The Legend of Tarzan

USA - 2016
3/5
The Legend of Tarzan
Sono trascorsi molti anni da quando l'uomo una volta conosciuto come Tarzan ha lasciato la giungla africana per tornare a una vita imborghesita come John Clayton III, Lord Greystoke, con al suo fianco l'amata moglie Jane. Invitato a tornare in Congo per servire da emissario commerciale del Parlamento, ignora di essere una pedina in una convergenza mortale di avidità e vendetta ordita dal capitano belga Leon Rom. Ma coloro che sono dietro il complotto omicida non hanno idea di cosa stanno per scatenare.
  • Altri titoli:
    Tarzan
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: RED EPIC DRAGON, REDCODE RAW (6K), D-CINEMA (1:2.35)
  • Tratto da: storie di Tarzan crate da Edgar Rice Burroughs
  • Produzione: BEAGLEPUG, JERRY WEINTRAUB PRODUCTIONS, RICHE/LUDWIG PRODUCTIONS,
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
  • Data uscita 14 Luglio 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Neanche il tempo di acclimatarsi a Londra, che Lord Greystoke, alias Tarzan, deve far ritorno in Africa, seguito dalla bella moglie Jane, come emissario di commercio del Parlamento. Non immagina di essere solo una pedina di un complotto internazionale.
Il coraggio di riscrivere una storia arcinota immaginandola come un sequel dalla sensibilità moderna - al mito del buon selvaggio subentra la condanna senza appello nei confronti del colonialismo occidentale - non sacrifica il gusto per l'avventura e per l'esotico, declinati secondo il classico canone hollywoodiano, allergico alla complessità ma onesto, curato - David Yates non sarà un visionario ma cerca l'estetica nella visione, “la bella immagine” - confezionato per soddisfare le famiglie, in una parola: disneyano (che, per gli straordinari risultati ottenuti nel 2016 dalla Disney, è anche un auspicio).
I due protagonisti, Alexander Skarsgård e Margot Robbie (Tarzan e Jane), non faranno scintille ma funzionano, mentre Christoph Waltz inizia a stancare nel ruolo del cattivo e Samuel L. Jackson appare un po’ sacrificato come sparring partner. Fosse stato quest'ultimo il villain (nero poi...) il film ne avrebbe guadagnato. O forse sarebbe stato solo un altro film.

CRITICA

"Abituati a immaginare Tarzan tra liane e gorilla, come ce l'hanno tramandato cinema, fumetti e tv, si resta piacevolmente sorpresi dall'incipit di questa ultima versione targata Warner. Non solo riporta la storia all'interno delle sue originali coordinate temporali (la fine dell'Otto cento con le contraddizioni tra Sviluppo e Natura tipiche del positivismo e l'«incubo» darwiniano dell'anello mancante tra uomo e scimmia) ma la sceneggiatura di Adam Cozad e Craig Brewer si prende anche la libertà di iniziare il racconto quando tutto dovrebbe essere già finito (...) questo inizio esaurisce però ben presto la sua efficacia per abbandonare il film alla più scontata - e ripetitiva - elencazione di tutti i cliché del genere: l' «umanità» degli animali capaci di comunicare con c hi li sa ascoltare (come Tarzan); l'ambizione del comando che il gorilla mangani Akut (creato con la computergrafica) ha verso il suo «ex» fratello uomo; la grande civiltà delle tribù nere non contaminate dagli europei; l'avidità dell'uomo bianco (oltre a Rom c 'è anche un «industriale dei mercenari» cui manca solo il simbolo dei dollari che sostituisca le pupille, come in Paperon de' Paperoni); i panorami mozzafiato della natura selvaggia. Oltre ai «soliti» flashback sul le origini dell'uomo-scimmia. E mentre seguiamo stancamente Tarzan e Williams (ricalca to sul Morgan Freeman principe Azeem di Robin Hood principe dei ladri e messo lì forse per tener alta la tradizione di civilizzazione Usa), mentre l'eroe e il suo compare inseguono Rom e Jane per mezzo Congo, il regista David Yates (che già con gli ultimi Harry Potter non aveva eccitato) si ingegna a cancellare ogni pathos. Persino la resa dei conti finale, con la carica degli gnu che travolgono le truppe belghe, non trasmette emozione. E mentre ripensiamo con rimpianto ai registi che sapevano trasformare in epica anche la partenza di una mandria di buoi (a Yates farebbe bene rivedere l'inizio del 'Fiume rosso' di Hawks), ci chiediamo che tipo di cinema sia quello che oggi le major di Hollywood spacciano per «grande spettacolo», fatto solo di accumulo di personaggi e di situazioni. Ma senza metterli davvero in relazione per creare almeno un po' di empatia." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 14 luglio 2016)

