Un sacco bello

ITALIA - 1979
Enzo - jeans attillati, camicia aperta sul petto, ciondolo al collo, passione per la musica, protagonista di mirabolanti avventure erotiche e infine proprietario di una rombante auto sportiva - cerca compagnia per un viaggio-lampo da Roma a Cracovia. La trova, ma il malcapitato gli si ammala in viaggio. Enzo lo accompagna all'ospedale, poi s'attacca al telefono per trovargli un sostituto: si dovrà accontentare di un ometto avanti negli anni. Ruggero - che ha lasciato casa e famiglia per fondare una comunità hippie - incappa, dopo due anni, nel padre, che lo convince a un breve ritorno tra le pareti domestiche. Gli tocca, così, sorbirsi le attenzioni di un prete, di un professore e di un amico d'infanzia, mobilitati dal padre per aiutarlo a far tornare il figlio a una vita normale. Leo, succube di una madre che veglia sulle sue amicizie, incontra una bella ragazza spagnola, Marisol, in crisi sentimentale. Potrebbe essere la prima avventura del giovanotto, ma l'imprevisto ritorno del ragazzo di Marisol distrugge le illusioni di Leo.

CAST

NOTE

- FILM IN TRE EPISODI, SENZA IL TITOLO.

- ESORDIO ALLA REGIA DI CARLO VERDONE.

- PREMIO DAVID DI DONATELLO 1980 E NASTRO D'ARGENTO 1980 A CARLO VERDONE COME MIGLIOR ATTORE ESORDIENTE.

- ESISTE UNA VERSIONE VHS CONTENENTE OLTRE A QUESTO FILM ANCHE "BIANCO, ROSSO E VERDONE" PER LA REGIA DELLO STESSO VERDONE.

CRITICA

"Verdone regista sa mettersi al servizio degli attori, compreso se stesso che interpreta tre ruoli principali e altri tre minori. di quelli destinati a rimanere nell'immaginario popolare. C'è ironia e simpatia per i personaggi, anche i più buffi, non c'è mai volgarità."

"Primo del comico Carlo Verdone, noto finora soprattutto per i suoi interventi in varietà televisivi, il film è fatto essenzialmente di personaggi, la gran parte dei quali sono interpretati, con notevole abilità di trasformista, dallo stesso Verdone. E' una galleria di ritratti in cui compaiono il giovanotto di periferia, la cui vitalità nasconde la solitudine; il borghese che inorridisce di fronte al rifiuto del figlio di condividerne gli ideali; il prete sociologo, che si crede scienziato del costume; il giovanotto afflitto dalla mamma e dalla 'routine' quotidiana in cui essa lo ha confinato; e così via. Più che da vere trovatem o dai dialoghi, il film deriva la sua godibilità dall'esatta, minuziosa osservazione dei caratteri, dei loro tic, del loro linguaggio." ("Segnalazioni cinematografiche", vol. 89, 1980).

"Senza dubbio, il film riesce a dare un ritratto piuttosto scanzonato e semiserio di una certa parte della gioventù contemporanea, delle sue mode culturali, delle sue manie, dei suoi atteggiamenti indotti. Tuttavia il passaggio dalla televisione al cinema non sembra abbia giovato molto nell'affinare le qualità espressive di questo giovane autore. La capacità macchiettistica di Verdone, dilatata in un film di circa due ore, perde via via vigore, mostrando, molto spesso, anche il fiato grosso, sintomo quest'ultimo di uno dei più grandi limiti di quest'operina: la mancanza di una sceneggiatura compatta e efficace." (Carlo Tagliabue, "La Rivista del Cinematografo", 3, 1980).
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