Zero Dark Thirty

USA - 2012
4/5
Zero Dark Thirty
Ispirato a fatti realmente accaduti, narra le vicende relative al gruppo di specialisti della CIA e al team di Navy SEAL - forze speciali della Marina Statunitense - che, per oltre dieci anni e in gran segreto, hanno lavorato a un'operazione di sicurezza militare finalizzata a un unico obiettivo: scovare ed eliminare Osama Bin Laden. La storia è raccontata attraverso gli occhi di Maya, una giovane agente della CIA specializzata nella cattura di terroristi. Le sue intuizioni, la determinazione e la sua lotta contro le paure e le incertezze dell'apparato burocratico, hanno messo la parola fine sulla caccia all'uomo che ha minacciato il mondo e preoccupato due Amministrazioni Presidenziali americane per più di un decennio.
  • Altri titoli:
    Operazione Zero Dark Thirty
  • Durata: 157'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, STORICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA M/ARRI ALEXA PLUS, ARRIRAW (2.8K)/(2K), 35 MM/D-CINEMA (1:1.85)
  • Produzione: MARK BOAL, KATHRYN BIGELOW, MEGAN ELLISON PER ANNAPURNA PICTURES
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY (2013) - DVD E BLU-RAY: UNIVERSAL PICTURES HOME ENTERTAINMENT (2013)
  • Data uscita 7 Febbraio 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
“Questo aereo è tutto per lei: dove la porto?”. Il volto di Maya (Jessica Chastain) cede per la prima volta, dopo otto anni: la ricerca del nemico n. 1 è terminata, il corpo di Osama bin Laden giace in un sacco, Maya – e con lei l'America – si ritrova quasi svuotata di senso, incapace di percepire dove, nell'immediato, indirizzare i propri sforzi per garantire la sicurezza al paese.
La metafora lampante con cui si chiude Zero Dark Thirty, 5 nomination agli Oscar (ma incredibilmente non alla regista), è forse l'unica concessione che Kathryn Bigelow regala dopo un'estenuante caccia all'uomo che, dall'attacco del settembre 2001 (rievocato in apertura su fondo nero e le reali chiamate al 911 degli intrappolati nel World Trade Center), ha condizionato per dieci anni il lavoro e l'esistenza degli agenti dell'intelligence della CIA.
Il film, forse il più importante dell'intera carriera della filmaker premio Oscar, sintetizza questo decennio cruciale in 157': il risultato è sbalorditivo, frutto dell'ormai collaudata collaborazione con Mark Boal e di un lavoro di ricerca che, non a caso, ha ingenerato discussioni e polemiche tanto durante la realizzazione dell'opera quanto a film concluso. La CIA, pur collaborando attraverso l'ufficio relazioni esterne “nei limiti del possibile”, a giochi fatti ha preferito (attraverso le parole del direttore operativo Michael Morell) prendere le distanze su alcune “licenze narrative” riscontrate durante la visione di Zero Dark Thirty: da una parte provando a spiegare quanto il successo finale sia arrivato grazie al lavoro di una squadra ben più nutrita di uomini e non solo per l'indefessa tenacia di un'unica agente, dall'altra riducendo l'importanza che avrebbero avuto alcuni metodi poco ortodossi (leggi: torture) nell'estorcere informazioni cruciali agli affiliati di Al Qaeda per giungere al nascondiglio definitivo di Bin Laden, ad Abbottabad, in Pakistan.
Onestamente, la questione perde importanza di fronte ad un'opera che – attraverso i connotati del film-reportage – riesce a tracciare un solco profondissimo da cui il cinema dovrà ripartire per poter raccontare, intrattenendo, la storia dei nostri giorni.

NOTE

- OSCAR 2013 PER MIGLIOR MONTAGGIO SONORO (EX AEQUO CON "SKYFALL" DI SAM MENDES). LE ALTRE CANDIDATURE ERANO: MIGLIOR FILM, SCENEGGIATURA ORIGINALE, ATTRICE PROTAGONISTA (JESSICA CHASTAIN) E MONTAGGIO.

