40 anni senza Hitchcock

Il 29 aprile 1980 moriva il "maestro del brivido". Riproponiamo per tutti i nostri lettori l'intervista pubblicata sulla Rivista del Cinematografo di ottobre 1972, in occasione dell'uscita italiana di Frenzy
29 Aprile 2020
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40 anni senza Hitchcock
Truffaut e Hitchcock in uno dei celebri scatti di Philippe Halsman

Alfred Hitchcock, il “maestro del brivido”, moriva il 29 aprile 1980. Esattamente 40 anni fa. Per ricordare una delle personalità più influenti della storia del cinema, riproponiamo di seguito l’intervista pubblicata sul numero 10 della Rivista del Cinematografo 1972, in occasione della presentazione italiana di Frenzy, penultimo film del regista britannico naturalizzato americano.

Qui l’intervista originale in formato pdf

 

Mentre, assiepati l’uno addosso all’altro nell’ascensore di un grande albergo romano, stiamo scendendo per recarci a colazione, Hitchcock mi guarda con quei suoi occhi piccoli e mobilissimi, che quasi stonano con quel suo faccione simpatico e rubicondo, e dice ammiccando “Che bel posto, questo, per un assassinio!”.
Nonostante questa battuta, unita alle molte altre da lui dette nel corso della colazione, Alfred Hitchcock, 73 anni compiuti il 13 agosto scorso, non è un sadico o un violento come qualcuno potrebbe immaginare, tutt’altro. A vederlo anzi circondare di premurose attenzioni l ‘esile e cagionevole moglie Alma, lo si direbbe senz’altro un tranquillo turista inglese (perché, nonostante sia divenuto cittadino americano nel 1955, conserva sempre quell’inconfondibile stile anglosassone) in vacanza in Italia.
Ma Hitchcock. da buon press agent di se stesso qual è, è venuto in Italia per presentare (e pubblicizzare) l’ultima sua fatica: Frenzy, già proiettato quest’anno fuori concorso al Festival di Cannes. E prendendo spunto da una scena del film in questione. che vede in primo piano un assassino che strangola una donna. Chiediamo al regista se non abbia ritenuto troppo violenta una sequenza cosi impostata.
Hitchcock mi guarda sorridendo, come se si aspettasse un ‘obiezione del genere, e risponde dicendo che lui è contrario ad ogni tipo di violenza o di efferatezza, rifiutando a priori di mostrare sullo schermo spargimenti di sangue. Per questi motivi, continua, allorché diresse Psyco, optò per il bianco e nero, in quanto, essendoci una famosa scena di assassinio di una ragazza nella doccia, la vista del sangue a colori avrebbe probabilmente impressionato parecchie persone… Ed io – continua il regista con quella sua aria affabile e tranquilla – ho un grande rispetto e la massima considerazione per il pubblico…
Tornando al film Frenzy ed alla domanda specifica a lui posta, Hitchcock afferma che la scena oggetto delle nostre riserve era necessaria per far capire al pubblico la distorta e malata personalità dell’assassino. Non ne siamo molto convinti, e glielo diciamo, invitandolo poi a parlare del film al quale si ritiene maggiormente affezionato. Senza ombra di dubbio Hitchcock sceglie La finestra sul cortile (Rear Window), del 1954, che si avvalse della splendida interpretazione di James Stewart e di Grace Kelly.
Ma – ovviamente – non si tratta dell’unico favorito. Allorché infatti gli chiediamo cosa pensi di La Congiura degli innocenti (The Trouble with Harry) del 1956 o di Nodo alla gola (Rape), del 1948. Vediamo il suo faccione illuminarsi per la soddisfazione.
“La ringrazio per aver ricordato questi due film ai quali sono particolarmente legato – esordisce – e che purtroppo la critica ed il pubblico non hanno tenuto nella giusta considerazione. Si tratta infatti, per quanto riguarda Nodo alla gola di un inedito esperimento cinematografico, da me non ripetuto peraltro, tentato per dare maggiore credibilità al fatto che la vicenda narrata sullo schermo si svolge nell’arco di una sola giornata. Per questo ho utilizzato nel film solo dodici sequenze e l’ho girato in un unico appartamento. L’unità di tempo viene in tal modo seguita in modo quasi pedissequo. A proposito dell’altro invece, La congiura degli innocenti, è uno dei miei film che ha avuto meno successo, poiché il pubblico non ha in alcun modo apprezzato l’umorismo sottile e raffinato che era alla base della storia. E proprio per questo lo direi una delle opere alle quali sono in particolar modo affezionato”.
