Un giorno in pretura

ITALIA - 1953
In una giornata di udienza, il pretore Lorusso passa in rivista i seguenti casi: 1) Un ladruncolo, che per fame ha rubato dei gatti, viene condannato. 2) Il figlio di un ex deputato della DC, sorpreso a Villa Borghese con Teresa ed accusato di averla baciata, viene assolto. Chi ne ha tratto il maggior profitto è Augusto Moncacci, di professione "testimone oculare". 3) Elena accusa il marito di abbandono del tetto coniugale, lui a sua volta documenta le infedeltà della moglie con registrazioni sonore fatte con il magnetofono ed un film. Succede un parapiglia. 4) Don Michele, cappellano dei "nibbiotti", accusato d'aver provocato una rissa e causato danni in un biliardo. Una ragazza, Anna, confessa di aver derubato in tram il sacerdote, sottraendogli 50.000 lire. Dopo aver seguito la ladra fino ad una casa ospitale, Don Michele ha ricuperato la somma giocando al biliardo una partita che la Provvidenza gli ha fatto vincere. Di qui la rissa con intervento dei "nibbiotti". Don Michele viene condannato. 5) Oltraggio al pudore: un giovanottone scemo, costretto a girare nudo dopo il bagno, suscita scandalo, entrando in una villa. Condanna con la condizionale. 6) Lulù, ex soubrette, è accusata di adescamento e di ubriachezza molesta. E' assolta dal pretore, che nel 1917, al fronte, l'aveva ammirata, rispettandola.

CAST

CRITICA

"Il film appare frammentario ed eccessivamente lungo; la recitazione è in parte buona. Buona la fotografia. ('Segnalazioni cinematografiche', vol.35, 1954).

"Gli unici mtivi di interesse spettacolare sono da ricercarsi in una comicità di grana assai grossolana e in sollecitazioni di epidermico erotismo. Nel film non si affaccia mai un filo di fantasia e di originalità: i vari momenti comici sono piuttosto affidati alla efficacia di taluni interpreti (Sordi, De Filippo), insufficienti peraltro a conferire al film un minimo di coerenza stilistica (...). Tutto risulta nel film casuale e arbitrario, mancante di coesione e di equilibrio". (Nino Ghelli, "Rivista del Cinematografo", 4, 1954)

"Celebre commedia del sottovalutato Steno, che porta maluccio i suoi anni, ma fa ancora sorridere e davvero sbellicare nell'irresistibile siparietto di Sordi. Tra la verde Sophia Loren e la più matura Silvana Pampanini è feroce la guerra toracica". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 1° luglio 2003)
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