Tickets

ITALIA, GRAN BRETAGNA, IRAN - 2005
Tickets
Un gruppo di ragazzi, una famiglia di clandestini, una donna arrogante, vari personaggi, con e senza biglietto, si incontrano durante un viaggio in treno attraverso l'Europa con destinazione Roma...
  • Durata: 115'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: CARLO CRESTO-DINA, BABAK KARIMI, REBECCA O'BRIEN E DOMENICO PROCACCI PER FANDANGO, SIXTEEN FILMS, MEDUSA FILM, SKY, UK FILM COUNCIL, INVICTA CAPITAL
  • Distribuzione: MEDUSA (2005)
  • Data uscita 25 Marzo 2005

RECENSIONE

di Angela Prudenzi
Tre registi, differenti per cultura e stile, uniti nel comune intento di raccontare frammenti di vita catturati all'interno di un treno che corre dalla Svizzera a Roma. Autori che praticano un cinema geograficamente distante, ma poeticamente affine, legati dal piacere di lavorare assieme mettendosi l'uno al servizio dell'altro. Ermanno Olmi, Abbas Kiarostami e Ken Loach hanno deciso per una volta di percorrere lo stesso viaggio, rinunciando al racconto di lungo respiro per costruire un mosaico che trova nell'amalgama delle diversità il suo senso compiuto. E' l'essenza di Tickets, opera che nulla ha a che fare con il film a episodi, attraversata da umori e temi condivisi che legano imprescindibilmente una parte all'altra. Il punto di incontro è lo stesso e risiede nel desiderio di mostrare gli esiti del confronto tra il singolo e la collettività. Un anziano professore si innamora in pochi istanti di una giovane segretaria incontrata durante una trasferta: il suo amore impossibile si trasforma in un gesto di solidarietà umana destinato a scaldargli il cuore. Un giovane obiettore di coscienza, vessato dalla vedova di un generale, ritrova la propria dignità nel sorriso di un'adolescente che proviene dal suo stesso paese di origine. Tre giovani tifosi scozzesi, in trasferta a Roma per una partita del Celtic, scoprono una coscienza politica che pensavano di non possedere. Storie appena accennate, eppure intense e vibranti per l'onda vitale che scuote il destino dei singoli obbligandoli a un sussulto interiore, a una trasformazione. Nessuno, giunto a destinazione, sarà come quando era partito. L'obiettore più cosciente di sé, la vedova finalmente consapevole della propria solitudine, la famiglia di albanesi che incrocia tutte e tre le storie sollevata dal dolore di anni passati in attesa di un riscatto, l'uomo maturo illuminato dalla riscoperta dei sentimenti, i giovani tifosi felici di una fratellanza viscerale prima che ideologica. Il viaggio si fa dunque collettivo. Impossibile ignorare chi percorre insieme a noi il cammino dell'esistenza, pena la solitudine o la perdita di sé. Tickets è, anche e soprattutto, un film sugli aspetti antitetici attraverso i quali si può manifestare il potere. Quello degli uomini e dei governi, rappresentati dall'aggressiva vedova del militare e dall'ottuso soldato che offende la famiglia albanese, e quello del singolo, chiamato con un gesto ad abbattere le ineguaglianze e ostacolare ogni forma di razzismo. Così nel suo farsi denuncia, supera l'abusata metafora del viaggio come specchio dell'esistenza per volgersi in parabola del vivere contemporaneo. Un vivere che nella condivisibile meditazione degli autori può fondarsi solo sull'accettazione, la comprensione e il rispetto dell'altro.

NOTE

- CANDIDATURA AL NASTRO D'ARGENTO 2006 PER LA MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA A SILVANA DE SANTIS.

CRITICA

"Tre registi salgono sullo stesso treno, percorrono 5000 km. a testa, girano ognuno un piccolo film che unito agli altri forma un percorso spezzato ma coerente. E' 'Tickets', curioso esperimento a sei mani targato Fandango, che cambia pelle strada facendo. Perché Ermanno Olmi, Abbas Kiarostami e Ken Loach hanno lavorato insieme, coordinando storie e figure-guida. 'Ma fare film è un mestiere solitario', ricorda Kiarostami, così ognuno è andato per la sua strada e il risultato si nutre proprio del contrasto fra tre culture, tre stili, tre visioni del mondo. E del cinema: che semplificando possiamo dire mentale per Olmi, metafisico per Kiarostami, sociale per Loach. (...) Quanto ai tre diversi stili, Olmi finisce per credere anzitutto a quanto vuole dirci lui, usando il vecchio professore Carlo Delle Piane, la segretaria di cui è invaghito e gli altri passeggeri per comporre un allarmato apologo sul presente, percorso da segnali inquietanti e da venti di guerra. Kiarostami, viceversa, approfitta di ogni personaggio per aprire una serie di linee di fuga, spezzando la sua cronaca comico-amara con impennate liriche e rivelando dimensioni nascoste dietro ogni figura. Mentre Loach si ostina a credere nei suoi personaggi, nella loro coscienza, nel sogno/dovere di cambiare il mondo. Più diversi di così si muore, insomma. Ma è questo, al di là di tutto, a rendere 'Tickets' così interessante e coraggioso." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 15 febbraio 2005)

