Take Five

ITALIA - 2013
2/5
Take Five
Gaetano, rapinatore che ha scontato diversi anni di carcere e ora fa il ricettatore. Peppe detto 'O Sciomèn, leggenda del quartiere e rapinatore a sua volta, appena uscito dal carcere - dove ha scontato 10 anni - è depresso. Ruocco, pugile costretto agli incontri clandestini dopo aver spaccato una sedia in testa a un arbitro corrotto. Sasà, fotografo rapinatore boss di nuova generazione dei Quartieri Spagnoli. Carmine, semplice operaio del comune di Napoli, addetto alle fogne che conosce a menadito, con il vizio del gioco. Insieme, i cinque portano a termine una rocambolesca rapina, grazie a un colpo d fortuna di Carmine che, a causa di una perdita alla rete fognaria, una mattina si ritrova nel caveau del Banco di Napoli. Tuttavia, la fragile alleanza che li ha uniti fino al momento della rapina entra in crisi quando Gaetano scompare assieme al bottino milionario e il boss Jannone reclama la sua parte...
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: GAETANO DI VAIO PER FIGLI DEL BRONX, GIANLUCA CURTI PER MINERVA PICTURES GROUP, DARIO FORMISANO PER ESKIMO, CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: MICROCINEMA (2014)
  • Data uscita 2 Ottobre 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Gaetano, il ricettatore. Il nipote Ruocco, giovane pugile squalificato a vita. Sciomèn, gangster leggendario e depresso. Sasà, fotografo di matrimoni, ex rapinatore, reduce da un infarto. E Carmine, idraulico con il vizio del gioco (e relativi debiti), che un giorno si ritrova nel caveau di una banca per riparare una perdita. E si fa venire un'idea...
Due anni dopo il folgorante Là-bas - Educazione criminale (premiato a Venezia con il Leone del Futuro - Premio Opera Prima Luigi De Laurentiis), Guido Lombardi torna alla regia portando sullo schermo una commedia nera sviluppata partendo da un'idea nata insieme a Gaetano Di Vaio, poi interprete e produttore (con Figli del Bronx, insieme a Gianluca Curti di Minerva Pictures e Dario Formisano di Eskimo, più Rai Cinema): Take Five, titolo che rimanda al classico jazz del Dave Brubeck Quartet, per raccontare "la storia di cinque irregolari, tutti con un sogno in comune, quello di arricchirsi", come dice lo stesso regista.
Che abbandona il registro del film precedente per mettersi addosso a cinque maschere, cinque differenti personalità partenopee: malavitosi che in un certo modo ricalcano esperienze realmente vissute (carcere compreso), e che contribuiscono in maniera decisiva a delineare la cifra stessa dell'opera. Il già citato Di Vaio, Salvatore Ruocco, Peppe Lanzetta, Salvatore Striano e Carmine Paternoster finiscono però per "nascondere" il film, che indubbiamente muove da premesse interessanti e non manca di ragionare su vari aspetti (dall'unione fittizia del gruppo, formatosi solo per soddisfare esigenze individuali, alle dinamiche che coinvolgono i vari gradi della camorra), ma che strada facendo incomincia a zoppicare perdendo ritmo e chiedendo troppo alla sospensione dell'incredulità. Viene meno il rigore di Là-bas e la fusione tra thriller, commedia e denuncia sociale (la figura del giovane garzone, costretto a farsi strumento delle logiche malavitose) lascia in sospeso l'intera operazione: che cos'è, alla fine, Take Five? Un coraggioso ma incompiuto tentativo di affrancare il cinema italiano dalle abituali logiche di consumo. Ma forse non basta.

NOTE

- FILM REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DEL MIBAC-DIREZIONE GENERALE CINEMA.

- IN CONCORSO ALLA VIII EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2013).

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2015 PER LA MIGLIOR CANZONE ORIGINALE ("BONESEMPIO").

CRITICA

dalle note di regia: "'Take Five' è un classico del jazz registrato dal Dave Brubeck Quartet nel 1959. Divenuto celebre soprattutto per il suo caratteristico ritmo in 5/4, un irregolare tempo quintuplo in cinque beat. È da allora anche un'espressione idiomatica, il cui senso, letteralmente, è 'Prendine cinque'. E cinque sono i protagonisti del film 'Take Five'. Altrettanti personaggi che portano nella finzione gli stessi nomi (e in qualche caso le stesse esperienze) che nella realtà hanno i loro interpreti. Cinque 'assolo'. In una delle città più jazzy del pianeta: Napoli."

