricco”, “e ce semo stufati d’esse bboni e generosi!”. Mirabile l’idea di fotografare il film in bianco e nero fino agli anni Cinquanta (il tempo del neorealismo è finito) e a colori immediatamente dopo (l’epoca del boom e della prosperità), con un madonnaro che disegna sull’asfalto di piazza Caprera. Cast meraviglioso: Nino Manfredi eroe popolare (lo zoccolo duro del Pci); Vittorio Gassman antieroe negativo (i compromessi del Psi); Stefano Satta Flores intellettuale frustrato (i massimalisti velleitari); Stefania Sandrelli (s)oggetto del desiderio (l’Italia, la sinistra); Giovanna Ralli arricchita tormentata; Aldo Fabrizi fascistone che “nun more”. Dedicato a Vittorio De Sica (all’ultima apparizione). Un film seminale che cresce e si rigenera col passare degli anni.

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