"(...) alla fine questo Tarzan 'reloaded', dopo un vacuo prologo inglese con l'ex-uomo scimmia in versione Camera dei Lord, riporta il riluttante protagonista in Africa e punta sui fondamentali: perizoma, pettorali, pugni sul petto, scimmie nobili o ferocissime, ma mai quanto il viscido Léon Rom (Christoph Waltz in versione baffuta, unico personaggio di qualche spessore del film), emissario del re del Belgio pronto al genocidio per arraffare i diamanti del Congo. Ma senza che nessuna delle troppe anime del film prenda mai corpo davvero. Non la trama, che vede il perfido Rom 'vendere' Tarzan al suo peggior nemico per avere mano libera. Non l'amore fra Tarzan e Jane (una petulante Margot Robbie), che riesce a riaccompagnarlo nella 'loro' Africa (divertente il flashback del primo incontro, uno dei 100 flashback del film, ma è un po' poco). Non gli alleggerimenti comici di cui si fa carico il personaggio di Samuel L. Jackson, nero americano tra i neri del Congo, sulla carta una scelta interessante ma lasciata a metà. Peccato, questo Tarzan triste e oppresso dal proprio stesso mito (Alexander Skarsgård), era un'idea. Ma bisognava crederci. E risolvere tutte le scene d'azione a colpi di montaggio frenetico sa davvero di presa in giro." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 14 luglio 2016)

"Re del cinema d'avventura fin dall'epoca del muto, negli ultimi decenni Tarzan è stato collocato in pensione dai supererei Marvel. Richiamato in servizio, l'eroe della jungla assume (ironicamente) le sembianze di Alexander Skarsgård, a suo tempo bocciato proprio per il ruolo di Thor. (...) Ingiustamente annunciato come una catastrofe, il film è ragionevolmente divertente. L'esile trama di vendetta (...), intervallata da ritorni al passato, mischia personaggi umani e animali in CGI, diventando imbarazzante solo quando l'eroe volteggia su liane digitali." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 14 luglio 2016)

"(...) se ultimamente l'eroe aveva perso di attualità per via di una diversa sensibilità sui temi razziali, il film dell'inglese David Yates provvede a conferirgli nuovo smalto con una vicenda dalla cornice storica plausibile e dall'ottica politicamente corretta: senza dimenticare che quel che conta è l'avventura. (...) Sei settimane di riprese nel meraviglioso paesaggio del Gambia, fotografia dai sapienti toni freddi di Henry Braham, scenografia firmata da Stuart Craig effetti speciali raffinati: Margot Robbie è una Jane deliziosamente vivace e indipendente; la scelta del longilineo, biondo Alexander Skarsgård per Tarzan non ha convinto tutti, ma a nostro avviso la sua insondabile bellezza è funzionale a suggerire il mistero di un essere che coniuga armonicamente in sé un io umano e un io animale." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 14 luglio 2016)

