Voce del verbo amore

ITALIA - 2007
Voce del verbo amore
Francesca e Ugo, sposati da 10 anni e con due figli, dopo un periodo di crisi, decidono di separarsi. Tuttavia, gli avvenimenti successivi alla separazione renderanno entrambi consapevoli del forte legame che li ha uniti in tutti questi anni.
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: MARCO POCCIONI, MARCO VALSANIA E MARINA BERLUSCONI PER RODEO DRIVE, MEDUSA FILM
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 27 Aprile 2007

RECENSIONE

di Boris Sollazzo
Ti odio, ti lascio, ti... faceva sorridere col magone, così brillante nel raccontare la grandezza dell'amore da come lo stesso, terribilmente, si conclude. Voce del verbo amore ci riprova, narrando una separazione che "non s'ha da fare". Il promettente Andrea Manni, ottimo esordiente di "genere" con Il fuggiasco, ce la mette tutta. Ma l'idea è di Maurizio Costanzo, così come una delle quattro mani che scrivono la sceneggiatura. Il film è così maschilista e banalotto, la coppia Pasotti-Rocca, costretta in un continuo yo-yo, sembra uscita da una puntata sobria di "Uomini e donne". I caratteri (bravi Pagni e Dazzi) sono stereotipi troppo triti. That's amore? Speriamo di no.

CRITICA

"Un bel duetto fra Stefania Rocca e Giorgio Pasotti. Lo schema è il solito: si amano, si lasciano, si riprendono. Il soggetto di Maurizio Costanzo, però, e la sceneggiatura che insieme a lui ne ha ricavato Andrea Manni, svolgono questo schema con tale vivacità e così godibili elementi da trasformare il consueto quasi in nuovo, favorendo ad ogni svolta del racconto una osservazione ora divertita ora partecipe, un occhio sempre attento alle evoluzioni cui via via vanno incontro i due protagonisti. (...) Senza facilità, comunque, anche nei passaggi più prevedibili, e con uno studio dei caratteri dei due che non resta mai in superficie, anzi scava a fondo nelle psicologie, nei loro risvolti, nelle loro contraddizioni, riuscendo a costruire il ritratto di una coppia (e dei suoi sfondi) con una spigliatezza cui poi la regia di Manni riesce a conferire una agilità di ritmi e una freschezza di climi in giusto equilibrio fra sentimenti ed emozioni. Evitando di insistere sia nel dramma sia nella commedia. Con una riserva, il curioso compiacimento con cui, alle spalle degli interpreti, vengono di continuo sciorinati i più noti scorci architettonici di Roma, fra l'oleografia e la propaganda turistica. Le esorcizza però proprio quel duetto su cui si regge tutto il film, colorandone ogni pagina. Stefania Rocca sa toccare con sensibilità tutti i tasti dell'amore, della gelosia, del risentimento. Giorgio Pasotti, di fronte a lei, ne ripete, in chiave maschile, gli stessi momenti e le stesse note, eguagliandola nella gamma ricchissima di sfumature e di accenti. Applausi ad entrambi." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 27 aprile 2007)

"Contraddicendo quella vecchia stupidaggine da 'Love story' che amare significa non dover mai dire mi spiace, il film di Andrea Manni, con una inedita sfumatura sofisticata per la commedia italiana, ribatte che è proprio il contrario. (...) 'Voce del verbo amore' è una commedia sulle sorprese dell'amore, certo non uno scoop. Un Marivaux-De Musset aggiornato: non solo nessuno è perfetto ma il cuore è contraddittorio assai. Anche se la fine è nota, il film è cucito con contrazioni sentimentali che la regia di Manni riesce a ravvivare in zona da commedia, con caratteri di sostegno. La morale? La coppia non è la soluzione, ma il problema. In linea sia con le ammucchiate affettive stile Ozpetek sia con i ping pong coniugali di D'Alatri, il film, pur eccedendo nei capricci dei piccini, ci avverte in modo distensivo e divertente che i bilanci privati sono sempre provvisori, aggiornando il più di oggi, meno di domani, ma forse anche viceversa: non c'è uscita di sicurezza. Un po' ripetuto, con qualche scorciatoia dubbia, entrando nei supermarket dove si rimorchia e usando in modo ossessivo il telefonino, il film chiude con perdita d'acqua sul soffitto: attenti, è la metafora. Cast di molti toni, tutti azzeccati, dai due contendenti: Stefania Rocca che diventa insopportabile con classe, verosimile mogliettina; Giorgio Pasotti, nel film chiamato cucciolotto, un sempre più bravo giovane attore che controlla con stile una nevrotica personalità nascosta." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 27 aprile 2007)

"L'idea c'è, ma il risultato è un'opera leggera leggera. Davanti a una Roma da spot, il film declina i luoghi comuni d'ordinanza: frenesia della vita moderna e routine di coppia che allontana... Benché gli attori ce la mettano tutta, l'approfondimento psicologico è annacquato e la credibilità langue. Se si pensa che Costanzo ha sceneggiato 'Una giornata particolare' viene voglia di mettersi a piangere. Ma la canzone finale, 'Più' di Gepy and Gepy, rifatta da Fiorello e Giorgia, è letteralmente imperdibile." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 27 aprile 2007)

"Cento ne fa e una ne pensa il multiforme Maurizio Costanzo. Peccato che quell'una, a volte, non sia una gran pensata. Basta vedere la loffia commedia sentimentale 'Voce del verbo amore', di cui ha scritto soggetto e sceneggiatura, affidandone la regia ad Andrea Manni, già autore del passabile 'Il fuggiasco'. In verità scappare dalla sala è una tentazione irresistibile per lo spettatore meno paziente, presto arcistufo dei tiramolla tra Giorgio Pasotti e Stefania Rocca. (...) Insomma una sfilza di banalità assortite attorno alla coppia che stavolta si ricompone dopo lo scoppio. Tra tante figurine inutili (come la colf ucraina colpevole di stratosferiche bollette telefoniche) e squarci della Roma più turistica (il Pincio e il Colosseo) Pasotti e la Rocca si inseguono con mille smorfie, incerti se ridere o piangere." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 27 aprile 2007)

"Evento insolito: una commedia sentimentale non sciocca né portata avanti a forza di stupidaggini, diretta da un regista che ne 'Il fuggiasco' aveva mostrato ottime qualità drammatico-realistse e che si mette alla prova con successo in un altro genere, scritta da Maurizio Costanzo, interpretata da Giorgio Casotti e Stefania Rocca che sinora ne hanno fatte di tutti i colori. (...) I protagonisti sono brillanti e misurati, la regia è senza gorghi né stanchezze: sarebbe bello se l'esempio venisse seguito." (Lietta Tornabuoni,'La Stampa', 27 aprile 2007)
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