Incontri d'amore

Peindre ou faire l'amour

Daniel Auteuil e Sabine Azema in una commedia leggera ma esistenziale. Alla riscoperta dei sensi e della natura

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FRANCIA 2005
William e Madeleine sono sposati da tanti anni e ora che la loro unica figlia si è trasferita in Italia possono occuparsi di loro stessi e riscoprire il piacere di stare da soli. Tuttavia, il casuale incontro con Adam, un giovane uomo privo della vista, colto e raffinato, e con la sua compagna Eva, farà rinascere in William e Madeleine la gioia di stare insieme ad altre persone, a tal punto che quando la casa dei giovani innamorati viene distrutta da un incendio, i due non esitano ad accoglierli nella loro nuova dimora...
SCHEDA FILM

Regia: Jean-Marie Larrieu, Arnaud Larrieu

Attori: Sabine Azéma - Madeleine, Daniel Auteuil - William, Amira Casar - Eva, Sergi López - Adam, Philippe Katerine - Mathieu, Hélène de Saint-Père - Julie, Sabine Haudepin - Suzanne, Roger Mirmont - Roger, Jacques Nolot - Michel, Marie-Pierre Chaix - Annick, Florence Loiret - Elise, Thiago Teles - Joao

Soggetto: Jean-Marie Larrieu, Arnaud Larrieu

Sceneggiatura: Jean-Marie Larrieu, Arnaud Larrieu

Fotografia: Christophe Beaucarne

Musiche: Philippe Katerine

Montaggio: Annette Dutertre

Scenografia: Brigitte Brassart

Costumi: Laurence Struz

Altri titoli:

To Paint Or Make Love

Durata: 98

Colore: C

Genere: COMMEDIA

Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.66)

Produzione: PHILIPPE MARTIN, GERALDINE MICHELOT PER LES FILMS PELLEAS. FRANCE 2 CINEMA, RHONES-ALPES CINEMA, CANAL+, CNC, TPS STAR

Distribuzione: LADY FILM (2006)

Data uscita: 2006-04-07

NOTE
- PRESENTATO IN CONCORSO AL 58MO FESTIVAL DI CANNES (2005).
CRITICA
"'Peindre ou faire l'amour' dei fratelli Arnaud e Jean-Marie Larrieu, è una fiaba gentile sulla (ri)scoperta dell'amore a 50 anni, uno di quei film francesi che si amano o si odiano. Noi ce ne siamo innamorati, forse perché è quanto capita, e come non capirli, alla matura coppia formata dal neopensionato Daniel Auteuil e dalla pittrice della domenica Sabine Azéma, quando per una serie di fortunate coincidenze (...) Il tutto senza ombra di enfasi o di volgarità (il buio e la cecità sono un ottimo deterrente), anche se alla fine si tratta di amarsi in quattro e non in due alla volta, ma anzi con una tenerezza, una complicità oggi davvero rare. E senza paura di citare Jacques Brel e la sua bellissima Les Marquises se si parla di Mari del Sud. Niente di più lontano dal terribilismo obbligatorio di oggi. Speriamo solo che qualche giurato se ne innamori a sua volta." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 21 maggio 2005)

"La prima parte è promettente; soprattutto grazie al personaggio di Sergi Lopez, cultore cieco del partouze che installa subito la sua autorità sui vicini, facendosi gustare risvolti imprevedibili. Presto, però, ci si rende conto che Adam è una specie di profeta della liberazione, capace di far riscoprire ai maturi coniugi le gioie della carne librandoli dall'oscurità in cui vagano (e qui li film ci impone una metaforica sequenza notturna al buio). Peccato che la filosofia edonista propugnata dai Larrieu si traduca in scene fredde, distaccate, prive di qualsiasi sensualità. Sobria (fin troppo) la regia, mentre i bravi attori veleggiano al di sopra del compito che è toccato loro." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 7 aprile 2006)

"Se lo incontrasse per caso nello spazio, anche un marziano direbbe su due piedi: ecco un film d'autore alla francese. In 'Peindre ou faire l'amour' - titolo ben più appropriato dell'anodino 'Incontri d'amore' - tutto è rilassato, confortevole, disinvolto, trendy e sobriamente trasgressivo: persino il fiorente e silente paesaggio dellle colline del Vercors corrisponde ai crismi esistenziali dei bobò, borghesi/bohémiens sofisticati nel gusto, scapestrati in politica, imbattibili nel conto in banca. (...) Insomma, uno di quei film che puoi amare sulla base di solidi riscontri: verosimiglianza psicologica, splendore delle immagini, delicata suspense erotica, inquietudine da terza età incipiente. Ma che corrono un rischio concreto di vacuità e ridicolaggine a causa dell'insistito simbolismo bucolico, delle strizzatine d'occhio à la page, dell'estenuato esercizio di stile, dello snobismo radical chic oltre i limiti di guardia." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 8 aprile 2006)

"'Incontri d'amore' è il generico titolo italiano del più suggestivo 'Peindre ou faire l'amour'; e quasi sarebbe stato meglio, parafrasando Feydeau, chiamarlo 'Il casale del libero scambio'. Perché il tema, affrontato con finezza e abbondanza di spunti metaforici, è quello dello swapping: ovvero delle coppie che nell'illusione di vivere più intensamente praticano il cambio di dama e cavaliere. (...) Al loro primo film con attori di richiamo, i fratelli registi Arnaud e Jean-Marie Larrieu finora militanti nel cinema artigianale svelano un intenso sentimento del paesaggio che accompagna e determina i comportamenti. (...) Vagamente snobbato al festival di Cannes, Incontri d' amore è stato risarcito da un pieno successo di critica e pubblico all' uscita parigina. Si tratta infatti di un film di raffinata tessitura psicologica che non trascura la verosimiglianza (gli autori affermano di essersi ispirati a una vicenda autentica), recitato in modo superlativo soprattutto da Auteuil e Azéma, valorizzato da un tonificante splendore di immagini. Più convincenti nei risultati espressivi che nella programmatica pretesa di distinguere lo scambismo dall' adulterio, i Larrieu fanno uno scivolone con un episodio finale in cui la storia si ripete. Di fronte all' accoglienza morbida che i coniugi fanno a una coppia in visita al casale, impossibile sottrarsi alla tentazione di dire 'ma allora è vizio!'. E infatti a Cannes non sono mancate risatine in sala. Impeccabile sotto altri profili, il film ha una colonna sonora intrusiva, che vale solo per la romantica citazione della canzone 'Nature Boy'. Alla domanda del titolo originale - dipingere o fare all' amore? - questo suggestivo intreccio di disarmonie nevrotiche e armonie illecite sembra comunque rispondere con uno spregiudicato invito ad andare dove ti porta il sesso." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 8 aprile 2006)