WILDE

GRAN BRETAGNA - 1997
WILDE
Nel 1883 l'irlandese Oscar Wilde torna a Londra pieno di esuberanza dopo un giro di conferenze negli Stati Uniti, dove è andato anche a visitare i minatori in miniera. In città, corteggia e sposa Constance Lloyd e dal matrimonio nascono due figli. Una sera Robert Ross, un giovane canadese ospite a casa Wilde, seduce Oscar e lo costringe ad affrontare i sentimenti omosessuali che egli aveva provato sin dai giorni di scuola. Mentre la sua carriera artistica prosegue, aumenta però il rischio di scandalo. Nel 1892, in occasione della prima de "Il ventaglio di Lady Windermere", Oscar viene presentato ad uno studente di Oxford, lord Alfred Douglas detto Bosie. Tra i due comincia una relazione appassionata e burrascosa che porta Oscar a frequentare il giro delle case con ragazzi a pagamento, trascurando moglie e figli non senza sofferenza e sensi di colpa. Il padre di Bosie si oppone a questa scandalosa relazione, minaccia il figlio che a sua volta convince Oscar a denunciare il padre per diffamazione. Ma l'uomo reagisce e, essendo l'omosessualità illegale, trascina Oscar in tribunale. Dichiarato colpevole, Oscar viene condannato a due anni di lavori forzati. In carcere scrive a Bosie una lettera, il De profundis, in cui spiega che non si potranno mai più vedere. Constance si trasferisce in Italia, dove muore. Uscito di prigione nel 1897, Wilde parte per l'Italia, dove ritrova Bosie e l'antica passione si riaccende.
  • Durata: 115'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: DALLA BIOGRAFIA OSCAR WILDE DI RICHARD ELLMANN
  • Produzione: MARC SAMUELSON E PETER SAMUELSON.
  • Distribuzione: BIM DISTRIBUZIONE - MEDUSA VIDEO

NOTE

REVISIONE MINISTERO DICEMBRE 1997
PRESENTATO NELLA SEZIONE "BRITISH RENAISSANCE" AL FESTIVAL DI VENEZIA 1997

CRITICA

"L'irlandese Oscar Wilde non è certo stato uno scrittore che lasciava indifferenti. Per questo il difetto del film che Brian Gilbert gli dedica, ispirandosi alla biografia di Richard Ellmann, è maggiore dei pregi che ha indubbiamente. Perché la correttezza che lo caratterizza, l'impeccabilità delle scenografie e della regia vanno a scapito della forza della storia che ci racconta, che non riesce a coinvolgerci. In proposito qualcuno ha osservato che 'Wilde' affascina, ma non morde. A favore del film sta l'interpretazione di Stephen Fry, che rende perfettamente la parabola di oscar Wilde, dal successo alla prigione". ('Venerdì di Repubblica', 7 luglio 2000)
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