The Way Back

USA - 2010
3/5
The Way Back
Unione Sovietica, 1940. Una notte, durante una bufera di neve, sette prigionieri scappano da un Gulag sovietico e si avventurano per migliaia di chilometri, in un viaggio insidioso attraverso un territorio ostile. Nonostante la libertà, sentono che la loro fuga ha poche possibilità di riuscita: hanno poco cibo, nessun equipaggiamento a disposizione, non sanno la loro esatta posizione e tantomeno la loro meta. A spingerli a proseguire saranno l'istinto di sopravvivenza, la paura, la compassione, la fiducia ed un solo, unico principio: andare sempre avanti...
  • Durata: 99'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: ARRIFLEX 235, PANARRI 435, PANAFLEX MILLENNIUM XL, PANAFLEX PLATINUM, 35 MM
  • Tratto da: romanzo "Tra noi e la libertà" di Slavomir Rawicz (ed. Corbaccio, coll. Exploits)
  • Produzione: JONI LEVIN, PETER WEIR, DUNCAN HENDERSON, NIGEL SINCLAIR PER EXCLUSIVE FILMS, POINT BLANK PRODUCTIONS, ON THE ROAD, NATIONAL GEOGRAPHIC FILMS,CRISPY FILMS, IMAGENATION ABU DHABI FZ, SCOTT RUDIN PRODUCTIONS
  • Distribuzione: RAI CINEMA/01 DISTRIBUTION (2012)
  • Data uscita 6 Luglio 2012

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

U.R.S.S. 1939. Il tenente dell’esercito polacco Janusz (Jim Sturgess) viene accusato di spionaggio dal partito comunista e condannato a 25 anni di lavori forzati in Siberia, dove “il carcere è la natura”. Provato dal freddo e dalla penuria di cibo, il prigioniero capisce che l’unica possibilità di salvezza è la fuga. Alla testa di un gruppo di uomini coraggiosi – tra cui un gangster russo (Colin Farrell), un americano taciturno (Ed Harris) e una “rossa” pentita (Saoirse Ronan) – attraverserà distanze siderali di gelo, fame e disperazione. 6.500 Km a piedi fino alla “libera” India: non tutti però ci arriveranno. Ispirato all’autobiografia dell’ex ufficiale polacco Slavomir Rawicz, rivelatasi poi un falso, The Way Back è un “ritorno” a tutti gli effetti perché riporta Peter Weir dietro la macchina da presa sette anni dopo Master and Commander (il film è del 2010, ma arriva da noi adesso, con colpevole ritardo). E, come quella ai confini del mare, anche questa è una sfida ai limiti della sopravvivenza che disattende tanto la struttura del prison-movie quanto la retorica della rievocazione storico-politica. L’occhio di Weir, semmai, si distende rapito sull’enigma di una Natura che non è né madre né matrigna, ma teatro indifferente delle sorti degli uomini. L’effetto è ipnotico, alimentato ad arte dalla sontuosa fotografia di Russell Boyd e dall’avvolgente partitura musicale, motori di una visione affascinata, terrorizzata, qua e là estetizzante. Il registro è simbolico e la credenza nella forza altrettanto potente e misteriosa della Cultura e dei suoi Ideali rovescia il romanticismo allucinato alla Herzog e il classico trascendentalismo americano. Qualche lungaggine e il sospetto di artificiosità che affiora in alcuni momenti – come nella lunga sequenza della “Passione” della Ronan – non pregiudicano l’efficacia di un film che sembra rievocare a tratti lo spirito di Flaherty. E non gli impediscono, grazie anche all’ottimo apporto del cast, di raggiungere la meta di ogni ritorno: il cuore.

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE KEITH CLARKE.

- EDOUARD F. HENRIQUES, GREG FUNK, YOLANDA TOUSSIENG SONO STATI CANDIDATI ALL'OSCAR 2011 PER IL MIGLIOR TRUCCO.

