David Cronenberg, o della metamorfosi

"La rivoluzione Netflix? E' molto semplice: a livello produttivo è cinema, a livello distributivo no. Ma permette ai film di essere visti in tutto il mondo", dice il grande regista canadese a Venezia. Domani, 6 settembre, il Leone d'Oro alla Carriera
David Cronenberg, o della metamorfosi
David Cronenberg

“Un film fatto per Netflix è veramente cinema? In fase di produzione sì, in fase di distribuzione no. La rivoluzione è questa: un film magari non sarà mai sul grande schermo, ma contemporaneamente può essere visto in 190 paesi, e fruito magari su un Apple Watch”.

David Cronenberg affronta in maniera pragmatica la “questione Netflix”, che la cronaca cinematografica torna ad affrontare durante i macroeventi come il Festival di Cannes (che si oppone ad ospitare in gara i film targati Netflix) o la Mostra di Venezia (che in questi giorni, in concorso, ne ospita tre) ovviamente presi come modelli paradigmatici e antitetici nel modo di affrontare l’evidente rivoluzione portata dal colosso USA.

“C’è nostalgia per i vecchi giorni in cui la comunità adulava il cinema”, prosegue il regista canadese durante la masterclass organizzata dalla Mostra alla vigilia della consegna del Leone d’Oro alla Carriera (domani, 6 settembre).

“Era un’esperienza comunitaria, quasi religiosa. Ci sono aspetti sociali nell’andare al cinema. Anche se io, per molti anni, non ci sono andato: problemi di parcheggio, poi ci sono un sacco di spot, su Netlix no ad esempio. Ho visto The Shape of Water di Guillermo del Toro in Blu-ray, sul mio plasma di 50 pollici, poi l’ho rivisto in sala con un amico. E ho avuto un’esperienza migliore a casa, perché a casa l’immagine era molto scura, mentre al cinema probabilmente il proiettore non funzionava bene”.

Ma è vero, come si leggeva tempo fa da qualche parte, che il regista de La mosca e Il pasto nudo è al lavoro su una serie tv? “Avevo detto che ero interessato a fare una serie tv, dopo aver scritto il mio romanzo Divorati, proprio perché durando due, tre, quattro o più stagioni, quello delle serie è un linguaggio che si avvicina molto alle logiche del romanzo. Poi Variety ha scritto che ne stavo preparando una, ma non è vero”, dice ancora Cronenberg.

 

Che domani, dopo la consegna del Leone d’Oro (ore 14.00 Sala Grande), riproporrà al pubblico il suo film del 1993, M. Butterfly. Perché proprio quello, tra tanti? “Perché all’epoca dell’uscita non ebbe molto successo e allora ho pensato che ora avrei costretto le persone a rivederlo, che gli piaccia o no”.

 

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