Calopresti per Greenpeace

Il cortometraggio Uno al giorno per lottare contro l'uso del carbone da parte di Enel: "Dobbiamo produrre energia alternativa", dice il regista
8 Novembre 2012
Calopresti per Greenpeace
Il regista Mimmo Calopresti

“Questo corto racconta noi italiani nelle nostre case. Ci dobbiamo salvare, dobbiamo produrre energia alternativa, l’investimento è minimo e va fatto subito”. Mimmo Calopresti fa un appello e si schiera dalla parte di Greenpeace nella battaglia contro Enel regalando alla causa, con la complicità di quattro Green Star e del sound dei Subsonica, il cortometraggio Uno al giorno, che verrà presto diffuso sul web. Pochi minuti per denunciare i danni causati al Paese dal carbone impiegato da Enel nella produzione di energia elettrica. Una situazione domestica che si trasforma in un incubo. Due fidanzati (Sandra Ceccarelli e Paolo Briguglia) sono in casa e vengono disturbati da un venditore dell’Enel (Pino Quartullo) seguito da un’eminenza grigia (Alessandro Haber) che cerca di convincerli a sottoscrivere un contratto.
“E’ una scena che gli italiani conoscono – dice Andrea Boraschi, responsabile campagna clima e energia Greenpeace Italia – Ancor oggi Enel produce il 41% della sua elettricità con il carbone ed è il primo emettitore di CO2 in Italia e il quarto in Europa. Continua ad investire nel carbone e il suo piano industriale prevede la costruzione di due nuovi  impianti. Noi vogliamo che abbandonino questa fonte energertca e che cancellino i progetti dei nuovi impianti, perchè uno sviluppo diverso è possibile”. Denuncia con i dati alla mano Boraschi, quelli di una ricerca, relativa alle emissione del 2009, sull’impatto delle miniere di carbone sul territorio da cui risulta che le polveri rilasciate sono causa di una morte prematura al giorno in Italia. Lo scorso luglio il colosso energetico ha tentato di censurare la campagna di Greenpeace citandola in tribunale, ma ha perso ed è stata costretta a risarcire le spese processuali.
“Spero che a questa battaglia – si augura Calopresti – si unisca anche il cinema. Nel nostro piccolo potremmo far diventare le produzioni più green cominciando dal lavoro delle Film Commission. Bisogna ricambiare lo sfruttamento del territorio e fare un manifesto che obblighi le produzioni a muoversi in maniera ecologica”. Serve il conivolgimento delle istituzioni, come sostiene anche Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greepeace Italia: “Enel è un’azienda privata con una forte quota di controllo pubbblico: il 31% è di proprietà del governo. Venerdì scorso i Länder tedeschi hanno incontrato il governo per pianificare l’eliminazione del 50% delle centrali a carbone entro il 2020. Il governo italiano, invece, sta bloccando le rinnovabili”. Haber, invece, la butta sul ridere: “Il carbone nell’aria non è colpa dell’Enel, ma di Babbo Natale. Noi che ci abbiamo messo la faccia rischiamo di brutto, la prossima bolletta sarà una mazzata. Ma sono ben contento di un’operazione di grande forza etica e civiltà come questa, il pianeta è arrivato alla frutta”.

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