Hitchcock/Truffaut

FRANCIA, USA - 2015
5/5
Hitchcock/Truffaut
La più grande lezione di cinema di tutti i tempi che ci porta direttamente nel mondo del creatore di "Psycho", "Uccelli" e "La donna che visse due volte". Quando François Truffaut intervistò Hitchcock su ogni film della sua carriera ebbe un'intenzione molto chiara: mostrare ai critici americani che si erano sbagliati a sottovalutare i film di Hitchcock, che per loro erano solo film di intrattenimento e leggerezza. La visione singolare di Hitchcock viene riproposta nel film di Kent Jones da alcuni tra i più grandi registi d'oggi: Martin Scorsese, David Fincher, Arnaud Desplechin, Kiyoshi Kurosawa, Wes Anderson, James Gray, Olivier Assayas, Richard Linklater, Peter Bogdanovich e Paul Schrader. La conversazione tra i due uomini cambiò profondamente la critica nei confronti dell'approccio del cinema di Hitchcock nel mondo, ma non solo. Da allora il concetto stesso di "cinema" cambiò per sempre.
  • Durata: 80'
  • Colore: B/N-C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Produzione: ARTLINE FILMS, COHEN MEDIA GROUP
  • Distribuzione: CINEMA DI VALERIO DE PAOLIS/NEXO DIGITAL (2016)
  • Data uscita 4 Aprile 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

Un enorme successo di pubblico, un’accoglienza freddissima da parte della critica. Un fallimento al botteghino, ma un trionfo dal punto di vista “artistico”. A volte capita anche che il gradimento del pubblico e quello degli addetti ai lavori combaci. Più raramente, poi, ci sono opere che segnano un punto di svolta talmente radicale da segnare l’inizio di un nuovo percorso: capaci, in un certo modo, di sradicare le convinzioni preesistenti sulla percezione di un contesto, di un linguaggio, e donargli una nuova vita, un modo nuovo di sapersi rapportare con la coscienza collettiva. Questa cosa avvenne nel 1966, quando vide la luce uno “dei pochi libri indispensabili sul mondo del cinema”, Le cinéma selon Alfred Hitchcock (Il cinema secondo Hitchcock), volume nato dall’incontro avvenuto nel 1962 tra François Truffaut e, appunto, Alfred Hitchcock. La prima edizione era composta da 15 capitoli scritti sotto forma di dialogo. Il libro venne poi aggiornato e completato da Truffaut dopo la morte di Hitchcock, nel 1980, con un sedicesimo capitolo. Solamente quattro anni dopo, all’età di 52 anni, morì anche Truffaut.

A rendere omaggio a quello straordinario incontro (e a quella straordinaria pubblicazione) ci pensa ora Kent Jones – già autore del bellissimo documentario A Letter to Elia (2010) nonché direttore artistico della Fondazione World Cinema – che attraverso le registrazioni audio di quell’intervista (durata otto giorni…), delle celebri fotografie di Philippe Halsman, delle innumerevoli sequenze tratte dai film di Hitchcock, di Truffaut e di altri grandi registi, oltre alle testimonianze di Martin Scorsese, David Fincher, Arnaud Desplechin, Wes Anderson, James Gray, Richard Linklater, Olivier Assayas, Kiyoshi Kurosawa, Peter Bogdanovich e Paul Schrader, ricostruisce in Hitchcock/Truffaut il senso più profondo e l’essenza stessa del cinema.

Quell’incontro, quel libro, avvenuto quando Truffaut aveva diretto ancora “solamente” tre film (I quattrocento colpi, Tirate sul pianista e Jules et Jim), contribuì in maniera definitiva ad elevare la “sagoma” di Hitchcock (che il 13 agosto del 1962, quando iniziò l’intervista, compiva 63 anni e stava per completare il suo 48° lungometraggio, Gli uccelli) da mero creatore di intrattenimento ad artista con la A maiuscola. A decretare – in piena Nouvelle Vague – la consacrazione della figura del regista inteso come primo e riconosciuto deus ex machina dietro la realizzazione di ogni opera cinematografica.

I 400 colpi

I 400 colpi

E in soli 80 minuti Kent Jones riesce ad amplificare la portata di quell’evento: ogni frammento, ogni “dettaglio” presente nei vari film (dal Ladro a Vertigo, da L’uomo che sapeva troppo a Notorious, da Uccelli a Psycho), ogni commento e analisi apportato dai vari registi coinvolti in questo progetto tende a svelare, proprio come in un meccanismo che lo stesso Hitchcock avrebbe apprezzato, l’intera e stratificata, geometrica e strutturata perfezione del cinema del regista britannico. Sospeso in tempi dilatati e situazioni in cui il tempo andava fatto correre, ripreso da inquadrature dall’alto (“è qui che incombeva il senso del religioso nei suoi film”, parola di Scorsese) e sempre in cerca di qualche inserto, o dettaglio, da portare in primo piano solo apparentemente a scapito dell’insieme. Per portare in superficie frammenti di senso appartenenti all’onirico o, più semplicemente, creare meravigliosi depistaggi con cui cercare di sviare il pubblico. L’audience, sì, che Hitch non ha mai smesso di tenere sul piedistallo. A differenza di quanto accadeva con le innumerevoli star dirette nel corso di una lunghissima carriera: “Non esistono volti finché la luce non li colpisce”, una delle tante frasi topiche di Hitchcock, dalla cui voce ascoltiamo anche molti altri aneddoti presenti nel libro (Hitchbook, come amava definirlo lo stesso Truffaut), per esempio quello su Montgomery Clift che, durante le riprese di Io confesso (1953), non capiva per quale motivo il personaggio di Padre Logan dovesse guardare in alto verso l’hotel mentre davanti a sé c’era la folla di gente terrorizzata: “Un attore che si permetteva di interferire con il mio senso geografico del film… Per questo gli attori non sono altro che bestiame”.

