Addio a Ermanno Olmi

Il regista bergamasco morto nella notte all’ospedale di Asiago, dove era stato ricoverato venerdì dopo un malore. Aveva 87 anni
Addio a Ermanno Olmi
Ermanno Olmi

È morto ieri notte all’ospedale di Asiago Ermanno Olmi, 87 anni. Il regista bergamasco di nascita e altopianese di adozione era malato da tempo. Cineasta schivo, volontariamente ai margini della grande produzione e delle strade produttive tradizionali, Olmi è stato un punto di riferimento imprescindibile per molto cinema indipendente, diventando, al tempo stesso, maestro assoluto di rigore e libertà. Raccogliendo l’eredità del neorealismo, ed in particolare la lezione rosselliniana – e facendo propri stilemi di autori come Bresson, Dreyer, Resnais, Bergman, Mizoguchi – Olmi è stato capace di adattarne i principi, di elaborare un propria poetica, di sperimentare nuove modalità di costruzione e scomposizione del racconto, muovendosi con maestria in nuove e inesplorate zone di confine tra documentario e finzione, e alternando atmosfere realistiche a visioni favolistiche e fantastiche.

Olmi nasce in una famiglia contadina profondamente cattolica. Nel 1933 i suoi genitori si trasferiscono a Milano per il lavoro del padre ferroviere, che poi muore durante il secondo conflitto mondiale. Trascorre l’infanzia tra il mondo operaio della periferia milanese e quello contadino, a Treviglio, nella campagna bergamasca. Giovanissimo desidera studiare arte drammatica e per mantenersi trova lavoro alla Edison, dove già lavorava la madre. Qui deve organizzare le attività ricreative dei dipendenti e documentare le produzioni industriali per cui fonda la Sezione cinema della EdisonVolta e realizza una trentina di documentari tecnico-industriali.

Nel 1959 gira il suo primo lungometraggio Il tempo si è fermato, delicato racconto del rapporto tra uno studente e il guardiano di una diga. Dopo aver fondato con alcuni amici, tra cui Tullio Kezich, la società di produzione “22 dicembre”, scrive e dirige Il posto (1961), che viene accolto molto bene dalla critica, in cui descrive le esperienze di due giovani alla ricerca del primo lavoro. Due anni dopo dirige I fidanzati in cui è costante la sua poetica attenta al mondo della gente semplice, della vita quotidiana, dei sentimenti spesso non espressi ma manifestati con le azioni. Nel 1965 gira E venne un uomo, una sentita biografia, ben lontana dall’agiografia, di Papa Giovanni cui si sente unito dalle comuni radici bergamasche. Tra il 1968 e il 1974 realizza opere non particolarmente riuscite (Un certo giorno, I recuperanti, Durante l’estate, La circostanza) ma è il 1977 a segnare l’anno della sua consacrazione con L’albero degli zoccoli, un film sulla vita dei contadini padani recitato da attori non professionisti e in dialetto bergamasco, che vince la Palma d’Oro al Festival di Cannes.

Nel 1983, dopo aver girato un documentario sulla sua città d’adozione, Milano ’83, viene colpito da una gravissima malattia che lo costringe a chiudersi nella sua casa di Asiago dove si è trasferito con la famiglia da qualche tempo. In quel periodo interrompe la sua produzione cinematografica e si dedica a “Ipotesi cinema” la scuola di cinema che fonda a Bassano del Grappa in cui si formano giovani autori come Francesca Archibugi, Mario Brenta, Giacomo Campiotti, Piergiorgio Gay, Maurizio Zaccaro. (Dopo quindici anni la scuola si ferma per ripartire nel 2002 legata alla Cineteca di Bologna). Intanto, superata la malattia, riprende la sua normale attività e nel 1987 alla Mostra del Cinema di Venezia vince un Leone d’Argento con Lunga vita alla signora e l’anno successivo, con La leggenda del santo bevitore, ottiene il Leone d’Oro. Dopo aver diretto il poco fortunato Il segreto del bosco vecchio (1993) e il film Tv Genesi – La creazione e il diluvio (1994) segue un silenzio di cinque anni.

Il 2001 lo vede ancora tra i protagonisti del festival di Cannes con Il mestiere delle armi che, raccontando la morte del giovane e magnifico condottiero Giovanni de Medici, ci mostra il momento in cui l’uso della polvere da sparo dà inizio alla guerra moderna. Il film vince il Globo d’oro 2001 della stampa estera e 9 David di Donatello 2002 per il miglior film, regia, sceneggiatura, produzione, fotografia, musica, montaggio, scenografia e costumi. Il film successivo, nel 2003, non potrebbe avere un soggetto più diverso: Cantando dietro ai paraventi, è un film sui pirati cinesi che parla della fatica che serve per ottenere la pace e che vince 3 David di Donatello 2004 (scenografia, costumi ed effetti speciali) e 4 Nastri d’argento (soggetto, fotografia, scenografia e costumi). Nel 2005 Olmi accetta l’invito di Domenico Procacci a collaborare con due altri autori di qualità come Abbas Kiarostami e Ken Loach. Per ottenere unità di luogo e tempo i tre registi scelgono di percorre ciascuno di loro 5000 km su un treno ma Tickets inevitabilmente mostra tre diverse visioni del mondo e tre diversi modi di raccontare.

Nel 2007 con Centochiodi – il cui titolo nasce da una sua ossessione, quella di inchiodare qualcuno per impedirgli di fare del male – il regista dichiara di aver realizzato il suo “ultimo film narrativo di messa in scena”, per tornare al suo primo amore: il documentario. Due anni dopo firma infatti Rupi del vino (evento speciale alla X edizione del Festival di Roma) e Terra Madre (presentato al 59mo Festival di Berlino nella sezione Berlinale Special). Nel frattempo, alla 65ma edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia gli viene assegnato il Leone d’oro alla carriera. Nonostante la sua dichiarazione di abbandonare film di fiction, nel 2011 realizza Il villaggio di cartone, dedicato al tema dell’immigrazione con al centro le vicende di un vecchio sacerdote che ritrova una ragione per la sua fede aiutando gli immigrati clandestini, e nel 2014 Torneranno i prati, film diretto in occasione del centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale. Del 2017 è il documentario sulla figura del cardinale Carlo Maria Martini Vedete, sono uno di voi, per il Maestro Olmi ottiene la Menzione d’onore all’edizione 2018 dei ai Nastri d’Argento Documentari. Lascia la moglie Loredana Detto (la protagonista femminile de Il posto) e i loro tre figli, Elisabetta, Fabio e Andrea.

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