Anec vs America: lo scontro continua

Gli esercenti stracciano un accordo da 10mila euro con Radio Rock perché già legata a titolo gratuito all'associazione di Valerio Carocci. "Il cinema italiano non merita questo far west" dice Manuele Ilari (presidente UECI)
21 Settembre 2020
Business, In evidenza
Anec vs America: lo scontro continua

Nuova puntata dello scontro tra Anec e il Cinema America. Secondo Tommaso Rodano su Il Fatto Quotidiano, il segretario di Anec Lazio Massimo Arcangeli ha stracciato una sponsorizzazione concordata con Radio Rock, una delle principali emittenti indipendenti della regione Lazio. Motivo? La partnership con i Ragazzi del Cinema America.

Con un vocale su Whatsapp inviato a una dirigente della Radio, Arcangeli ha ammesso che il legame con l’associazione presieduta da Valerio Carocci costituisce una pregiudiziale nei rapporti commerciali con la lobby degli esercenti. A causa del rapporto (a titolo gratuito) con il Cinema America, infatti, Anec ha deciso di porre un veto sull’accordo da 10mila euro con Radio Rock che prevedeva la collaborazione sul festival romano Moviement Village con spot, interviste e un aiuto a organizzare il cartellone. Secondo il messaggio audio di Arcangeli, la decisione è condivisa da Mario Lorini, presidente di Anec.

 

Continua, così, una vicenda che ha raggiunto il suo apice nel corso dell’ultima estate, quando Anec ha dichiarato guerra alle arene gratuite boicottandone la programmazione in concerto con Anica, al fine di sostenere gli esercenti in difficoltà dopo i mesi di chiusura delle sale durante il lockdown. Uno scontro senza esclusione di colpi, culminato con l’intervento dell’Antitrust contro Anica e Anec, che con un provvedimento annunciava misure cautelari nei confronti delle due associazioni chiamate a rispondere delle violazioni denunciate da alcune associazioni, tra cui il Piccolo America di Roma.

Sulla vicenda è intervenuto Manuele Ilari, presidente della sezione laziale di UECI (Unione Esercenti Cinematografici Italiani), prendendo le distanze dai “comportamenti vagamente ricattatori – si legge nella nota – che se verificati dalla magistratura potrebbero comportare una responsabilità penale per parte dei rappresentanti dell’Anec romana ed eventualmente dei vertici Nazionali dell’Associazione stessa”.

Dichiara ancora Ilari: “Questo modus operandi non appartiene agli esercenti italiani, investiti solo del compito di portare al pubblico cinematografico le migliori pellicole, di fare cultura e di muovere un mercato che riguarda anche l’arte. Siamo contro le lobbies di chi si insinua fra Distributori, Esercenti e Noleggiatori e finanche Produttori, molto potenti a Roma e ben note a tutti gli operatori del settore Cinematografico e anche alle Istituzioni e all’AntiTrust. Noi esercenti ci dissociamo da questi comportamenti che – se confermati – ledono la nostra immagine e rischiano di produrre una antipatia dei cittadini verso il cinema, le sale cinematografiche e i loro esercenti”.

 

Aggiunge David Fontana, portavoce di UECI Roma Capitale: “È il momento della “sopravvivenza” da realizzare non con politiche ottuse e chiuse al dialogo (il mercato di settembre ha registrato una diminuzione di spettatori del 70/80% rispetto l’anno precedente) ma quello della “ripartenza”: regole nuove, concorrenza, svecchiamento. Noi siamo pronti al cambiamento”.

E conclude Ilari: “È arrivato il momento di fare un passo avanti che va oltre le persone e le loro relazioni, è arrivato il momento di un mercato regolamentato: finestre di sfruttamento dei Film, teniture, accesso libero al prodotto Cinematografico, percentuali ecc., devono essere tutte questioni regolamentate. Il Cinema Italiano merita di meglio di questo spettacolo, lasciamo il Far West per il piacere degli spettatori e non per un mercato che muove milioni di euro ed è una vetrina per l’Italia”.

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