CRITICA

"Il vero tema: l'assuefazione alla morte, l'azzeramento della coscienza, il considerare il nemico come un alieno come lo erano surfisti rapinatori in maschera e vampiri nel cinema di questa autrice che non fa sconti a certi comandamenti. 'Zero Dark Thirty', 2 ore e 37', è un film straordinario per ritmo, tensione interna, suspense politico-ideologica, come un thriller di cui conosciamo la fine ma che seguiamo con partecipazione totale. A certi politici e soprattutto alla Cia non è piaciuta la parte delle torture inflitte dagli yankees ai soliti sospetti, i disumani interrogatori, ma gli orizzonti di gloria, vedi Kubrick, sono lastricati di incubi e follie. La missione impossibile è raccontata nei dettagli dalla sceneggiatura di Mark Boal, è un diario di bordo, verosimile nei codici, nelle pratiche, lontano da Washington ma vicino a chi questo sporco lavoro l'ha fatto: la scena dell'attacco è girata con un montaggio che diventa muta angoscia. E' la storia di un'ossessione che prende anche le strade di Londra (bombe in bus e metrò), ma non si tramuta in soddisfazione per l'avvenuto finto happy end e lascia aperto il finale a quello che accadrà domani. Opera non consolatoria ma intelligente, critica sulla tentazione di diventare un individuo sopra la Storia. Per chi volesse banalizzare anche la rivalsa di una milite nota nel rubare ai maschi la scena di guerra, guardando alla considerazione che il fondamentalismo islamico dimostra verso le donne. E che Jessica Chastain (e con lei Gandolfini), scoperta da Malick, sia strepitosa speriamo lo confermi presto l'Oscar." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 7 febbraio 2013)

"Non è facile accostarsi a questo film serenamente, anzi non è possibile. È 'Zero Dark Thirty', titolo che si riferisce alla fascia oraria notturna con la quale in gergo gli incursori indicano le operazione segrete, realizzato dalla stessa regista Kathryn Bigelow che nel 2010 fu coperta di Oscar per 'The Hurt Locker' sugli artificieri in Iraq, ancora una volta in tandem con il giornalista Mark Boal suo compagno nella vita (da un suo articolo aveva tratto spunto il film 'Nella valle di Elah'). A sua volta candidato a cinque Oscar tra il quali quello a miglior film: ma l'esito è reso incerto dalla coda polemica sollevata negli Stati Uniti dal film. Posticipata l'uscita in America dove si era sotto le elezioni presidenziali che hanno condotto alla conferma di Obama, il film di Bigelow si è trovato rapidamente al centro di un fuoco incrociato: accusato per aver mostrato senza mezzi termini l'uso della tortura da parte della Cia da chi ha eccepito sulla possibilità di accesso a dati recenti e segreti relativi alla sicurezza nazionale che, secondo gli accusatori, sarebbe stata consentita dall'amministrazione Obama, non è stato risparmiato neanche dalle critiche di chi ha invece sospettato che quell'esibizione includesse anche adesione e approvazione. (...) Diversamente da quanto accaduto in passato (ma accade ancora: ne è esempio 'Argo' che torna a fatti di oltre trent'anni fa e sulla base di documenti desecretati) per esempio sul Vietnam su cui il cinema intervenne solo con una certa distanza temporale, Bigelow (ma non è la sola) interviene a caldo su materie ancora incandescenti. E lo fa, come già in 'The Hurt Locker', con uno stile personale e ibrido, di finzione che dà un'impressione documentaristica. Ed è forse proprio questa sua intenzione di rappresentazione distaccata e obiettiva (...) a procurare commenti e reazioni che travalicano i consueti confini del fatto cinematografico." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 7 febbraio 2013)