"I raccontini commissionati da Domenico Procacci a partire dall'esile spunto ideato da tre autori di qualità come Ermanno Olmi, Abbas Kiarostami e Ken Loach, che lo hanno poi sviluppato nell'unità di tempo e di luogo (un treno in viaggio dalla Svizzera a Roma), intendono battere il ferro caldo del tema di chi può permettersi un ticket e chi non potrà mai averlo a disposizione. Olmi parte per la tangente, trasformandosi in un Avati a passo ridotto e commuovendosi per il canuto professore Carletto Delle Piane folgorato da un fugace e improbabile sogno d'amore: un'elegia che lascia il tempo che trova, mentre il ruolo del cattivo viene grossolanamente affibbiato a un militare in stile Rambo che impone il silenzio e non desidera seccature. Kiarostami è molto più accorto nel ricamare sulla ribellione di un ragazzo impegnato come attendente nel servizio civile, stanco di subire le angherie della vedova di un generale e più allegramente impegnato a flirtare con la deliziosa compaesana quattordicenne incontrata nel viavai dei vagoni. Loach risulta nettamente migliore dettagliando le peripezie di tre minorenni tifosi del Celtic, partiti per sostenere la squadra di Glasgow nella sfida di Champions League all'Olimpico con la Roma: peccato che la freschezza delle recitazioni venga ficcata nell'imbuto di un pistolotto in gloria dei poveri clandestini albanesi sottoposti al calvario dell'esclusione europea. Dall'insieme, in definitiva, non scaturisce un'idea forte di cinema, a meno che i critici non si accontentino di qualche divertente situazione paradossale e di qualche tagliente intuizione psicologica. Per i semplici spettatori, invece, è quasi scontato che si ripeta il mesto effetto di 'Eros' (stesso produttore, stessa formula)." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 15 febbraio 2005)

"Succede anche nella vita: incontri qualcuno e ti affezioni, poi lo perdi di vista e un po' ti dispiace. È questo l'unico difetto dell'atteso film dei tre registi (Ermanno Olmi, Abbas Kiarostami, Ken Loach). Ma il difetto di 'Tickets' può anche essere visto come un pregio perché in capo a due ore resti con la voglia di saperne di più dell'anziano professor Carlo Delle Piane con la sua ispiratrice Valeria Bruni Tedeschi, della nevrotica e cialtronesca matrona Silvana De Santis e dei tre giovani tifosi del Celtic in trasferta a Roma. (...) Non mi risulta che Olmi sia un gran lettore di Proust, ma qui è proustiano senza saperlo come lo era del resto al tempo di 'I fidanzati' 40 anni fa: il sentimento è ancora quello e lo stile anche. Un gesto gentile, un bicchiere di latte offerto al bimbo di un'emigrante, suggella l'affettuoso ritratto delineato dal bravissimo Carlo. L'iraniano Kiarostami ha scelto invece di raccontare una rompiscatole, la sorprendente De Santis, piantagrane con tutti e comandona nei riguardi del mite giovanotto che l'assiste, Filippo Trojano, col risultato di metterlo in fuga: ma lungi dal godere per la sconfitta della megera, vederla scendere sola e abbandonata alla stazione di Chiusi induce a un moto di pietà. Quanto a Ken Loach, evidenzia il sottofondo sociopolitico dell'intera operazione scoprendo con allegria l'inatteso volto umano degli ultras, capaci di un'impennata solidale ben più a rischio del latte di Delle Piane. Nella chiave di un minimalismo anarchico simpaticamente ecumenico, 'Tickets' sancisce a sorpresa una sorta di agnizione fra tre maestri del cinema che salva l'operazione da quel tanto di gratuito spesso presente in questo genere di collettive". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 15 febbraio 2005)

"Tre Autori europei, 207 anni in tutto, hanno macinato da Nord a Sud un totale di 14.640 km. dimostrando come è variopinto il mondo dei treni. Olmi con l'elegia della memoria ma anche con una struggente, prepotente sensazione di paura del golpe del presente; Kiarostami col fantasma del neorealismo italiano e una coppia svitata da treno popolare; Loach con tre tifosi che fanno con chiasso una buona azione da libro Cuore. Chi torna, chi scappa, chi arriva: per dare voce alla poetica europea tre registi capaci di un'anima e uno stile raccontano che la pietà non è morta, solo svenuta. Bisogna riuscire ancora a sognare: lo dimostrano il malinconico Delle Piane, la dolce Bruni Tedeschi, la folle De Santis, un Trojano da tenere a mente e i tre mini no global del Celtic." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 26 marzo 2005)

"Sognante con Olmi, il film diventa lieve e ironico con Kiarostami e Loach: nel complesso di vede senza fatica, e racconta i piccoli drammi della globalizzazione con toni spiritosi che sfociano in un baldanzoso lieto fine." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 25 marzo 2005)

"Tre grandi registi dirigono in 'Tickets' tre piccole storie di passeggeri di un treno che viaggia dalla Mitteleuropa a Roma: rapporti interclassisti e internazionali, toni lirici, ironici, sociali, per dire che il privilegio e l'esclusione sono sempre presenti, che anche oggi c'è chi può permettersi un ticket, un biglietto di viaggio, e chi non lo avrà mai. (...) Benché ambientati sullo stesso treno, con diversi personaggi minori in comune e con i protagonisti che a volte si sfiorano, i tre brevi film restano ciascuno autonomo, segnati dalla personalità del regista, dagli attori e dall'intelligenza promettente dell'operazione produttiva." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 25 marzo 2005)
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