Una Promessa

Une Promesse

FRANCIA, BELGIO - 2013
3/5
Una Promessa
Germania, prima della Seconda Guerra Mondiale. Lotte Hoffmeister, giovane moglie di Karl Hoffmeister, ricco proprietario di un'acciaieria più anziano di lei, si innamora di Friedrich Zeitz, un giovane e ambizioso ingegnere, proveniente da una famiglia povera e segretario personale di Karl. Tra i due si instaura un silenzioso e intrigante gioco di sguardi fino a quando Karl, all'improvviso, decide di mandare Friedrich in Messico per lavoro. Lotte, infatti, apre il suo cuore rivelando a Friedrich il proprio amore. I due iniziano così un'appassionata corrispondenza in cui si promettono amore eterno; ma la guerra incombe e ben presto le comunicazioni sono interrotte. Alla fine del conflitto mondiale, con milioni di morti e l'Europa devastata, Friedrich tornerà in patria. Ritroverà il suo perduto amore?
  • Altri titoli:
    A Promise
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: (1:2.40)
  • Tratto da: romanzo "Il viaggio nel passato" di Stefan Zweig (ed. Ibis, coll. Minimalia)
  • Produzione: FIDÉLITÉ FILMS, IN ASSOCIAZIONE CON WILD BUNCH, IN COPRODUZIONE CON SCOPE PICTURES
  • Distribuzione: OFFICINE UBU (2014)
  • Data uscita 2 Ottobre 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Tratto da Viaggio nel passato di Zweig, ambientato in Germania nel 1912, Una promessa è incentrato su Friedrich, giovane di umili origini (Richard Madden) che inizia a lavorare in una grande acciaieria di cui è proprietario l'algido Karl Hoffmeister (Alan Rickman). Vista l'intraprendenza, Hoffmeister gli affida maggiori responsabilità fino a nominarlo segretario personale e convincerlo a prendere dimora presso la sua enorme casa. Il problema è che lì ci vive anche la bella signora Hoffmeister, Charlotte (Rebecca Hall), al cui fascino Friedrich non è indifferente.
Mélo in costume girato in digitale, A promise è elegante e inusitatamente realistico. Leconte non perde di vista i sottotesti sociali (la differenza di classe tra i due maschi in competizione) e la questione generazionale (il giovane minaccia il più vecchio), congelando le passioni dentro il maniacale feticismo che avvinghia i protagonisti. Ma il punto di arrivo è un altro: è la celebrazione e insieme il lutto del desiderio, di un sentimento condannato a restare fuori dal tempo (prima le convenzioni sociali, poi i nazisti alle porte).
Lo scacco di due amanti che provano a risalire la corrente di una Storia ineluttabilmente lanciata verso la propria catastrofe.

NOTE

- FUORI CONCORSO ALLA 70. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2013).

CRITICA

"Patrice Leconte, regista che aveva un pizzico di follia, con 'Una promessa' rientra nei ranghi del décor riducendo un romanzo di Stefan Zweig, dove il grande viennese racconta l'amore, interrotto dalla guerra, tra un giovane ingegnere e la lady del capo, addì Germania 1912. In epoca di 'recherche' austroungarica il film con le sue belle domande da Bergson quanto l'Amore resiste al Tempo? ) ha l'andamento della buona fiction, ben recitata (...), ma mancano impeti e sussulti. Tutto è trattenuto, imploso. Vien quasi voglia di spettinare un po' il film." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 2 ottobre 2014)

"Dai testi di Stefan Zweig sono usciti grandi film come 'Lettera da una sconosciuta' e 'Grand Budapest Hotel'. Quello di Leconte, adattamento del 'Viaggio nel passato', merita attenzione. Il regista francese s'interroga su quanto il desiderio possa resistere al tempo e alla separazione, dando apparenze un po' fuori moda a sentimenti, in realtà, molto contemporanei. Le immagini, aggraziate e rivestite di una patina d'epoca, ricordano la pittura impressionista. Anche se da Leconte ci saremmo aspettati un film meno saggio, il gioco della passione rattenuta non lascia indifferenti; e vale la pena di vedere come Alan Rickman ( ... ) rende la gelosia con la sola forza degli sguardi." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 2 ottobre 2014)