"Non ha la stessa inclinazione al sorriso di 'Song'e Napule' dei fratelli Manetti, ma i due film sono uniti dalla musicalità e da uno sguardo sulle magagne di Napoli che cerca di affrancarsi dai luoghi comuni. 'Take Five', secondo film di Guido Lombardi, condivide con il modello dei 'Soliti ignoti', oltre alla maliziosa allusione nella composizione della banda di disgraziati, anche e soprattutto la cadenza jazz. Ma l'ispirazione al capolavoro di Monicelli, parodia dei film che hanno come anima il 'colpo grosso' da 'Giungla d'asfalto' di John Huston a 'Rapina a mano armata' di Kubrick a 'Rififi' di Jules Dassin, cerca e trova una contaminazione per niente piatta e banale, anzi elaborata con originalità, con altre fonti e suggestioni. Fa convivere un certo tono parodistico con il riferimento diretto ai modelli noir e gangster classici, senza evitare il confronto con le rielaborazioni contemporanee: Tarantino e 'Le Iene' in particolar modo. (...) Una struttura super-classica, nella dominante unità di luogo e tempo: la fragile armonia che si consuma e si compromette nelle reciproche diffidenze. La situazione continuamente rovesciata e svelata nelle sue molteplici sfumature e subito dopo contraddetta, secondo il principio reso archetipico dal 'Rashomon' di Kurosawa che riesamina le cose secondo i rispettivi punti di vista. Si potrà anche obiettare su un difetto di manierismo (quel finale così 'alla Sergio Leone'). Tutto che si incastra secondo un disegno geometrico e prestabilito, senza sorprese (in realtà ce n'è più di una). Ma lo stesso 'I soliti ignoti' conteneva forti componenti di metacinema e di gusto citazioni-stico. Per non parlare di Tarantino che della rilettura e della rielaborazione e dell'attraversamento dei modelli è oggi il guru. Motivo di interesse è anche la composizione del cast. Il 'fotografo' Salvatore Striano ha trovato la via del cinema con 'Gomorra' di Garrone e poi l'affermazione con 'Cesare deve morire' dei Taviani, dopo una precedente vita microcriminale che lo aveva condotto in prigione, e con lui condividono gli stessi tratti altri tre dei cinque componenti la banda, incluso Gaetano Di Vaio che di questo film è stato il coideatore accanto al regista." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 29 settembre 2014)

"I riferimenti, più o meno casuali, sono ottimi e abbondanti: 'Take five' di Guido Lombardi, già autore del buon 'Là-bas', fa pensare ai 'Soliti ignoti', meno buffo e malinconico, alle 'Iene' tarantiniane ma meno violento, a quei bravi ragazzi alla Scorsese e soci, ma con meno ragù; viene in mente perfino 'Giungla d'asfalto' di Huston. C'è quasi unità di tempo, luogo e azione, perché questi cinque improvvisati ladri cialtroni (...), vorrebbero fare il colpo grosso nel caveau di una banca a Napoli. (...) E se c'è qualche sbalzo di temperatura narrativa, qualche rincorsa per i punti di sutura a un genere poco italiano, il regista è bravo nella descrizione caratteriale di questi tipi freschi di crisi ma che escono dalla Napoli di sempre. È una prova d'orchestra di jazz freddo, sincopato, dove tutti gli attori sono, per contagio e bravura, solisti di cui diventiamo complici, sorvolando su peccati mortali e veniali ma inseguendo sbalzi emotivi e qualche scampolo di redenzione, mentre il solito noto scappa col bottino. (...) Ormai in crisi irreversibile la commedia, è un bene che il nostro cinema affronti generi poco consueti (...)." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 2 ottobre 2014)

