TESORO MIO

ITALIA - 1979
Enrico Moroni, scrittore di commedie teatrali, dopo l'ennesimo fiasco, riceve la visita dell'Ufficiale Giudiziario Pierluigi che, come già altre volte, gli ripulisce la casa. I guai di Enrico, più che da incapacità, nascono dal fatto che, tramite l'avv. Roberto Manetta, una società finanzia le fallimentari commedie per coprire le somme dovute al fisco e; inoltre, lo costringe a servirsi di Solange; attrice mediocre oltre che convivente dello scrittore. Un giorno, inviata da un'agenzia, si presenta come "colf" la negretta Tesoro Hoaua, proveniente da una piccola isola dell'Oceano Indiano. La ragazza di colore, carica di diamanti che suo padre raccoglie in abbondanza sulle montagne, innamoratasi di Enrico, paga tutti i suoi debiti; rimette la villa in condizioni ottimali e, preso il posto di Solange che si è trasferita dall'amante Roberto, trascina Enrico nei suoi entusiasmi per la natura sino a indurlo alla composizione di una nuova commedia. I finanziatori, sicuri di poter usufruire di un altro clamoroso fiasco, mettono in scena la nuova opera che, però, ottiene un clamoroso successo. Enrico, finalmente deciso a sposare Tesoro, viene a sapere che è già all'aeroporto. Ma, per sua fortuna, i finanzieri l'hanno fermata per l'incredibile quantità di diamanti di cui l'hanno trovata in possesso; ed Enrico, testimoniando per lei, può finalmente sposarla.
  • Durata: 108'
  • Colore: C
  • Genere: COMICO, COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANORAMICO - COLORE
  • Tratto da: COMMEDIA "CHERIE NOIRE" DI FRANCOIS CAMPAUX
  • Produzione: FRANCO CRISTALDI E NICOLA CARRARO PER LA VIDES
  • Distribuzione: CINERIZ - RICORDI VIDEO

CRITICA

"Stiracchiata commediola dai toni fiabeschi, diretta dall'allora sconosciuto Giulio Paradisi. Divertente Renato Pozzetto, nella colorita caratterizzazione dell'ufficiale giudiziario, bravino Johnny Dorelli, soltanto decorativa l'imbambolata e statuaria Zeudi Araya. Che il marito, Franco Cristaldi, fosse anche il produttore del film è ovviamente del tutto casuale". (Massimo Bertarelli, 'Il giornale', 12 maggio 2001)
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