"Stefan Zweig nel suo racconto primo Novecento 'Il viaggio nel passato' sosteneva che anche un grande amore non resisteva alla lontananza, al silenzio e al vuoto di una lunga separazione. Il regista francese Patrice Leconte ('La bottega dei suicidi', disegno animato, 'Il marito della parrucchiera' e anche il settecentesco 'Ridicule') nel film che ne ha ricavato, pur con delicatezza, pensa invece il contrario e propende per un quasi lieto fine. (...) Non mi sento di condividere il quasi lieto fine adottato da Leconte, riconosco però alla sua finissima regia il merito di aver rappresentato, agli inizi, quell'amore tacito e sempre segreto fra i due, con garbati e quasi sospesi richiami anche sessuali in cifre di soffusa delicatezza, lavorando con molto calore ma anche con quasi trepido distacco attorno ai loro volti, ai loro gesti, ai loro molti silenzi. In quell'austera cornice alto-borghese guglielmina, cui basta un suono di campane a far sapere che è scoppiata la guerra e l'affermazione, quasi mormorata di un domestico, che la Germania l'ha persa. Vi corrispondono egregiamente tre attori inglesi molto abili, Rebecca Hall, Charlotte, Richard Madden, Friedrich, il grande Alan Rickman, il proprietario dell'acciaieria." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo - Roma', 2 ottobre 2014)

"Stefan Zweig, scrittore e letterato austriaco fuggito dopo l'avvento di Hitler a Londra e morto suicida in Brasile nel 1942, conosceva bene il sapore amaro della lontananza forzata dalla propria terra. Intuiva che nel caso fosse potuto rientrare in patria nulla gli sarebbe sembrato come prima; sapeva quanto la Storia poteva pesare sul destino dei singoli. E' di questo che parla il suo romanzo breve 'Il viaggio nel passato' (...), trasferito sullo schermo da Patrice Leconte con un titolo che sposta l'accento sull'aspetto romantico della storia piuttosto che sul tema dell'impossibilità di tornare indietro e recuperare il tempo perduto. (...) Leconte, che pure è un fine cineasta, stavolta ha sbagliato i pesi narrativi, dando troppo spazio al silenzioso sbocciare dell'impossibile sentimento e sbrigando il finale in modo frettoloso. E l'emozione e il palpito non scattano." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 2 ottobre 2014)

"Ispirato al racconto 'II viaggio nel passato' di Stefan Zweig, 'Una promessa' reintegra la classicità narrativa all'interno del prolifico e multiforme cinema del maestro francese Patrice Leconte. Un mélo di profonda umanità sullo sfondo degli imminenti tumulti dell'Europa centrale. II pubblico femminile è lo spettatore prediletto per questo raffinatissimo film." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 2 ottobre 2014)

"Piacerà almeno a tre categorie di spettatori. Gli ammiratori di Rebecca Hall (ex musa di Woody Allen). I fan di Patrice Leconte, un regista che taceva da tempo, ma ha spesso colpito giusto ('L'uomo del treno', 'Monsieur Hire'). E i nostalgici della belle époque in cinema (la trama è tratta da un racconto di Stefan Zweig)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 2 ottobre 2014)

"Elegante e fatuo mélo, che svolazza tra gli arredi di classe e i musi lunghi dei protagonisti. (...) appassionata (e anacronistica) love story. Però quando lui odora il pianoforte, spiato dalla fantesca, è arduo non sghignazzare." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 2 ottobre 2014)

"Primo film girato dal francese Leconte in lingua inglese, «Una promessa» è curiosamente tratto dal romanzo 'Il viaggio nel passato' di uno scrittore super-démodé come il viennese Zweig, che non a caso ambientò una sua tipica storia d'amore e di classe nella Germania fra le due guerre mondiali. Il miscuglio geografico non ha, però, giovato al versatile regista che si limita a impaginare con gusto un patinato melodramma affidato, peraltro, a tre buone incarnazioni del terzetto Rickman-Hall-Madden rispettivamente marito, moglie e amante. L'adulterio non consumato e, dopo l'atroce pausa bellica, giunto al dunque pressoché disinnescato (l'attesa, si sa, non giova alla libido), si barcamena nell'accademica calligrafia figurativa e scenografica e, peccato cinematografico mortale, annega a poco a poco tormento ed estasi, sguardi e fremiti, gesti e silenzi nel meccanismo della classica catena di lettere che partono e non arrivano, ma che, anche quando ci riescono, volendo spiegare tutto non spiegano un bel niente." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 9 ottobre 2014)
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