CRITICA

"Dopo sette anni di assenza (dai tempi di 'Master and Commander') torna l'australiano Peter Weir, che ha dato allo schermo film memorabili come 'Picnic a Hanging Rock' e 'Truman Show'. E si riaffaccia con un 'epic' appassionante, raccontando la fuga (autentica) di sette uomini da un gulag siberiano all'inizio della guerra. (...) Alcuni blockbuster di evasione, come 'La grande fuga', sono indimenticabili. Qui, però, oltre all'azione c'è di più: uomini di carne e sangue, a partire dai due bei caratteri dell'assassino Welka (Farrell) e del taciturno americano Mr. Smith, interpretato da Ed Harris." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 6 luglio 2012)

"Come il grande David Lean cui spesso è paragonato, l'australiano Peter Weir è un cineasta che ama la dimensione epica, il romanzo di ardite imprese umane. In tale spirito ha realizzato nel 2003 il magnifico 'Master & Commander', in questo registro affronta ora 'The Way Back', ispirato a un libro di Slavomir Rawicz. (...) Ritagliata fra Bulgaria, Marocco e India, l'ambientazione dal profondo Nord all'arroventato deserto del Gobi alle nevi dell'Himalaya è quanto mai suggestiva; e un indubbio merito del film è riportare l'attenzione su quell'orrore del 900 che (insieme ai lager nazisti) sono i Gulag sovietici. Ma, nel complesso, 'The Way Back' non è all'altezza di altri titoli di Weir la tessitura drammaturgica è piatta e, nonostante la qualità degli interpreti, i personaggi paiono privi di spessore." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 6 luglio 2012)

"Nove anni fa ci aveva condotto tra le onde dell'Oceano Pacifico con il sontuoso kolossal 'Master & Commander'. In 'The Way Back' il regista australiano Peter Weir torna dietro la macchina da presa e al genere epico. (...) Una dolorosa odissea per dimostrare quanto si è disposti a sacrificare in nome della libertà." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 6 luglio 2012)

"Piacerà a chi ha grande stima di Peter Weir (capace di spaziare da 'Truman Show' alla grande avventura di 'Gallipoli' e 'Master & Commander'). Il romanzo uscito nel 1956 ha aspettato oltre mezzo secolo prima di trovare la via del cinema. Meglio così. Filmato mezzo secolo fa sarebbe stato liquidato come opera di propaganda. Oggi rinfresca opportunamente molte memorie incluse quelle di chi sui crimini d'oltrecortina ha sempre fatto una selvaggia opera di rimozione." (Giorgio Carbone, 'Libero', 6 luglio 2012)

"'II carcere è la natura'. Quella della Siberia, 1939: il tenente polacco Janusz (Jim Sturgess) viene accusato di spionaggio dal partito comunista e condannato a 25 anni di lavori forzati. Per dirla alla Lenin, che fare? Fuga, e fuga sia: gelo e deserto, fame e disperazione, sete e sconforto, 6.500 km a piedi per 'ritrovarsi' in India. Un criminale russo (Colin Farrell), un americano ambiguo (Ed Harris) e una rossa sbiadita (Saoirse Ronan) per compagni, ma non è una barzelletta, sebbene l'autobiografia ispiratrice dell'ufficiale polacco Slavomir Rawicz si sia rivelata un falso: è 'The Way Back', il ritorno di Peter Weir ('L'attimo fuggente') al cinema sette anni dopo 'Master and Commander'. Cambiano gli elementi, non la lotta dell'uomo contro una natura matrigna e leopardiana: Weir guarda a David Lean, pensa a Robert Flaherty, ma fa di testa propria, incrociando l'estetizzante allo spirituale, il darwinismo alla contemplazione. Eppure, il film sembra piccolo, e l'anelito romantico finisce un po' strozzato: fascinosa la fotografia di Russell Boyd, ma pericolosamente vicina al National Geographic." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 5 luglio 2012)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy