Amarcort, il secolo di Franca Valeri

La figlia Stefania Bonfadelli e il collega Urbano Barberini ricordano la straordinaria attrice e drammaturga, scomparsa ad agosto all'età di 100 anni
Amarcort, il secolo di Franca Valeri

Che annata, il 1920. E il riminese Amarcort Film Festival – tradizionale appuntamento con i migliori cortometraggi internazionali, partito in streaming con la sua tredicesima edizione dal 24 novembre – ha deciso di festeggiare i cento anni di Federico Fellini (spirito guida della rassegna), Tonino Guerra, Gianni Rodari, Alberto Sordi e Franca Valeri.

Proprio quest’ultima, scomparsa il 9 agosto scorso dieci giorni dopo il centesimo compleanno, è stata protagonista di un omaggio con il soprano Stefania Bonfadelli, figlia adottiva della grande artista, e Urbano Barberini, che con Valeri ha condiviso gli ultimi anni sul palcoscenico.

“Franca è stata la mia famiglia – dice Bonfadelli – e, sul piano pubblico, un’intellettuale poliedrica. I suoi personaggi sono passati alla storia. Una specialista della parola, una donna profondamente onesta con se stessa che è stata molte cose insieme: attrice, regista, sceneggiatrice, ma soprattutto la più grande drammaturga italiana”.

“Lei e Sordi – continua – si somigliavano molto, si volevano molto bene. Vivevano entrambi per il loro lavoro. Franca ha dedicato tutta la vita al teatro, anche negli ultimi anni il suo unico desiderio era tornare in scena”.

Con Barberini, Valeri ha realizzato sette spettacoli nell’arco di sette anni: com’è iniziato il rapporto? “Lei, un’attrice e autrice immensa, va in un teatrino di 90 posti a vedere me. Ero un attore teatralmente sconosciuto al primo spettacolo, ma aveva seguito il consiglio dell’amico Peppino Patroni Griffi. Con sorpresa di tutti, prenotò. Era già ultrasettantenne e si arrampicò su una scala a chiocciola per vedere lo spettacolo. Alla fine venne nel mio piccolissimo camerino e mi disse una cosa che mi mise i brividi: ‘Mi piacerebbe lavorare con lei’. Giorni dopo una mia amica da Parigi trovò una commedia con due personaggi che sembrava perfetta per noi due. Mi feci coraggio e gliela proposi. Due ore dopo mi richiamò: ‘Io sto traducendo, tu trova regista e produttore'”.

Franca Valeri

“Così nacque Mal di ma(d)re – continua Barberini, senza negarsi una sincera commozione – di cui abbiamo fatto 300 repliche per 5 stagioni. Adoravo fare tournée con lei, in tutto oltre 1000 repliche fino a Il cambio dei cavalli. Lavorare con lei era una delizia, un dono di intelligenza, prontezza di spirito, educazione. Quando stavi in scena con lei, stavi in scena anche con il suo pubblico. Con lei non imparavi a recitare: imparavi come si sta al mondo”.

In occasione del centenario, è uscita per La Nave di Teseo la raccolta di tutte le opere di Valeri. “A volte ci sfugge – osserva Barberini – quanto sia stata una grandissima scrittrice. A un certo punto non riuscivo più a trovare commedie adatte a noi due: allora ha deciso di scriverle lei stessa. Ha avuto intuizioni geniali, scritto cose straordinarie, spiritose, fulminanti, di una densità filosofica sorprendente”.

“Negli ultimi tempi – ricorda Bonfadelli – faceva sempre più fatica a stare sul palco. Glielo feci notare, con tutta l’accortezza possibile: non era più il caso che stesse ogni sera in scena. Il giorno dopo mi disse che avevo ragione. Bene: poiché faccio fatica a stare in piedi, mi disse, scriverò una commedia in cui starò sempre seduta. Franca era così”.

“Mi ha fatto piacere – dice Barberini – che nel suo messaggio di auguri il ministro Franceschini ha sottolineato l’impegno civile per i beni culturali. Se non si è più fatta la nuova discarica a Malagrotta, a 700 metri dalla Villa di Adriano, lo dobbiamo anche a Franca che si è battuta come un leonessa contro la governatrice del Lazio e il commissario straordinario nonché prefetto di Roma. Ci sono delle persone come Franca, Fellini, Sordi che fanno un intervento al cuore del Paese, rendendolo più sensibile e umano. Queste stelle hanno allargato la nostra coscienza civile: siamo in debito con loro”.

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