Tutto tutto niente niente

ITALIA - 2012
2/5
Tutto tutto niente niente
Cetto La Qualunque, politico "disinvolto", è alle prese con una travolgente crisi politica e sessuale. Rodolfo Favaretto, secessionista nordista estremo, per vivere e combattere la crisi commercia in migranti clandestini. Frengo Stoppato, uomo stupefacente in tutti i sensi, torna dal suo "buen retiro" incastrato da una madre ingombrante, ma con un sogno da realizzare: riformare la chiesa e guadagnarsi la beatitudine. Cosa hanno in comune questi tre uomini? Perché sono finiti in carcere e perché riescono a uscirne? Ma, soprattutto, qual è il destino che li unisce?
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: DOMENICO PROCACCI PER FANDANGO, LEO, RAI CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION - DVD E BLU-RAY: 01 DISTRIBUTION HOME VIDEO (2013)
  • Data uscita 13 Dicembre 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
"Personaggi ridicoli". Antonio Albanese lo ha ribadito più volte, presentando Tutto tutto niente niente: "Proviamo a ridere dell'Italia attraverso tre caratterizzazioni desolanti, una fauna che detesto profondamente". E allora, dopo aver regalato a Cetto La Qualunque il brivido dell'one man show cinematografico (Qualunquemente), Albanese e il regista Giulio Manfredonia tentano di bissare il precedente successo di botteghino triplicando le "maschere": al politico corrotto e sessuomane si aggiungono il sempre più "fumato" Frengo (vecchia conoscenza tra i personaggi creati da Albanese) e il leghista scafista nonché - ovviamente - secessionista Rodolfo Favaretto (new entry nel catalogo del comico di Lecco). Tutti e tre - primi non eletti delle rispettive liste - finiscono in galera per differenti motivi, tutti e tre vengono fatti uscire da un sottosegretario lisergico e manovratore (Fabrizio Bentivoglio) per colmare il disavanzo di tre voti utili in un parlamento governato da perdizione, nani e ballerine. Ma gestire queste tre "cellule impazzite" sarà molto più arduo di quanto credesse.
Forse lo rivaluteremo tra qualche decennio, Tutto tutto niente niente, quando la realtà delle cose (si spera) sarà differente dal momento storico-politico che stiamo vivendo: oggi come oggi, però, il film di Manfredonia rimane sospeso in un limbo che sembra impedirgli di andare al di là del grottesco a cui ormai da tempo la cronaca stessa ci ha abituati e, cosa ancor più drammatica, riesce a strappare solamente qualche sorriso rispetto alle risate che, invece, prometteva.
Albanese è bravo, lo sappiamo, ma probabilmente le sue maschere non riescono a rendere sulla lunga distanza del racconto filmico: che in questo caso, maggiormente rispetto al precedente, tenta di affiancare ai tre protagonisti ulteriori spalle per garantire dinamismo e tempi comici (su tutti, oltre al già citato - e indubbiamente riuscito - sottosegretario interpretato da Bentivoglio, la convincente Lunetta Savino nei panni della mamma invasata di Frengo, decisa a far beatificare il figlio da vivo...): comicità che però non va oltre le gag più o meno indovinate, schiacciata dalle sue stesse ambizioni (anche scenografiche, basti pensare al trucco e ai costumi o alla scelta di ambientare la "politica romana" in edifici che non a caso ricordano i marmi del ventennio fascista dell'Eur), scissa tra il pensare alto (le caricature di Grosz o il cabaret di Valentin durante la Repubblica di Weimar, come ricordato da Bentivoglio) e lo sfogo becero e populista affidato ai tre "mostri" di Albanese. "Sono una escort", sussurra languidamente una bellissima ragazza a Cetto La Qualunque, che ringrazia ma di primo acchito rifiuta l'offerta: "Vedi, io adesso ho proprio bisogno di un troione"... Tutto tutto niente niente: l'Italia è questa, ci provano a dire Manfredonia e Albanese: tra 50 anni, magari, riscopriremo "come eravamo", oggi siamo troppo vicini sia per coglierne l'eventuale denuncia sia per comprendere l'aspetto ridanciano della questione. Quello che resta è la sensazione di trovarsi di fronte ad un insieme di schizzi, pennellate estemporanee di un'epoca che forse, al cinema, le maschere di un certo tipo non sono più in grado di inquadrare.

NOTE

- REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON BNL-GRUPPO BNP PARIBAS, FELTRINELLI, GRUPPO PSC SPA, ROSSI RESTAURI SRL, TECNO ACCIAI SRL AI SENSI DELLE NORME DEL TAX CREDIT ED IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO-FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO.

CRITICA

"II bravissimo Antonio Albanese si fa uno e trino diretto da Giulio Manfredonia superandosi in volgarità ma sempre un gradino sotto il reale, nel grottesco cabaret sulla nostra classe politica che, dall'inizio, viene arrestata. Cetto, quello del Nord Est, lo strafatto mistico, in una farsa a sketch di stampo tv che non riesce a mordere e resta una falsa satira dalla battuta solo greve: non lascia traccia nella coscienza dello spettatore. Ideologicamente, tutti d'accordo: ma dove viene fuori il discorso sulle idee?" (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 13 dicembre 2012)

"Concepita come l'affresco di un'Italia stravolta dai giochi di potere e dalla corruzione, la commedia non è sempre ben calibrata, ma offre materia di che ridere amaro e a denti stretti." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 13 dicembre 2012)

"Albanese non sbaglia un colpo nel reggere i tre personaggi (spesso in scena assieme, grazie alle magie del digitale). È il film, spesso, a mancare. La regia di Giulio Manfredonia è enfatica, eccede in effetti grotteschi e primi piani dal basso, spesso sottolinea in modo eccessivo ciò che sullo schermo non c'è. Il vero «autore» del film è il costumista Roberto Chiocchi, che si diverte a creare un mondo di potenti e politici esagerato, psichedelico, «felliniano». Con il risultato che il paradosso è meno assurdo della realtà, e 'Tutto tutto niente niente' sembra qua e là un tg girato da Frengo: sballato e innocuo." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 13 dicembre 2012)

"Non convince (...) 'Tutto tutto niente niente' di Giulio Manfredonia in cui Antonio Albanese interpreta tre personaggi: le gag più o meno riuscite del protagonista non sono infatti sostenute da una solida struttura narrativa capace di farci notare la differenza tra sketch televisivi e cinema." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 13 dicembre 2012)

"Che pasticcio. Niente a che vedere con il precedente, quello sì spassoso, 'Qualunquemente'. Antonio Albanese triplica i suoi personaggi, ma il divertimento è meno che dimezzato. I riesumati Cetto La Qualunque e Frengo, con l'aggiunta del negriero secessionista Olfo, fanno ridere davvero poco. Nonostante strepiti e battutacce da osteria." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 13 dicembre 2012)

"Piacerà a coloro che già avevano mostrato di gradire 'Qualunquemente' esordio cinematografico di Cetto. Il regista è sempre Giulio Manfredonia ottimo professionista capace di imbrigliare (e non è impresa da poco) gli eccessi mattatoriali di Albanese." (Giorgio Carbone, 'Libero', 13 dicembre 2012)
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