Bellucci sparatutto

"Temo la strumentalizzazione politica delle religioni", dice Monica. In Italia per la promozione di Shoot'em Up
4 Aprile 2008
Bellucci sparatutto

“E’ un periodo preoccupante, se va avanti così rischiamo di tornare nel Medioevo: ho paura della strumentalizzazione politica che viene fatta delle religioni e delle conseguenze che questo potrebbe avere soprattutto per noi donne”. Monica Bellucci non le manda a dire e, come il personaggio di Donna Quintano in Shoot’em up, fumettone sparatutto di Michael Davis con Clive Owen e Paul Giamatti (nelle sale italiane da venerdì 11 aprile in circa 200 copie per Eagle Pictures), ricorda quanto – almeno a livello personale – il fatto di essere madre le abbia reso la vita di molto più felice: “Ma è una questione soggettiva, un’emozione che non riesco a paragonare a nessun’altra della mia esistenza”. Sempre in giro per il mondo (ha da poco terminato le riprese de L’uomo che ama diretto da Maria Sole Tognazzi e sta per iniziare negli States la lavorazione di The Private Lives of Pippa Lee con Keanu Reeves, Winona Ryder, Robin Wright Penn per la regia di Rebecca Miller), Monica Bellucci – a fine maggio sugli schermi anche in Sangue pazzo di Marco Tullio Giordana – è “sempre felice di tornare in Italia” e racconta di aver scelto di partecipare a Shoot’em Up – Spara o muori “dopo aver letto il copione, pazzo e divertente” scritto dallo stesso Michael Davis, regista con trascorsi da storyboarder: “Credo che nel suo genere il film sia davvero ben fatto – dice ancora la Bellucci – e i due protagonisti Clive Owen e Paul Giamatti meravigliosi, personaggi fuori dagli schemi grazie alla natura stessa del film, action-movie con scene anche difficili da girare, come quella di sesso fra me e Owen durante la sparatoria”.
Lui è Mr. Smith, un vagabondo dal passato misterioso che dopo uno scontro a fuoco si ritrova per le mani un neonato che assassini senza scrupoli vogliono vedere morto, lei una prostituta a cui l’uomo si rivolge per farsi aiutare con il bambino: “Sia io che Owen interpretiamo due esseri persi – spiega l’attrice – che finiranno per innamorarsi grazie all’arrivo fortuito di questo bambino, elemento che in qualche modo salverà le loro vite”. Ancora una volta la prostituzione (l’ultima “donna di facili costumi” interpretata in ordine di tempo nel film Per sesso o per amore?) – “E’ un mondo che crea curiosità, personalmente lo conosco poco e per questo ogni tanto mi piace rappresentarlo al cinema” – e la rappresentazione di un microcosmo regolato solamente dalle armi da fuoco – “Credo Shoot’em Up possa essere considerato il Dobermann americano” – sulla strada dell’attrice umbra, ancora una volta “costretta” a doppiare se stessa sullo schermo per l’uscita italiana del film: “In certe occasioni, come in questo caso, ‘rifaccio’ lo stesso film tre volte – dice l’attrice – prima lo recito in inglese, poi mi doppio in francese e in italiano. Stavolta, poi, visto che in alcune scene del film quando mi arrabbiavo dovevo parlare in italiano, in fase di doppiaggio è stato deciso che dovessi rendere quei momenti in napoletano così da rendere funzionale la gag con Clive Owen che non mi capiva”.

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