Estate sotto coperta…

"Mi ispiro al Dogma 95 e John Ford", dice il 23enne Davide Sibaldi. Che porta in sala una prostituta di 38 anni e un giovane di 19, nella notte di Copenaghen
14 Ottobre 2010
Estate sotto coperta…

“La cosa più bella che hai è anche la più pesante da sopportare”. Si chiude così L’estate d’inverno, opera prima di Davide Sibaldi, milanese, classe 1987 e attivo nel cinema da quando aveva 12 anni. Il film prodotto da Ardaco e interpretato da Pia Lanciotti e Fausto Cabra, entrambi di matrice teatrale, è stato realizzato dal regista a soli 19 anni e, dopo aver partecipato a molti festival italiani e internazionali, vincendo numerosissimi premi, sarà nelle sale italiane da domani. Una prostituta di trentotto anni e un giovane di 19 hanno appena avuto un rapporto sessuale in una stanza d’albergo. Il ragazzo chiede alla donna di trattenersi un’altra ora per parlare e lei, dopo alcune resistenze, accetta. Fuori c’è la notte di Copenhagen, fredda e piovosa, squassata dai tuoni e dal rombo degli aerei che sorvolano la città. Un giovane abbandonato dalla madre, una donna vittima e carnefice, una colpa che si tramanda da un essere umano all’altro e infine la possibilità di un ricongiungimento che vela di mistero un finale che rimane aperto, sospeso.
Il film ha ottenuto anche i complimenti dal regista Lars Von Trier, al quale Sibaldi ha dichiarato di ispirarsi, ed è girato in tempo reale e dura 70 minuti, gli stessi in cui avviene la conversazione fra i due che, piano piano, assume le sembianze di una confessione sofferta e non priva di colpi di scena. Il montaggio di L’estate d’inverno, realizzato da Rita Rossi, dona al colloquio che si svolge in un ambiente, un ritmo da film d’azione: “C’è uno stacco ogni due secondi circa”, ha spiegato Sibaldi che ha presentato stamattina insieme al cast la pellicola alla Casa del Cinema di Roma. “Volevo creare una pellicola d’azione in una stanza ed evitare il “vorrei ma non posso” o peggio il “potrei ma non voglio” che contraddistingue molte produzioni italiane. I modelli principali a cui mi sono ispirato sono il Dogma 95 e John Ford’. Tuttavia, nella pellicola c’è un utilizzo che molti hanno definito quasi “invasivo” della musica che spesso accompagna anche i dialoghi dei protagonisti: “L’ho fatto per creare una storia che non fosse troppo tagliente – ha precisato il regista – perché la storia è molto cruda ma mi piacerebbe che fosse vista da tutti i tipi di pubblico, compreso quello molto giovane”.
“Il tempo reale – ha proseguito il giovane cineasta – era necessario per rendere il film più realistico-tridimensionale possibile ed anche per questo ho scelto attori di teatro, attori che riuscissero a sostenere un impatto “spietato” con il pubblico, basandosi solamente sulle capacità e sulla fisicità. Fra l’altro solo la post produzione è stata molto lunga ma la pellicola è stata girata in soli 5 giorni, molto velocemente. Non abbiamo avuto tempo per fare le prove con gli attori”. “Sono stati giorni davvero intensi – gli ha fatto eco la Lanciotti, vincitrice, come miglior attrice protagonista della pellicola, del premio Maremetraggio e dell’European Indipendent Film Festival di Parigi – anche considerando che per noi due era la prima vera e propria esperienza di fronte alla macchina da presa”. “Rivedendo il film infatti – ha puntualizzato – sia io che Fausto abbiamo notato un po’ di ingenuità e di cose che potevano essere migliorate nella recitazione ma forse il fascino e la bellezza di questo film sta anche in questo”. “La prima volta che abbiamo recitato questo testo è stata la stessa in cui il film è stato girato”, ha concluso Cabra. “Mi ha sorpreso la sua forza nel momento in cui ho iniziato a dirlo a Pia. Nonostante questo entrambi abbiamo attraversato una lunga fase di preparazione all’ascolto, anche tra di noi”.
 

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