Una giusta causa

On the Basis of Sex

USA - 2018
3/5
Una giusta causa
La vera storia di Ruth Bader Ginsburg, le sue lotte per la parità di diritti e i primi casi di una carriera storica che ha portato alla sua nomina e conferma come giudice supremo della Corte Suprema degli Stati Uniti.
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: (1:1.85), ARRI ALEXA MINI, PANAVISION PRIMO LENSES / ARRI ALEXA SXT, PANAVISION PRIMO LENSES, DCP
  • Produzione: ROBERT W. CORT, JONATHAN KING PER AMBLIN PARTNERS, GORDONSTREET PICTURES, ROBERT CORT PRODUCTIONS
  • Distribuzione: VIDEA (2019)
  • Data uscita 28 Marzo 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane
Atticus Finch è forse uno degli avvocati più amati di sempre. Ne Il buio oltre la siepe (dal romanzo di Harper Lee, un capolavoro sullo schermo con Gregory Peck), si è schierato dalla parte dei più deboli nell’America profonda degli anni Trenta, difendendo una persona di colore. Ma alla fine della storia, sceglie di “insabbiare” un omicidio. Lo si può quindi definire un uomo di legge? Per alcuni è il più grande eroe del cinema a stelle e strisce, ma Ruth Bader Ginsburg e la figlia litigano in cucina per trovare una risposta in Una giusta causa.

La madre sostiene che Atticus abbia sbagliato, l’adolescente afferma che la Costituzione non è tutto. Da una parte le regole, dall’altra l’umanità. Chi ne esce vincitore? Serve un’armonia. Ginsburg ha combattuto per tutta la vita per i diritti delle donne. Ha denunciato la discriminazione insita nel sistema americano. In gioventù non riusciva a trovare uno studio legale che la volesse assumere, nonostante fosse la migliore del suo corso sia ad Harvard che alla Columbia. Così è andata in tribunale, ha ottenuto sentenze che hanno fatto giurisprudenza.

Oggi a 86 anni è giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, dopo essere stata nominata da Bill Clinton nel 1993. Una guerriera, che non ha mai abbassato la testa. In Una giusta causa, fin dall’università si sente chiedere perché non abbia lasciato il posto a un maschio. I suoi desideri non interessano, gli antichi retaggi guardano alle madri come custodi del focolare.

Ginsburg ha messo in atto una quieta rivoluzione, fondata sulla parola, sul controllo delle emozioni, sul duro lavoro. Il film esalta la sua protagonista, e trascina anche la platea. Sensibilizza su tematiche importanti, attualizza il dibattito sul femminismo. Una vicenda di movimenti e di movimento. Con sullo sfondo il Sessantotto, il cambiamento. In una società in fibrillazione, che aveva bisogno di rinnovarsi.




Ma la regista Mimi Leder non vuole mettere in scena un comizio. Si innamora della Ginsburg, ne tratteggia le debolezze, i fallimenti, per poi accompagnarla fino al successo. Da professoressa a esempio per le nuove generazioni, attraverso i decenni. Con tanto di apparizione finale della vera Ginsburg. E poco importa se a volte la costruzione sembra troppo hollywoodiana o lo spirito edificante rischia di prendere il sopravvento.

I canoni da solido legal movie vengono rispettati, lo scontro pirotecnico in aula è assicurato. E l’occhio è sempre ad Atticus Finch, campione nel lanciarsi in imprese impossibili, perché la giustizia non è solo quella che arriva dai codici. In Italia il titolo è Una giusta causa, mentre in patria è On the Basis of Sex (in base al sesso, al genere). Breve apparizione anche di Kathy Bates, nei panni dell’agguerrita progressista Dorothy Kenyon.

CRITICA

"Anche se la regista Mimi Leder, esperta in legal serial e prima donna ammessa all'American Film Institute, dirige 'La giusta causa' col piglio convenzionale del bio movie a lieto fine non definitivo, concorrendo all'Oscar, ciò che dice è così importante e attuale che vien voglia di farlo proiettare a scuola. Parla della carismatica icona dei diritti, l'oggi 86enne Ruth Bader Ginsburg che ebbe da Clinton nel 1993 l'onore di sedere tra i giudici della corte. (...) il film ha un jolly nel raccontare come i mutamenti epocali si facciano a piccoli passi di formica. Con contorno speziato legale, avvocati retrò, un marito onesto, due figli in cui vince per gender la ragazza (nessuno è perfetto) il film porta a spasso nella speranza del diritto, siglandolo con la battuta di Kathy Bates «bisogna cambiare le mentalità, poi le leggi». Si fa ancora in tempo a invitarla a Verona per il congresso che sposta le lancette troppo indietro." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 28 marzo 2019)

"(...) Ma per quanto appassionante sia l'impalcatura legale su cui poggia 'Una giusta causa', e per quanto ancora tristemente attuale sia l'arringa davanti alla corte d'appello di Ruth Bader Ginsburg - che interpreta un cammeo nei panni di se stessa nel finale - il film imprigiona nella sua impostazione convenzionale e patinata proprio una donna che ha sfidato le convenzioni, il pensiero comune, le tradizioni che volevano - e vogliono - la donna in casa, ad accudire i figli e il marito." (Gianni Branca, 'Il Manifesto', 28 marzo 2019)

"Biografia di Ruth Bader Ginsburg, una delle poche donne, nel '56, ad essere accettata al corso di legge di Harvard. (...) Peccato, però, che il film, pur gradevole, renda meno giustizia a una personalità così complessa, appiattendola a suon di cliché e con una protagonista non all'altezza. Vietato ai diabetici per eccesso di «zucchero»." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 28 marzo 2019)
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