Il regista si è infervorato e comincia ad illustrarmi le varie sottigliezze e meticolosità alle quali ricorre allorché deve girare un film. “Non inizio o non giro mai nessuna scena senza che essa non sia stata preparata sin nei minimi particolari… agisco sempre con una pignoleria che spesso i miei attori non comprendono o non condividono … ma d’altra parte la sceneggiatura ed il montaggio sono elementi basilari per l’arte cinematografica. Pudovkin e Griffith ce lo insegnano … E non sarebbe poi sbagliato che i nuovi registi tenessero a mente queste cose …”.
La frecciata polemica è partita ed io la colgo al balzo: “Perché, conosce i nuovi registi americani od europei?”. Ma il vecchio leone è abile nella risposta: “Conduco un’esistenza molto ritirata con mia moglie tra i sobborghi eli Hollywood (ma non frequento assolutamente nessun ambiente di cinema) ed un ranch che ho acquistato a Santa Cruz, nella California del Nord. Non vado mai al cinema e non ho quindi alcuna idea diretta sui nuovi registi. Mi dicono tuttavia che ci sono molti giovani presuntuosi che credono di fare del cinema non tenendo conto di quegli aspetti che lei ha prima accennato. Beh, questa è presunzione!”.
Non possiamo francamente dargli torto, sulla scorta soprattutto dei 53 film da lui diretti nel corso della sua lunga attività cinematografica.
“Ha mai pensato di realizzare un film diverso dagli schemi o dai modelli ai quali si è da tempo dedicato?”. Mi guarda un po’ sorpreso, e dopo un’esitazione dice: “Lei mi pone domande diverse da quelle dei suoi colleghi… sì ho pensato ad un’evenienza del genere, ma non la ritengo possibile. Il pubblico infatti si è ormai abituato ai miei film, e da me si aspetta sempre un certo tipo di cinema. Thrilling, suspence, mistero: sono questi i coefficienti delle mie opere, e non voglio deludere o sorprendere negativamente il pubblico, che va a vedere i miei film perché sa cosa lo aspetta. Si aspetta di vedermi sempre con lo stesso vestito”.
Ogni tanto si interrompe e si china affettuosamente verso la moglie (la signora Alma infatti, rispetto alla mole del marito, quasi scompare) per informarsi se gradisce il pranzo, poi ritorna a conversare.
Mi comunica che il giorno dopo partirà in treno per la Francia, da dove proseguirà in nave per gli Stati Uniti. È letteralmente affascinato dai viaggi per mare, e quasi sommessamente mi confida che, appena giunto ad Hollywood nel 1939, chiamato da David Selznick, aveva avuto l ‘intenzione di realizzare un film sulla tragedia del Titanic, il transatlantico che affondò dopo aver urtato contro un iceberg. Non se ne fece nulla invece e “fu costretto” a girare Rebecca (che vinse tra l’altro un premio Oscar).
A questo punto Hitchcock si dilunga, con un pizzico di evidente nostalgia, a parlare dei suoi rapporti e della sua vita ad Hollywood, in un’opera in cui il regista come tale contava assai poco, ed ogni potere decisionale era affidato ai grandi produttori (Selznick, Warner, Zanuck, e via dicendo). Quasi mezzo secolo di cinema americano scorre davanti a noi, con nomi, date, personaggi, attori. Hitchcock non è mai stato tenero con gli attori, ed ha sempre evitato ogni· accenno di incoraggiamento o di asservimento allo “star system” pur utilizzando nei suoi film, spesso e volentieri, nomi celebri di Hollywood.
L’intervista volge ormai al termine, ed Hitchcock, in un moto di gentilezza che ci sorprende non poco, ci invita ad andare a trovarlo, se capitiamo “per caso” negli Stati Uniti, in California, ove lui prevalentemente vive. Ne rimango molto ben impressionato, oltre che sorpreso, e dopo averlo ringraziato, non posso fare a meno di porgli la classica domanda di rito sui suoi Immediati progetti futuri. Il “mago” mi guarda misteriosamente come se avessi toccato un tasto per lui molto delicato, ed invece mi dice semplicemente: “Non so… non ho attualmente niente di concreto in mente… chissà in viaggio, però … può accadere sempre di tutto”. (l.s.)

 

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Tra le visioni indispensabili per conoscere meglio Alfred Hitchcock e il suo cinema (oltre ai suoi stessi film), segnaliamo infine il meraviglioso documentario di Kent Jones, Hitchcock/Truffaut.

Hitchcock/Truffaut

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