Visages

TAIWAN, FRANCIA, BELGIO, OLANDA - 2009
Visages
Un regista taiwanese è chiamato a realizzare un film sul mito di di Salomé. Come ambientazione ha scelto il Museo del Louvre, a Parigi, mentre per dare una chance in più al film, i ruoli principali sono stati affidati ad un attore francese rinomato e ad una modella di calibro internazionale. Tuttavia, sin dai primi giorni di lavorazione è chiaro a tutti che la realizzazione del lungometraggio subirà intoppi di vario tipo...
  • Altri titoli:
    Face
  • Durata: 137'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: JBA PRODUCTION, HOMEGREEN FILMS, THE LOUVRE MUSEUM, TARANTULA, CIRCE FILMS, ARTE FRANCE CINÉMA, FORTISSIMO FILMS

NOTE

- IN CONCORSO AL 62. FESTIVAL DI CANNES (2009).

CRITICA

"Il cinema. E la vita. È un film di fantasmi 'Visage', sospeso nella memoria, nella morte, nella passione per il cinema stesso, Pasolini, Fellini, Mizoguchi sussurra Léaud al giovane regista di Taiwan che non parla francese ma comprende e sa. Il cinema come spazio di una conoscenza che è universale. Con momenti di bellezza visivi assideranti, le scene musical con Casta che canta in cinese vecchie canzoni, quasi cadaverica nel freddo invernale del parco parigino. L'acqua, i silenzi, i sogni, le improvvise allucinazioni, un cervo che fugge dal set e vaga nella metropoli: i segni di cui Tsai Ming Liang dissemina la trama emozionale dei suoi film, rarefatto gioco di specchi e di universi paralleli. Quello del film, quello della realtà, quello di un sogno panteista di mitologie e amori cinefili. Qualcosa però (la commissione? la coproduzione?) non ha funzionato, come se il regista non riuscisse a mettere insieme in un movimento coerente (come era il magnifico Non voglio dormire solo), i molti frammenti narrativi. Forse l'eccesso di amore per gli oggetti maneggiati, la fatica a districarsi nel labirinto del Louvre, e difatti la parte francese è la più debole di necessità e coesione. Fino al finale, un'epifania di bellezza nel giardino davanti al museo parigino, nella quale però, ancora una volta, non riusciamo a sentire l'emozione." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 23 maggio 2009)

"Le attese maggiori erano per Tsai e per come avrebbe sfruttato un cast abbastanza stellare, da Laetitia Casta a Fanny Ardant, da Jean-Pierre Léaud a Jeanne Moreau, da Mathieu Amalric a Nathalie Baye. Senza contare il suo attore feticcio Lee Kang-sheng. Ma la storia di un regista taiwanese che arriva a Parigi per filmare la storia di Salomé al Louvre, nonostante gli sia morta la madre in patria, diventa sullo schermo una serie di quadri a volte di indubbio fascino (altre volte, molto meno) dove però è arduo trovare il nesso che li lega. (...) Ma il senso complessivo francamente sfugge e viene il dubbio che un regista come Tsai Ming-liang si trovi molto più a suo agio nel proprio mondo orientale che tra i miti dell' Occidente." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 23 maggio 2009)
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