Una pallottola spuntata 33 1/3: l'insulto finale

Naked Gun 33 1/3: The Final Insult

USA 1994
Frank Drebin, un maldestro tenente di polizia in crisi coniugale con la bella Jane Spencer, avvocatessa, è ormai in pensione e si dedica con entusiasmo alle faccende domestiche. Il suo capo Ed Hocken a causa della minaccia di un attentato terroristico di matrice araba, lo convince a tornare in azione. Infiltratosi nel carcere di Statesville, si guadagna la fiducia del terrorista dinamitardo Rocco, ed evade con lui. Raggiunto da Jane, che sospetta una tresca con la donna di Rocco, la prosperosa infermiera Tanya, Frank finge di prenderla come ostaggio per salvarle la vita. Frattanto Rocco sostituisce con una bomba uno dei numerosi premi Oscar, e nel corso della tumultuosa cerimonia Frank deve fare il presentatore, il ballerino e l'acrobata, con esiti sconcertanti, per neutralizzare il piano di Rocco. Questi, dopo una serie di incredibili contrattempi, viene proiettato in aria fin sull'elicottero del mandante arabo dell'attentato ed esplode con lui. Frank può riconciliarsi con l'amata consorte e ricevere i complimenti del pubblico e dei colleghi.
SCHEDA FILM

Regia: Peter Segal

Attori: Leslie Nielsen - Frank Drebin, Priscilla Presley - Jane Spencer Drebin, George Kennedy - Ed Hocken, O.J. Simpson - Nordberg, Fred Ward - Rocco, Anna Nicole Smith - Tanya, Ellen Green - Louise, Kathleen Freeman - Muriel

Soggetto: David Zucker, Robert Locash, Pat Proft

Sceneggiatura: Robert Locash, David Zucker, Pat Proft

Fotografia: Robert Stevens

Musiche: Ira Newborn

Montaggio: James R. Symons

Scenografia: Lawrence G. Paull

Costumi: Mary E. Vogt

Effetti: Rich E. Cordobes

Durata: 82

Colore: C

Genere: COMICO

Specifiche tecniche: NORMALE A COLORI

Produzione: ROBERT K. WEISS, DAVID ZUCKER

Distribuzione: U.I.P. (1994) - CIC VIDEO - LASERDISC: PIONEER ELECTRONICS, RCS FILMS & TV, POLYGRAM FILMED ENTERTAINMENT VIDEO

CRITICA
"Scritto a sei mani tutte cinefile da Proft, Zucker LoCash, il film ha zone divertenti, come il racconto carcerario e il processo nursery, mentre in altre si svendono doppi sensi d'avanspettacolo. Tutto all'insegna del folle, anche nel montaggio e nella sintassi, per non dire della ben calibrata surrealtà del simpatico protagonista, ex sirenetto di Hollywood che ha raggiunto il successo nella terza età. Gli sono accanto Priscilla Presley, vedova di Elvis, e il vecchio George Kennedy, tutti complici di una baracconata che fa le boccacce al cinema. Finendo, non c'era dubbio, con un frignante bebè." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 10 Maggio 1994)

"Una gag dietro l'altra, e tutte irresistibili. Certo, con modi fracassoni, senza mai un solo ripensamento e con ritmi non sempre trascinanti (la regia questa volta, è dell'esordiente Peter Segal, noto finora solo in TV), ma con una tale girandola di situazioni farsesche spinte al diapason che non si può fare a meno di ridere senza mai pentirsene. Al centro, Leslie Nielsen ce la mette tutta per far fronte alla sua fama di comico senza freni: inciampa, sbaglia, vince solo accumulando pasticci, secondo schemi noti fin dai tempi del muto ma rinverditi da una fertilità di trovate, e, per quel che lo riguarda da vicino, da ammiccamenti e da gesti che riescono senza fatica a strappare alla platea gli applausi più ghiotti e divertiti. Sembra che con questo episodio, la serie si concluda: mi auguro di no. Con Nielsen e compagni il demenziale ci ha sempre dato il massimo. Sarebbe un peccato rinunciarvi." ('Il Tempo', 9 Maggio 1994)

"Con gags, buone battute, parodie, allusioni colte e satira politica, ancora una volta funziona benissimo il mix di comicità fisica primaria e comicità colta sofisticata, di cinefilia citazionista e volgarità bestiale. Veloce, sintetico, il film è molto divertente. Dettagli: le reliquie del vecchio feroce capo del FBI Edgar Hoover sono un paio di scarpette da ballo e un tutù rosa; un detenuto in prigione è molto cambiato: è diventato nero; l'invenzione anti-rapinatori d'auto è costituita da un paio di ganasce metalliche che si richiudono sui testicoli del ladro; il protagonista protesta 'Io non ho mai pensato. Perchè dovrei cominciare adesso?." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 8 Maggio 1994)