The Dinner

USA - 2017
3/5
The Dinner
Stan Lohman, membro del Congresso in corsa per la carica di governatore, accompagnato dalla giovane moglie Katelyn, invita a cena in uno dei ristoranti più esclusivi della città suo fratello minore Paul e la moglie Claire. Quella che sembra essere una normale riunione familiare, si rivela essere invece l'occasione per discutere di un terribile omicidio commesso dai rispettivi figli e ancora impunito. I quattro genitori si trovano di fronte ad un doloroso dilemma morale: proteggere i propri ragazzi nascondendo la verità o agire secondo giustizia e denunciare il crimine? Portata dopo portata i rapporti si frantumano e si svelano i veri volti dei quattro protagonisti, restituendo una rappresentazione feroce della natura selvaggia dell'uomo, ben celata sotto la superficie delle convenzioni sociali e delle apparenze borghesi.
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: romanzo "La cena" di Herman Koch (ed. Neri Pozza, coll. Bloom)
  • Produzione: CHUBBCO FILM, BLACKBIRD, IN ASSOCIAZIONE CON PROTAGONIST PICTURES
  • Distribuzione: VIDEA
  • Data uscita 18 Maggio 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Emanuele Rauco

Dei romanzi europei contemporanei, La cena di Herman Koch è uno dei più rappresentati. The Dinner di Oren Moverman è la 3° versione cinematografica (dopo quella olandese e quella italiana di Ivano De Matteo, I nostri ragazzi) e arriva in concorso al festival di Berlino anche in virtù di un ricco cast capitanato da Richard Gere: ma anche perché è il più interessante dei film finora visti alla Berlinale.


La trama vede due fratelli (uno candidato alla carica di governatore, l’altro insegnante instabile) e le loro mogli radunati per una cena importante: si deve discutere di un evento drammatico che può cambiare la loro vita e quella dei loro figli. Quale sia questo evento e quali siano le dinamiche familiari in gioco la sceneggiatura (dello stesso regista) lo rivela attraverso flashback che si incastrano gli uni agli altri rendendo The Dinner un dramma familiare, sociologico e psicologico di una certa complessità, soprattutto grazie al lavoro di Moverman.


Il regista infatti, partendo da un bersaglio satirico un po’ facile come l’alta borghesia, la politica, i ristoranti di lusso e la loro retorica (il filo conduttore è quello di un maitre che presenta in modo molto affettato le portate), decide di lavorare più che sul racconto e sul dialogo - ferrei perché fedeli al romanzo - sull’immagine, sulla materia audiovisiva che compone il film, sui colori, le alterazioni e i diversi filtri, sul sound design rigoroso fatto di parole che s’intrecciano e suoni che interrompono il flusso, sulle inquadrature e i tempi spiazzanti (come l’uso ripetuto dello zoom che ridefinisce di continuo lo spazio dei personaggi).


Con un approccio quasi altmaniano, Moverman riesce a rendere in senso estetico il disagio e il malessere dei personaggi, avvicinandosi in modo intelligente agli eccessi, sia di stile che di racconto e anche se non mancano i fronzoli e le slabbrature, i passaggi a vuoto, il regista li usa per scavare nello spettatore, per lasciarlo dubbioso, per permettere al film di diventare realmente un discorso morale proprio evitando di imporre il proprio punto di vista. Moverman - più accredito come sceneggiatore che come regista - continua a comporre una propria poetica: di questa, The Dinner è uno dei risultati migliori.

NOTE

- PER LA REGIA ERA STATO FATTO INIZIALMENTE IL NOME DI CATE BLANCHETT.

- IN CONCORSO AL 67. FESTIVAL DI BERLINO (2017).

CRITICA

"(...) la dittatura degli chef, seguìta a quella degli stilisti, impone ora al regista Oren Moverman una raffinata scelta di capitoli-portate in meccanico gioco spazio temporale che arretra fino alla guerra fratricida degli States per giustificare l'odio fraterno tra Richard Gere e Steve Coogan ma riesce a trovare solo un finale tronco e aperto." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 18 maggio 2017)

"Questo di Oren Moverman è il terzo adattamento cinematografico del romanzo 'La cena' (...). Dopo il primo firmato dal compatriota dello scrittore Menno Meyjes c'è stato nel 2014 quello del nostro Ivano De Matteo intitolato 'I nostri ragazzi'. Più libera quest'ultima interpretazione e più letterale la nuova arrivata americana. Ma la dinamica drammaturgica è la stessa e rimanda a molte altre assonanze con drammi a porte chiuse, 'da camera' e con pochi personaggi alle strette con i loro bilanci di vita: motivo pluri-frequentato da Roman Polanski. Ma anche alimento di un paio di altri recenti film italiani, sia pur mescolando dramma e commedia 'Il nome del figlio' di Francesca Archibugi e 'Dobbiamo parlare' di Sergio Rubini. Mentre il dilemma contenuto nella storia ci ricorda quello che accade in 'II capitale umano', il film di Paolo Virzì ispirato con molte licenze al romanzo omonimo di Stephen Amidon. Si tratta del periodico appuntamento in un lussuoso ristorante, con abituale strascico di tensioni e disagi, tra due fratelli e le rispettive mogli." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 18 maggio 2017)

"Nell'adattare la storia al contesto americano, Moverman ci ha lavorato sopra inserendo dinamiche potenzialmente interessanti, ma imbastendole in modo confuso e distogliendo l'attenzione dall'importante tema centrale. (...) gli interpreti sono fantastici, ma che pasticcio il copione!" (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 18 maggio 2017)