"Io Tarzan, tu Jane, essi dormono. Ovvero, noi dormiamo, noi spettatori, 'costretti' a sorbirci un sonnacchioso rilancio (reboot) cinematografico del personaggio creato da Edgar Rice Burroughs. Non funziona quasi nulla, con la splendida eccezione degli animali, soprattutto i gorilla Mangani da cui viene allevato Tarzan: realizzati in computer grafica (CGI), scimmioni, leoni, elefanti, gazzelle, ippopotami danno davvero nell'occhio, per realismo, magnificenza ed empatia. Non è una novità, da 'Apes Revolution - II pianeta delle scimmie'(2011) al recente 'Libro della giungla', la partita umani-animali è ormai senza storia, perché gorilla, pantere e compagnia ferina surclassano i sapiens sapiens financo sul piano emozionale ed emotivo, aprendo 'in nuce' a una significativa rivoluzione sul grande schermo: performance e motion capture o, come in questo caso, la semplice CGI al servizio degli effetti visivi (VFX) forgiano creature più vere del vero, a scapito del live action, degli attori in carne e ossa. Già, digitale batte analogico, e che il primo si applichi massicciamente al regno animale è solo all'apparenza un paradosso: che succederà agli umani, diventeranno sempre più meri fornitori di movimenti e mimica facciale (performance e motion capture) o addirittura si estingueranno totalmente davanti alla macchina da presa? Non è detto sia un danno: 'Avatar' e qualche dignitoso epigone hanno dimostrato che questo altro mondo non è solo possibile, ma (assai) godibile e l'opzione di fare a meno degli umani quando sono attori cani non ha prezzo. Per dirne una, che sarebbe stato questo 'The Legend of Tarzan' con un protagonista plasmato digitalmente anziché quel manzo monoespressivo di Alexander Skarsgård, cui non si riconoscono altri meriti al di fuori della tartaruga addominale? Diverso il discorso per la Jane di Margot Robbie, che già apprezzammo in coppia con Leonardo Di Caprio in 'The Wolf of Wall Street', anche se la sua interpretazione è qui più fotografica che cinematografica: la donna del ritratto, per dirla con Fritz Lang. Ma che narra questa Leggenda di Tarzan? A metà tra 'Libro della giungla' e 'Tarzan Unchained', si traveste da sequel rispetto alla nostra enciclopedia sul nerboruto signore delle scimmie (...). Meccanismo, nello sviluppo degli sceneggiatori Craig Brewer e Adam Cozad, non troppo oliato, e comunque permeabilissimo alla noia: se la chimica tra Skarsgård e Robbie è questa sconosciuta, e Waltz reitera straccamente il suo solito villain, l'unico personaggio di cui avremmo voluto sapere e vedere di più è - storico come Rom - l'americano George Washington Williams (Samuel L. Jackson), in missione anti-schiavista. Il fronte umano non beneficia troppo dell'occhio di David Yates (...), che licenzia in bella copia un compitino didascalico e patinato (il 3D si fa sentire soprattutto nel costo del biglietto). (...) 'The Legend of Tarzan' baratta l'originario mito del buon selvaggio con la ferma condanna del colonialismo occidentale, e un tot di ambientalismo, ma senza colpo ferire. Soprattutto, senza mutare la sensazione generale: vi sembrerà di trovarvi allo zoo, rapiti dagli animali, infastiditi dagli umani." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 14 luglio 2016)

"Piacerà per l'intrusione (in una trama in partenza maschile) di Margot Robbie, la biondissima del 'The Wolf of Wall Street' e 'Focus' che porta una salutare marcia in più (erotica) al racconto per famiglie. Margot a parte, lo spettacolo c'è anche se a volte appesantito dal messaggio ambientalista." (Giorgio Carbone, 'Libero', 14 luglio 2016)

"Quei gorilla che s'infuriano e volteggiano appesi alle liane del Congo, anche se creati digitalmente al computer, sono così impressionanti da scatenare le tante fantasie sulla giungla, luogo di misteri senza pari. (...) II cinema ha amato Tarzan, ma il 'mito' andava in qualche modo reso più attuale. Per questo nel film la figura del cattivo, il capitano Leon Rom (Christoph Waltz), ha il suo giusto spazio, come la bella Jane (Margot Robbie), che addirittura sembra più indomita dell'uomo-scimmia. (...) Yates si lascia comunque prendere dal gusto dell'avventura, e la storia d'amore tra lui e lei è ancora bellissima." (Luca Pellegrini, 'Avvenire', 15 luglio 2016)

"Più che un tradizionale film su Tarzan, questo sembra una sorta di sequel, di ritorno a casa. Come sia nata la leggenda, intorno al personaggio creato da Edgar Rice Burroughs, ci viene spiegato con veloci flashback, preferendo concentrarsi su una storia che punta molto, vista la fragilità della trama, sull'azione. E, proprio per questo motivo, appare incomprensibile la scelta di affidare la regia a David Yates, uno a suo agio nell'action come un elefante in una cristalleria. Le scene concitate, o vengono servite con l'odioso rallenty, o sono talmente confuse da far venire il mal di mare a chi è seduto in platea e senza capirci granché. Uno spreco che finisce per penalizzare un film che già di suo non appassiona mai. Meno male che il digitale con il quale sono riprodotti gli animali, offre, almeno, momenti di interesse (ma nulla di diverso rispetto al recente 'Il libro della Giungla'), pur facendoci rimpiangere la vecchia Cita. Deve essere un film soprattutto per le famiglie e tocca al personaggio di Samuel L. Jackson fornire la giusta leggerezza. Certo, la maggior parte del peso ricade sul protagonista e Skarsgård convince, ricordando la fisicità dell'indimenticabile Weissmuller. Si esce, dal cinema, con una domanda: si sentiva il bisogno, nel 2016, di un film su Tarzan, soprattutto con questi limiti? Resta l'impressione di un prodotto ordinario che non rende onore a un personaggio straordinario." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 15 luglio 2016)
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