"Cinque balordi del sottobosco napoletano riuniti da una rapina 'perfetta', quattro attori (su cinque!) con precedenti penali, un regista di sicuro talento che viene dal documentario e non se ne dimentica neanche se fa cinema di genere, un titolo 'rubato' al celebre brano jazz di Dave Brubeck, una regìa fluida, ironica, quasi acrobatica, che alterna impennate crudeli a straordinari momenti di commedia (con molte scene memorabili e qualche stridore nei salti di registro)... Se in Perez (...) De Angelis forse doveva osare di più, in 'Take Five' Lombardi osa perfino troppo. Sorretto dai suoi attori, che fanno a gara di bravura, e dalla voglia di sottrarre il nuovo cinema napoletano ai ricatti formali e sostanziali che rischiano di imporsi nel dopo 'Gomorra'. Fuori dalla logica della 'denuncia' o della sociologia, per rivendicare alla scena del crimine (dis)organizzato napoletano tutti i paradossali quarti di nobiltà di una tradizione che è anzitutto narrativa e spettacolare. Una riunione di famiglia che unisce esperienze, sensibilità, generazioni lontane. Con molte imperfezioni, certo, ma riscattate da una voglia di divertirsi, nel senso più nobile, e da un'assenza di calcolo, che fanno sognare." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 2 ottobre 2014)

"II minimo rispetto dovuto a 'Take Five', secondo film di Guido Lombardi dopo l'ottimo 'Là-bas', è quello di non cedere al tic d'esibirsi in uno show di citazioni e accostamenti. Se è inoppugnabile, infatti, il fatto che il regista sia un cinefilo e anche di quelli agguerriti, questa rapsodia di rapinatori che azzardano un colpo al di sopra delle proprie forze porta in sé una rabbia striata di umor nero che non è spremuta dalle cineteche. Anche nei suoi difetti, insomma, il film è come tatuato sulla gamma di una napoletanità anti-oleografica, una cadenza musicale non conciliatoria e un'irregolarità di comportamenti che - proprio come quella dei poco raccomandabili protagonisti - oscilla sino a fare girare la testa tra crudeltà, genialità, cialtroneria, bruto materialismo e depressione a palla. La didascalia sociologica, che sarebbe chiamata in causa nel caso si volessero mettere in campo le solite diatribe su 'Gomorra', proprio non c'è o meglio si scolora nel primato conferito ai cinque caratteri incastonati nella paranza da strapazzo: per Lombardi gli sbalzi del registro narrativo, i passaggi arrischiati tra risataccia e sparatoria, i dettagli che mischiano l'identità sociale con quella criminale, fanno parte di un progetto sospeso senza rete tra la somma libertà di una viscerale sensibilità personale e la massima aderenza alla nostra odiosamata tragicommedia quotidiana. (...) Discussioni senza capo né coda, digressioni immotivate, flashback che qualche volta non tornano, una magniloquenza che a tratti sorpassa la necessità delle singole sequenze: difetti, dicevamo, che alla fine sono però, inscindibili dai pregi di 'Take Five'. Il cui solido e vibrante cuore drammaturgico è costituito dall'aspra convivenza e l'illusoria attesa bruciate a fuoco lento nel rifugio annidato in un vicolo del centro storico, ma già individuato dal boss che non potrà mai lasciare spazio a concorrenti tanto scalcagnati." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 2 ottobre 2014)

"(...) 'Take Five', regia di Guido Lombardi, che ha concepito la storia insieme allo scrittore e regista Gaetano Di Vaio, è un altro, riuscito, prodotto della fiorente «nouvelle vague» partenopea. (...) sullo schermo, alla fine, oltre l'intreccio psicologico, i colpi di scena, e la scia di sangue che si allunga implacabile, restano le prove convincenti di attori che mescolano la vita vera con i tempi e la disciplina del teatro, e di un regista che, dopo il premiatissimo 'Là-bas', usa gli archetipi del film di genere per descrivere una società fatta di «persone sole, ossessionate, depresse»." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 2 ottobre 2014)

"Cinque personaggi in cerca di autore: il regista Guido Lombardi conferma che l'opera seconda è la più difficile, soprattutto in Italia. Dopo aver conquistato con 'Là-bas - Educazione criminale' il Leone del Futuro a Venezia tre anni fa, il ritorno alla regia abbandona la docu-fiction, mette le maschere (commedia umana partenopea, con la camorra in fuoricampo attivo) ai personaggi e cerca la stilizzazione del reale, ibridando i generi (thriller, denuncia, dark comedy). II risultato? Delle 'Iene' spelacchiate, se vi piace Tarantino, oppure la dimostrazione che 'Gomorra' (film e serie) non fa scuola: 'Take Five' è un film vecchio." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 2 ottobre 2014)
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