Tre cuori

3 coeurs

FRANCIA - 2014
5/5
Tre cuori
Una notte, in una cittadina di provincia, Marc dopo aver perso il treno per tornare a Parigi incontra Sylvie. Insieme, i due vagano per le strade fino al mattino, parlando di tutto tranne che di se stessi. Il mattino dopo, Mark prende il primo treno e con Sylvie decidono di rivedersi presto a Parigi. Il giorno stabilito, però, Marc non si riesce ad andare all'appuntamento salvo poi mettersi in cerca di Sylvie. Durante le sue ricerche l'uomo incontrerà Sophie, ma non sa che lei è la sorella di Sylvie...
  • Altri titoli:
    Three Hearts
    Trois Cœurs
  • Durata: 106'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: SCOPE (1:2.35)
  • Produzione: RECTANGLE PRODUCTIONS, PANDORA FILMPRODUKTION
  • Distribuzione: BIM
  • Data uscita 6 Novembre 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Giuseppe Gariazzo
Tutto nasce dal caso, da sguardi che si sfiorano. Un incontro inatteso, di notte, in una città della provincia francese, fra un uomo e una donna. Due figure solitarie che si incamminano, senza conoscersi eppure già ben conoscendosi, una a fianco dell'altra, che si esprimono per poche parole e fondamentali piccoli grandi gesti. Inizia così 3 cœurs di Benoît Jacquot.
Il film del regista francese (la cui filmografia comprende opere meravigliosamente depistanti come L'intouchable e Villa Amalia) è un viaggio verso, dentro la morte compiuto con magistrale equilibrio e una crescente tensione narrativa, visiva, musicale. Ne sono protagonisti Marc, impiegato all'agenzia delle imposte e alla soglia dei cinquant'anni, e Sylvie, quasi quarantenne che lavora nel negozio d'antiquariato di famiglia. Il cuore, nel senso dei sentimenti e della malattia, regola e scompagina con le sue aritmie gli orari, le attese, gli appuntamenti. Marc e Sylvie si perderanno e Marc troverà, senza saperlo, nella sorella della possibile amata, Sophie, la donna con la quale costruire una famiglia.Jacquot tesse una possente tela mélo con la complicità di Charlotte Gainsbourg, immensa nel ruolo di Sylvie, e di tutti gli altri interpreti, ognuno adeguato al personaggio: Chiara Mastroianni nei panni di Sophie, Catherine Deneuve e Benoît Poelvoorde in quelli della madre-matrona che tutto controlla e dell'uomo sofferente di cuore che non ha smesso di amare Sylvie.3 cœurs è un film che vive di oggetti (un accendino, le fotografie appese alle pareti, gli abiti indossati da Sylvie), di gesti ripetuti, delicati e indelebili (quello abituale che compiono le sorelle portandosi le dita alle labbra), di occhi, mani, corpi che si cercano, vicini e lontani, per le stanze, su Skype, dietro un vetro. Personaggi che, in maniera diversa, si avviano verso un altrove, unico luogo possibile dove ri-trovarsi felici, dopo avere chiuso gli occhi. In un film in cui, con struggente naturalezza, in tre momenti decisivi entra in campo la voce di un narratore come se fossimo, e lo siamo, dentro un romanzo dove non si ha paura di esprimere i molti battiti del cuore descrivendoli e filmandoli con rara intensità.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 71. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2014).

CRITICA

"Da una parte un uomo semplice e affranto dalla vita fiscale e dall'altra un rigoglioso duplice ritratto femminile con tre cuori d'attrici che battono all'unisono. Bussando alla porta del thriller alla Chabrol (e per proprietà transitiva alla Hitchcock) il film diventa un mélo sull'oscuro oggetto del desiderio in una messa in scena di insuperabile abilità in cui il quarto cuore è quello contro l'ipocrisia." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 6 novembre 2014)

"Il soggetto ricorda in parte il teatro di Marivaux, in parte i capricci del destino alla 'Sliding Doors'. (...) Un film molto francese: piacerà a chi ama quella cinematografia, darà noia a chi la giudica artificiosa. Vero che alcune cose suonano un po' tarocche; però il film non manca affatto di meriti. Se il soggetto è piuttosto improbabile Jacquot ti ci fa credere lo stesso, immergendo gli eventi in uno strano clima di ineluttabilità che corteggia il cinema 'fantastico'. E coordinando da maestro un cast di prim'ordine, dove spicca la sempre più carismatica Catherine Deneuve nella parte di una madre protettiva che osserva e comprende tutto." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 6 novembre 2014)

"Melodramma nelle intenzioni, trottolino amoroso negli esiti, è il francese 'Tre cuori', comprensibilmente uscito senza allori dalla Mostra di Venezia. Bravissimi gli attori (c'è anche la mater familias Catherine Deneuve), il film del non eccelso Jacquot difetta però di coraggio poetico (il mélo o lo fai bene o non lo fai), ha uno stile ondivago (bene gli scartamenti di camera rivelatori, ma poi?), richiede una sospensione dell'incredulità da TSO e, soprattutto, non ha l'odore umano buono a cancellare quello d'inchiostro. Molto scritto, molto cerebrale, molto disinteressante: tre cuori, zero battiti." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 6 novembre 2014)

"Mélo francese d'alto livello, con grandi interpreti, che gioca sull'ipocrisia dei legami amorosi, usando una chiave ironica e struggente." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 6 novembre 2014)

"Piacerà a chi ama gli intrecci melodrammatici quando sono dipanati colla suprema eleganza, la splendida delicatezza di cui sono capaci solo i francesi (quando ci si mettono). Anche perché dispongono di attori che noi non abbiamo e neppure gli americani (che nei triangoli amorosi ci vanno sempre giù troppo pesanti)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 6 novembre 2014)

"Una trama esile per un esercizio autoriale non privo di gusto (gli interpreti, ai quali si aggiunge Catherine Deneuve nei panni della madre, fanno la loro parte), ma che costeggia più volte il ridicolo e l'inverosimile. Una rivisitazione, ben fatta finché si vuole, del trito e ritrito e non certo uno dei titoli di punta del concorso come era stato annunciato." (Nicola Falcinella, 'Eco di Bergamo', 31 agosto 2014)

"'3 coeurs' (...) è un melodramma, va da sé, ma poiché non è un genere alla moda, Benoît Jacquot, che ne è il regista, una volta tirato il sasso tende a nascondere la mano. (...) In effetti, manca il figlio della colpa, la morte dell'adultera e il perdono. Per il resto, c'è tutto. Marc è Benoît Poelvoorde, già presente qui a Venezia in 'La rançon de la gloire', e molto bene in parte. (...) Sylvie è Charlotte Gainsbourg, della quale si ammira l'inafferrabilità e la vaghezza, ma si fa fatica a identificarla come oggetto infinito di desiderio. Sophie è Chiara Mastroianni, dal sorriso dolce, ma dalla lacrima troppo facile. Catherine Deneuve è la loro madre (...). L'età le ha dato un aspetto matronale e un volto che tende a farne una divinità egizia. Jacquot la utilizza soprattutto nelle scene dei pranzi domenicali in famiglia, dove troneggia a capotavola con la sigaretta in mano e un sorriso da sfinge." (Stenio Solinas, 'Il Giornale', 31 agosto 2014)
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