Come fare un Discorso perfetto

"Il mio cervello funziona come quello del protagonista: perciò ho voluto adattare il romanzo di Fabrice Caro" rivela Laurent Tirard, regista del film presentato alla Festa del Cinema di Roma
Come fare un Discorso perfetto

Era considerato un romanzo intraducibile per il cinema, Le discours di Fabrice Caro: difficile scrivere una sceneggiatura a partire dalla narrazione destrutturata del libro, arduo trasporre in immagini il flusso di pensieri del protagonista. Ci è riuscito Laurent Tirard, che collegato dalla Francia ha presentato Il discorso perfetto alla Festa del Cinema di Roma, accompagnato in Italia dagli attori Benjamin Lavernhe e Kyan Khojandi.

“Quando ho letto il romanzo – rivela il regista – sono rimasto subito colpito dal modo di pensare del protagonista. Il cervello di Adrien funziona come il mio: perciò ho voluto adattarlo per il cinema”.

Il film segue il monologo interiore di Adrien, trentacinquenne che, nel corso dell’ennesima cena di famiglia sempre uguale da decenni, aspetta la risposta dell’amata con cui è momentaneamente “in pausa”. Un personaggio rischioso, interpretato da Benjamin Lavernhe de la Comédie-Française: “Eravamo preoccupati – spiega l’attore – perché dovevamo trovare il tono giusto affinché il pubblico reggesse Adrien per un’ora e mezza. È un personaggio nevrotico, angosciato, che attraversa la vita sulle montagne russe e potrebbe risultare irritante, sì, non è facile ascoltarlo per molto tempo: l’obiettivo era convincere la gente ad amarlo con i suoi difetti. Ho cercato di restituirlo il più umano possibile, con sincerità”.

“Fabrice Caro – interviene Kyan Khojandi, che interpreta il futuro cognato di Adrien – ha saputo inventare un nuovo tono per la commedia. Quello tra lui e Laurent è un connubio molto naturale. Leggendo la sceneggiatura, ho pensato: il film è già tutto qui, quando sarà trasformato in immagini sarà ancora meglio”.

Gli fa eco Lavernhe: “Laurent è riuscito nella sfida di adattare l’impossibile, ha trovato i giusti codici narrativi (il rapporto tra la voce interna e la voce esterna). Ho avuto subito fiducia nel modo con cui ha trasformato in immagini e ha abbandonato il romanzo. Diceva in continuazione: ‘dobbiamo fare del cinema, non possiamo usare la voce fuori campo’. Il film vive il passato e si proietta verso il futuro: è un’avventura appassionante, ci ha lasciato moltissima libertà”.

Il discorso perfetto è un racconto universale – riflette Tirard – perché tutti abbiamo a che fare con le cene di famiglia, il non-detto, le ipocrisie. Ma ciò che mi interessava era raccontare il dolore per amore dal punto di vista maschile, rendendo fluido il suo andare avanti e indietro nel tempo. Volevo che si vedesse la sofferenza di Adrien senza compiacimenti e che lo si amasse nonostante sia mosso da un’ossessione. Mi piaceva che affiorasse una certa tenerezza, specialmente quando si apre nei confronti della sorella: è un’evoluzione che fa bene al cuore dello spettatore, permette di accedere al lato umano di Adrien. Sono contento della malinconia che si percepisce nell’ultima parte del film: è quel tono a non rendere aneddotico un film tutto fondato sull’attesa di un sms”.

Il discorso perfetto sarà in sala dal 24 dicembre con IWonder Pictures.

 

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