Troy

Troy
Nel 1193 a.C. Paride, principe di Troia, rapisce Elena, moglie di Menelao, re di Sparta. Da quel momento ha inizio la guerra di Troia che vede il contrasto tra Achille e Agamennone, l'uccisione di Patroclo ad opera di Ettore e la vendetta di Achille.
  • Durata: 161'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, DRAMMATICO, AVVENTURA
  • Tratto da: ispirato all'Iliade di Omero
  • Produzione: WOLFGANG PETERSEN, COLIN WILSON, DIANA RATHBUN, GAIL KATZ PER WARNER BROS., VILLAGE ROADSHOW (AUSTRALIA), RADIANT FILM (GERMANIA), LATINA PICTURES (MALTA)
  • Distribuzione: WARNER BROS. ITALIA (2004)
  • Data uscita 21 Maggio 2004
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RECENSIONE

"Questo film sta all'Iliade come Anna Karenina sta alla moglie di Ettore". Dal teorema di Benioff, sceneggiatore di Troy con all'attivo anche La 25ª ora, si desumono due importanti conclusioni. La prima, ormai nota, è la libertà che Wolfgang Petersen si è concesso nell'ispirarsi all'Iliade. La seconda, già meno, risiede nell'abissale differenza che ha dimostrato di poter fare un regista. Allora (quasi) raffinato, Benioff taglia oggi i personaggi con l'accetta. Il più squadrato appare il protagonista Achille. Per natura impossibilitato a sorridere (tradizione ed etimologia vogliono che fosse "privo di labbra") il semidio Brad Pitt cambia espressione una sola volta (quando Priamo va a reclamare il cadavere del figlio Ettore) e mezza (già che c'è gli restituisce anche la schiava Briseide) in ben 2 ore e 45 minuti di film. In compenso eccelle in retorica. Il primo saggio accompagna fuori campo i titoli di testa: "L'uomo è ossessionato dalla dimensione dell'eternità. E' per questo che combatto". E così in crescendo fino al drammatico epilogo, quando morente si abbandona a Briseide: "Tu mi hai dato la pace in una vita di guerra". Più di un'attenuante viene però da concederla guardandosi intorno. Fuori concorso Priamo-O'Toole (a cui basta lo sguardo scorato su Troia in fiamme per meritare il cachet), gli altri personaggi paiono già meno schematici. Più umano e tormentato Ettore-Bana, nel dongiovanni Paride (Bloom) fa capolino addirittura una velata ironia. E le donne? Sofferenti come la regia impone, Andromaca (Burrows) ed Elena (Kruger) patiscono (talvolta anche all'unisono) per le disgrazie e le peripezie dei loro mariti-promessi. Una spanna sopra, la meno patinata Briseide (Byrne). Dalla sua, ad onor del vero, anche spazi espressivi più ampi e un tormento interiore che l'originale avrebbe concesso anche ad Andromaca. Gli originali, anzi. Non solo l'Iliade, ma anche l'Odissea e l'Eneide, che Petersen ha saccheggiato e rimescolato a piacimento. Chiude il cerchio il passaggio di consegne tra Paride ed Enea nel parapiglia finale: a lui la spada di Troia. E forse il testimone del sequel.

NOTE

- PRESENTATO FUORI CONCORSO AL 57.MO FESTIVAL DI CANNES (2004).

- GIRATO A MALTA DOVE E' STATA RICOSTRUITA TROIA E A LOS CABOS IN MESSICO NELLA PENISOLA BAJA DOVE SONO STATE GIRATE LE SCENE CON LA SPIAGGIA.

- IL CAVALLO DI LEGNO E' STATO COSTRUITO NEI TEATRI DI POSA SHEPPERTON A LONDRA MA IN DUE PARTI PER MANCANZA DI SPAZIO. POI E' STATO TRASPORTATO A MALTA.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2005 PER I MIGLIORI COSTUMI.

CRITICA

"'Troy 'di Wolfgang Petersen è una lunga e tuttavia non prolissa parafrasi dell'Iliade in forma di superspettacolo. Non ci sono gli dei, mancano molte situazioni del poema, altre sono aggiunte; ma Brad Pitt è un Achille coi fiocchi, Peter O' Toole è un Priamo entusiasmante. Tengo a scandalizzare subito gli eruditi e i benpensanti confessando che mi sono divertito." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 14 maggio 2004)

"La sceneggiatura di David Benioff fornisce un bigino di tutte le leggende fiorite intorno alla guerra, ma limitandosi alla guerra stessa e saltandone premesse e conseguenze. Non ha molta importanza se modifica i destini di un bel po' di personaggi: facendone morire alcuni, fuggire e sopravvivere altri. La cosa un po' comica è che il famoso conflitto cantato dai poeti, anziché durare dieci anni, sembra una guerra-lampo; qualche settimana al massimo, cominciando con un arrivo dei greci sulla spiaggia d'Ilo che pare lo sbarco in Normandia, per finire con l'incendio e il saccheggio della città. Malgrado qualche pretesa di aggiornamento del mito affiori qua e là, la faccenda si risolve in un mastodontico gioco di soldatini, suddivisi in squadre e rivestiti degli stessi colori, come nel calcio: con l'eccezione di Aiace, che sembra il remake del gigante Golia in un peplum biblico anni 50. Wolfgang Petersen impagina diligentemente gli episodi, concedendosi un tocco sfizioso solo nella vestizione parallela di Ettore e Achille per il duello (che ricorda quella dei motociclisti di 'Scorpio Rising'). (...) Questa guerra di Troia non s'aveva da fare, allora? E perché no? A prenderla come una traduzione interlineare dell'Iliade si commette un'ingenuità; accettandola per quel che è, un 'fantasy' con personaggi che si chiamano Agamennone e Ettore, Priamo e Ecuba, ti puoi ragionevolmente divertire. Anche se - ecco il tallone d'Achille - non credi un solo momento a quello che stai vedendo." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 21 maggio 2004)
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