#CheCinemaFarà, la prima settimana

L'iniziativa della FEds: tre domande sul futuro dell'audiovisivo dopo il Coronavirus. Nella prima settimana, gli interventi di Cicutto, Delli Colli, Letta, Viaro e Gervasini
#CheCinemaFarà, la prima settimana

Con #CheCinemaFarà, la Fondazione Ente dello Spettacolo vuole esplorare le opportunità che pone questa crisi, raccogliendo le idee, le suggestioni, le provocazioni di autori, attori, maestranze, direttori di festival, critici, giornalisti, personalità delle istituzioni, appassionati.

Uno sforzo di immaginazione “con i piedi per terra” da parte di coloro che fanno parte dell’intera filiera cinematografica. Una riflessione, articolata in tre domande, sullo scenario futuro elaborando una proposta che include i tre poli dell’esperienza cinematografica: il prodotto (il film), la sua distribuzione (le modalità di fruizione), i destinatari (il pubblico).

Che film si realizzerannoDove si vedrannoCon quali occhi li vedremo?

 

L’iniziativa ha avuto una sua anteprima martedì 7 aprile con Antonio Monda, direttore artistico della Festa del Cinema di Roma. Nel suo contributo, Monda riflette sul futuro del rapporto tra cinema e spettatori: “La sala ha certamente subito un colpo enorme. Il cinema consiste nella fruizione, insieme a degli sconosciuti, di un film proiettato su uno schermo più grande dello spettatore. Se eliminiamo uno di questi elementi, togliamo l’essenza stessa del cinema”.

Antonio Monda – foto di Pietro Coccia

In questa prima settimana, sono intervenuti cinque rappresentanti della filiera cinematografica.

Roberto Cicutto, nuovo presidente della Biennale di Venezia, nella sua ampia riflessione (disponibile qui), si è concentrato anche su un tema che non gode sempre della massima attenzione: la didattica. “Diventerà una grande modalità di fruizione dei materiali audiovisivi. Ogni insegnante deve essere messo in condizione di usare i materiali audiovisivi come libri di testo e poter costruire la lezione audiovisiva. Non solo per raccontare il cinema ma anche le arti o la musica. Negli archivi tutto questo c’è: è un’occasione che non possiamo non cogliere”.

Roberto Cicutto (qui con Giuliano Montaldo) – foto di Pietro Coccia

“Ci vuole un tempo per l’elaborazione di un lutto collettivo, un tempo per imparare a guardare e non solo a vedere”, dice Laura Delli Colli, Presidente del Sindacato Giornalisti Cinematografici Italiani e Presidente della Fondazione Cinema per Roma nel suo contributo (disponibile qui). “Zavattini diceva che bisogna raccontare la realtà come una storia e non inventare storie che somiglino alla realtà. Ecco, io spero che questa lezione così antica e così semplice torni a ispirare il nostro cinema”.

Laura Delli Colli – Foto Karen Di Paola

Giampaolo Letta, Amministratore Delegato di Medusa Film, ha registrato il proprio video seduto sulle poltrone di un vecchio cinema che ha in casa: “un segno di vicinanza agli amici esercenti, tra le categorie maggiormente colpite”. E ancora: “Sono convinto che c’è anche tanta voglia di leggerezza. Non vuol dire superficialità, ma voglia di superare questi momenti e raccontarli in chiave di commedia”. (disponibile qui).

“Sono un po’ perplesso sul fatto che le persone dopo l’emergenza saranno disponibili a tornare immediatamente nelle sale”, sostiene Giorgio Viaro, direttore di Best Movie. “In questo momento vedere film e serie tv ambientati in un mondo che non conosce la pandemia crea la sensazione di vedere fantascienza: è diventata tutta fantascienza, anche quello che prima era realismo”. (disponibile qui)

“Non so se vedremo i film con occhi rinnovati ma cambierà la nostra percezione in funzione del luogo in cui lo vedremo”. Così Mauro Gervasini, critico cinematografico e consulente selezionatore della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia: “Se continueremo a vederli in casa saremo un po’ impoveriti dal punto di vista della qualità dello sguardo. Se torneremo nel luogo naturale, cioè le sale, avremo un altro tipo di esperienza e saremo arricchiti”. (disponibile qui)

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