"Ancora guerra per Kathryn Bigelow dopo 'The Hurt Locker', su dei combattenti in Iraq quasi drogati dalle loro stesse gesta. Oggi il tema è più impegnativo perché, a dieci anni di distanza dall'11 settembre 2001 affronta la lunga, affannosa caccia a Bin Laden e, dopo la scoperta del suo rifugio, ci dice della sua uccisione il 2 maggio del 2011 alla mezzanotte e trenta, e cioè alle 'zero dark thirty' secondo una terminologia militare. (...) Un'inchiesta giornalistica, (...) ma il film è anche la documentazione splendida, da un punto di vista cinematografico, di un evento che ha tenuto la CIA, la Casa Bianca e, in definitiva il mondo intero in un' ansia quasi spasmodica profusa a piene mani, ma contemporaneamente ben dosata, da una regia che, senza mai un sospetto di retorica, segue lo svolgersi dell'azione con rigorosa precisione, come nelle primissime pagine quando l'11 settembre è evocato con immagini buie che lasciano solo intendere, nella colonna sonora, le voci disperate di chi sa di morire, e nelle ultime quando l'attacco dei Navy Seals è rappresentato quasi soltanto con le luci verdi delle visioni notturne. In mezzo, e per tutto il tempo, una protagonista come Jessica Chastain, decisa e tesa, anche con ardore." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 7 febbraio 2013)

"La mise en scene classica e precisissima di Bigelow non ci risparmia niente, e non cerca scorciatoie psicologiche: quello che si vede è una combinazione di metodo scientifico e macelleria medioevale. I rituali e gli attrezzi di scena svelati al mondo dalle micidiali foto di Abu Ghraib ci sono tutti - cappio, cappuccio, collare da cane, water-boarding, le umiliazioni sessuali, l'heavy metal a volume assordante (...). Nella sua complessa architettura drammatico/visiva è un film che non prevede «zone di conforto» per Io spettatore. Quello che sta succedendo - che sia una bomba su un bus di Londra o in una base militare afghana, o un uomo torturato selvaggiamente in una remota prigione pakistana o polacca - è un problema di tutti. Il «lavoro» della guerra era anche il tema di 'The Hurt Locker' e tutto il cinema di Bigelow è fatto di appassionate immersioni in microcosmi di cui esplora procedure e codici (che si tratti di bikers, vampiri, surfisti rapinatori o militari che disinnescano bombe).Allo stesso modo 'Zero Dark Thirty' è un film che esiste in un microcosmo preciso, la caccia a Bin Laden vista non attraverso le scelte di Bush o Obama ma nel quotidiano di chi l'ha fatta. Bigelow e Boal affidano la loro storia a un'analista fresca di college (Jessica Chastain), catapultata a Islamabad da Langley. (...) Al momento della messa in lavorazione, alcuni repubblicani l'avevano denunciata come un'operazione di propaganda pro Obama per scopi elettorali. Per evitare problemi, l'uscita del film era stata posticipata a Natale. Visto adesso, a rielezione avvenuta, 'ZDT' non solo non è un film banalmente «pro Obama»: non è un film su un evento del passato, su un sollievo. Nella sua magnifica, sicura, chiarezza formale e politica è una finestra su un problema aperto - Guantanamo, i 'black sites', droni. Problema aperto. E dlitutti." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 7 febbraio 2013)

"Qui l'uccisione di Bin Laden non è il climax: con lo sceneggiatore Mark BoaI, mette a fuoco il prima - da Londra a Mumbay, le tappe esplosive del terrore e della guerra al terrore - e ancor più, il dopo. Completata la missione, Maya è l'unica passeggera di un cargo militare, ma non sa indicare una destinazione al pilota: per lei parlano le lacrime, il pianto a dirotto di un Paese intero. L'Uomo Nero non c'è più, e ora che si fa? Lungamente costruita per differenza su Bin Laden, l'identità dell'America si scopre a pezzi e trova il paradosso: lo sceicco del terrore è morto, lunga vita allo sceicco. Ovvero, sotto a chi tocca... Film magistrale: da non perdere." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 7 febbraio 2013)

"Crudo, interminabile dramma, tratto da un'arcinota storia vera, la cattura di Bin Laden, decorato con cinque esagerate nomination. Un film rimpinzato nella prima di atroci torture, esibite con sadico realismo, e nella seconda incentrato su un'estenuante caccia all'uomo. In piena notte e in pienissimo buio. Così non si vede niente e si capisce ancora meno." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 7 febbraio 2013)
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