Montgomery Clift in Io confesso

Montgomery Clift in Io confesso

O la celebre sequenza del bacio tra Ingrid Bergman e Cary Grant in Notorious (1946), con la macchina da presa che stringe sempre di più sui due protagonisti, “finendo per creare un insolito ménage à trois con lo spettatore”, cosa che però creò più di qualche imbarazzo ai due interpreti: “Sì, mi dissero di non sentirsi a proprio agio. E che cosa volete che me ne importi che non vi sentite a vostro agio?”. Il regista sopra ogni cosa e, con lui, l’idea strutturata del film. Ed è curioso come proprio Truffaut – tra i più alti e riconosciuti rappresentanti della Nouvelle Vague – tenti di intervenire “a difesa” dell’attore, raccontando il suo modo di rapportarsi durante la lavorazione di un film, lasciando in alcuni casi spazio all’improvvisazione, oppure costruendo insieme le battute.

Notorious - L'amante perduta

Notorious – L’amante perduta

Ed è qui che l’opera di Kent Jones incomincia a svelare compiutamente la propria natura, già abbastanza intuibile dal titolo stesso: come il libro/intervista di Truffaut contribuì a liberare Hitchcock dalle strette maglie del semplice “intrattenitore” (come l’aveva sbrigativamente etichettato la critica americana), così Hitchcock riuscì a trasformare definitivamente il critico Truffaut in un regista a 360°: il film – attraverso le immagini, le voci e le geniali scelte linguistiche, a volte agli antipodi, dei due registi, attraverso l’analisi delle opere e il racconto di alcune tra le scene più o meno note di quei film – non fa altro che operare questa incredibile traduzione che dalla pagina stampata viene ospitata dal grande schermo. Perché è lì, e dove altro altrimenti?, che l’essenza di due maestri come Hitchcock e Truffaut può esprimersi al meglio.

Presentato nella sezione Omaggi della scorsa Festa di Roma, sarà nelle sale il 4-5-6 aprile distribuito da Cinema (nomen omen…) di Valerio De Paolis.

NOTE

- PRESENTATO ALLA X EDIZIONE DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA (2015) NELLA SEZIONE 'OMAGGI'.

CRITICA

" (...) bellissimo 'Hitchcock/Truffaut', il documentario diretto nel 2015 dal newyorkese Kent Jones e accolto con entusiasmo allo scorso Festival di Cannes. Tecnicamente siamo dalle parti del 'making of', il film che racconta come è stato girato un film, solo che questa volta il risultato finale coincide con un libro. In apparenza almeno, perché tra quaderni e quaderni di appunti, ore e ore di registrazione e un sopraffino lavoro di montaggio in vista del 'final cut', le analogie tra cinema e letteratura si sprecano. Questo, andrà subito aggiunto, è il tratto più riconoscibilmente 'à la Truffaut' dell'operazione, considerato il rispetto che il francese ha sempre nutrito per i classici come Balzac così come per scrittori più popolari come il fantascientifico Ray Bradbury. (...) La qualità cinematografica del dialogo fra i due registi risalta con particolare evidenza da un passaggio dei nastri originali adoperati da Jones per la sua ricostruzione (alla quale ha collaborato in modo significativo l'ex direttore dei Cahièrs, Serge Toubiana). Arriva sul set il fotografo Philippe Halsman per scattare le immagini di repertorio e suggerisce a Hitchcock di dirigere Truffaut, oltre che se stesso. Nasce così la formidabile serie di scatti nella quale le smorfie dei due artisti giocano fra ritratto e autoritratto, in un rispecchiamento pressoché infinito di rimandi e citazioni. La traccia sonora e le foto di Halsman non sono però l'unico elemento di novità apportato dal film di Jones, che per analizzare più a fondo l'importanza dello storico incontro chiama a raccolta molti testimoni eccellenti. (...) ognuno ha la sua sequenza da commentare, ognuno coglie un dettaglio che agli altri sembra sfuggire." (Alessandro Zaccuri, 'Avvenire', 22 marzo 2016)

"Non era per niente facile (...) il compito di Kent Jones, regista del documentario 'Hitchcock/Truffaut' (...). In soli 79 minuti Jones ha avuto il merito di recuperare l'audio originale di quelle interviste (...) volte a raccontare la carriera del corpulento cineasta britannico (...). Jones sfrutta tutti i vantaggi dell'audiovisivo trasformando subito quelle pagine in suadenti conversazioni dove il francese fa il passionale e l'inglese gioca con l'understatement (due voci foneticamente agli antipodi). Poi intervengono ovviamente estratti visivi di tanti gioielli (...). Ai reperti d'epoca (...) il documentario affianca anche interviste a registi di oggi. E non si tratta di artisti qualsiasi (...). Unici difetti: la durata (79 minuti non bastano a coprire quelle 300 pagine), certe omissioni rispetto al libro (grave non rendere maggiore omaggio ad Helen Scott, intellettuale e collaboratrice storica di Truffaut fondamentale per la riuscita del saggio) e la mancanza di didascalie per presentare allo spettatore non "hitchcockologo" le clip dei suoi film con un aiuto per riconoscerli." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 4 aprile 2016)
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