Elio e una storia tesa

"Per la prima volta affronto il concetto di paura", dice Ozpetek. Che evoca fantasmi ed elegge Germano a Magnifica presenza del suo nuovo film: "Il più complesso"
12 Marzo 2012
Elio e una storia tesa

“Un regista non può non innamorarsi di un attore così”. Ferzan Ozpetek si dichiara (artisticamente) a Elio Germano, interprete, musa e Magnifica presenza dell’ultimo lavoro del cineasta italo-turco. Un’opera difficilmente classificabile, sui generis e tra i generi, meticcia per intenzioni ed esiti. Un film sulla finzione, interpretato da attori che fanno gli attori, popolato da ossessioni, sogni, fantasmi: “Lo spunto arriva da un episodio reale – racconta Ozepetk in conferenza stampa -: un mio amico circa 18 anni fa raccontava di aver visto una donna vestita in un modo strano in un appartamento di un palazzo, vicino casa mia, che era stato bombardato durante l’ultima guerra. Io lo prendevo in giro ma poi alcune donne più anziane del quartiere ci hanno confermato che in quel posto durante la seconda guerra mondiale c’erano state una madre e una figlia che si erano gettate nel vuoto. I loro ricordi somigliavano moltissimo alle cose viste e riferite dal mio amico”.
E così gli spettri si sono materializzati in sceneggiatura – scritta a quattro mani con Federica Pontremoli – e nella casa che il povero Elio Germano, aka Pietro, ha preso in affitto in uno dei quartieri storici della capitale (Monteverde Vecchio). Pietro è un giovane pasticciere di origini siciliane che coltiva la passione della recitazione e si trasferisce a Roma sognando di sfondare nel mondo del cinema. Salta da un provino a un altro (uno glielo fa Daniele Luchetti in persona) e si mantiene preparando cornetti. Aspetta che una sua vecchia fiamma (“un affermato aiuto-regista”) lo richiami, si confida a una cugina-avvocato che ha forse più problemi di lui e con un gioielliere en travesti che bazzica i parchi. Fondamentalmente è solo. Finché non scopre di avere la casa “occupata” da un’intera compagnia teatrale. Vorrebbe sfrattarli ma non può. Tanto vale farseli amici. Ma anche in questo caso si presenta un problema non da poco: sono fantasmi.
Ed è in questo cortocircuito tra reale e immaginario (evidente il riferimento ai Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello), speculare a quello tra presente e passato, che si gioca Magnifica presenza, nono lungometraggio di Ferzan Ozpetek da venerdì in 400 sale italiane con 01. Tra i lavori del regista, forse il più complesso: “Vi si mescolano divertimento, lacrime e dramma – conferma l’autore delle Fate ignoranti – come nella vita per cui da qualcosa che fa piangere può venire fuori una risata e viceversa”. E se pure è la prima volta che Ozpetek si misura con l’idea di “paura”, “Magnifica presenza – ammette – riflette uno sguardo più positivo, è una storia che racconta una rinascita emotiva in cui la forza del sentimento e dell’istinto supera i timori più profondi, razionali e irrazionali”. Non è la prima volta che il cinema di Ozpetek si riscopre abitato da presenze: “Ne Il bagno turco – ricorda – quando moriva Alessandro Gassman si vedeva un’ombra sulla statuetta; ne La finestra di fronte Massimo Girotti guardava le persone che ballavano con i morti; in Cuore sacro c’era la bambina che moriva e la protagonista che la rivedeva in casa; Mine vaganti proponeva un finale con i vivi e i morti che danzavano insieme”.
Indubbiamente però è la prima volta che Ozpetek dirige Elio Germano: amore a prima vista, come conferma l’attore: “Ferzan ama gli attori in modo viscerale, anche le loro ossessioni. Abbiamo discusso così tanto del personaggio di Pietro che sembrava di parlare di un amico in comune. Alla fine il fantasma l’abbiamo evocato noi”. Ma quello che ha conquistato veramente Germano era la morale del progetto, perché “questo è un film sull’orgoglio della debolezza, della diversità, in un mondo che ci spinge a nascondere fragilità e inadeguatezze”. Ed è anche un film su un paese, l’Italia, “che per il patrimonio artistico, teatrale, cinematografico, lirico potrebbe vivere senza fare nulla”, riflette Ozpetek in veste battagliera. Non è un caso se le scene “a teatro” siano state girate al Valle di Roma, da giungo 2011 occupato per protesta dai lavoratori dello spettacolo.
Accanto a Germano erano alla prima con Ozpetek anche Beppe Fiorello, Vittoria Puccini, Cem Yilmaz, Andrea Bosca (in sala al momento con Gli sfiorati), Claudia Potenza, il baritono Ambrogio Maestri e la grande attrice di teatro Anna Proclemer. L’unica veterana Margherita Buy, al suo terzo film con il regista dopo Le fate ignoranti e Saturno contro.

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