"(...) si rifà per fa terza volta il romanzo di Koch 'La cena' (da noi 'I nostri ragazzi', in Olanda 'Het Diner'), puntando sul divo più eccentrico, Gere, per inoculare glamour impegnato alla stranota, ma eticamente inossidabile, domanda: denunciare o proteggere un figlio quando sai che ha commesso, impunito, un omicidio? Istinto e ragione, opportunismo e politica al ristorante fashion. Da copione è guerra tra due fratelli, ma i flashback sui fatto appesantiscono. Non è meglio della versione di Di Matteo con Gassmann." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 18 maggio 2017)

"Piacerà anche se qualcuno si accorgerà che la storia l'ha già vista. In un film italiano di qualche anno fa 'I nostri ragazzi' (...). Tra l'uno e l'altro film c'è una bella virata a destra da parte dell'americano. (...) Credibile Gere, credibile Steve Coogan nelle sue nevrosi di intellettuale Usa finto progressista, finto antirazzista. Il bello di 'The Dinner' è proprio qui, nel conflitto tra le due Americhe, dove le belle idee non collimano spesso con le azioni e viceversa. Un gioco del massacro inedito e del tutto inaspettato. Recitato alla grande dai quattro convitati (la migliore della donne è Rebecca Hall)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 18 maggio 2017)

"Ennesima trasposizione de «La cena» di Koch, qui girata più in chiave politica, sulle ipocrisie della vita borghese. Il film va troppo spesso sopra le righe, ma, almeno, Gere strizza, meno del solito, gli occhi." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 18 maggio 2017)

"Di certo la trasposizione di De Matteo (...) è molto più interessante e stimolante della fiacchissima versione americana del regista israeliano scoperto con «Oltre le regole - The Messenger». (...) I quattro sono di fronte al dilemma morale se fare il proprio dovere di cittadini denunciando i figli o coprire la malefatta. Il problema è che Moverman dal discorso, anche cinico, sulla responsabilità individuale e familiare sposta il fulcro in un trionfo di vuote apparenze, banalità, stucchevolezze, violenza esibita, classismo e un tocco velatamente razzista (strano per uno dal sincero impegno civile come Gere, già diretto dal regista israeliano ne «Gli invisibili»). Un'altra opera che vuole riprendere il modello «Carnage», l'ottimo film di Roman Polanski che ha dato vita quasi a un genere, di genitori chiusi in una stanza a discutere dei figli, ma senza sincerità, senza vero interesse per i temi di fondo del libro di Koch, e anche il carisma del buon cast può poco per salvare il risultato, soprattutto nella disastrosa seconda metà." (Nicola Falcinella, 'L'Eco di Bergamo', 18 maggio 2017)

"Un 'Carnage' molto più drammatico e complicato (...). Autore anche della sceneggiatura, Moverman spezza la cena con (troppi) rimandi e flashback per scavare in quello che considera il peccato originale del Paese, quell'odio fratricida che ha avuto il suo culmine a Gettysburg, durante la Guerra di secessione (...), e che dovrebbe aiutare a capire l'egoismo e la rabbia che guida i personaggi del suo film, dove le donne si rivelano fin peggiori dei loro consorti. Ma che solo nell'ultima parte, più compatta ed efficace, riesce a trovare l'intensità che aveva fatto la fortuna del romanzo." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 11 febbraio 2017)

"A Moverman va il merito di aver reso dinamica sullo schermo una storia che sulla carta è solo di dialoghi. Flash back si affacciano sul passato dei protagonisti, scoprendo complesse dinamiche familiari. Ridondanti invece le sequenze sulla storia fratricida degli Stati Uniti, la Guerra Civile, come a individuare il peccato originale di un paese dove ora Paul e Stan si fanno una guerra che in ogni caso lascerà profonde cicatrici." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 11 febbraio 2017)

"Inizia come una commedia sulle idiosincrasie della borghesia americana 'The Dinner' (...) con il pasto lussuoso a cui fa riferimento il titolo come emblema di un mondo ben pasciuto e raffinato. (...) La tensione e l'attrito tra i due fratelli si sposta però nel corso della cena che scandisce il film - dagli antipasti al digestivo - al di fuori della commedia e in una dimensione più oscura, verso il male che scopriamo annidarsi sotto la superficie e che entra in contraddizione con il rituale vuoto e formale della cena. Attraverso i flashback e i frammenti di dialogo, sempre interrotti e rimandati perché tutti temono di nominare il motivo per cui loro malgrado si sono dovuti incontrare. (...) La fissazione per Gettysburg e per il sangue che vi fu versato, fornisce al regista il mezzo principale per ancorare la vicenda di 'The Dinner' all'orizzonte americano dato che il suo film è tratto dal best-seller omonimo di Herman Koch, ambientato invece in Olanda e che ha ispirato anche un altro film 'I nostri ragazzi' di Ivano De Matteo. In realtà non si fa fatica a immaginare la storia di 'The Dinner' negli Stati Uniti di oggi, nel cuore di tenebra di certa borghesia dissociata dalla realtà e cieca davanti al mondo. Moverman (...) osserva infatti che il dilemma al cuore del racconto pone un interrogativo impossibile allo spettatore: fin dove si è disposti a spingersi per proteggere i propri figli? Ma la morsa in cui si vorrebbe stringere la coscienza del pubblico non è la stessa che attanaglia i personaggi i quali - con l'eccezione dell'aspirante governatore - desiderano tutti che il male cada nell'oblio. (...) Nei dialoghi troppo studiati e congegnati, nella ferocia dei ragazzi e in quella con cui gli adulti reclamano il loro diritto a porsi al di sopra del male, naufraga invece l'empatia che si dovrebbe provare peri protagonisti, e che avrebbe consentito che la loro domanda diventasse la stessa di chi guarda." (Giovanna Branca, 'Il Manifesto' 11 febbraio 2017)
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