Syriana

USA - 2005
Syriana
Il giovane e carismatico principe Nasir, erede al trono di un Paese del Golfo produttore di petrolio, sta cercando di modificare le relazioni commerciali che da lungo tempo sono state favorevoli agli uomini d'affari degli Stati Uniti. Nasir, infatti, ha appena vantaggiosamente ceduto ai cinesi i diritti di sfruttamento del gas, in precedenza detenuti dal gigante texano Connex, danneggiando così gli interessi americani nella regione. Jimmy Pope, proprietario della Killen, una piccola compagnia petrolifera, ha da poco ottenuto i diritti di trivellazione nei giacimenti del Kazakhstan destando l'interesse della Connex. Quando le due compagnie decidono di fondersi, il Dipartimento della Giustizia e lo Sloan Whiting, potente studio legale di Washington, devono verificare la stipula dell'accordo tra loro. A Bob Barnes, veterano agente della CIA, che potrebbe passare gli ultimi anni della carriera svolgendo un comodo lavoro d'ufficio, viene promessa una promozione dopo un'ultima missione il cui scopo è l'assassinio del principe Nasir. L'esito imprevisto di questa missione lo metterà nelle condizioni di riesaminare il ruolo che ricchi e poveri, sceicchi e lavoratori, ispettori governativi e spie internazionali svolgono inconsapevolmente all'interno del complesso sistema mondiale.
  • Altri titoli:
    See No Evil
  • Durata: 128'
  • Colore: C
  • Genere: POLITICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, 35 MM (1:2.35)
  • Tratto da: libro "See No Evil: The True Story of a Ground Soldier in the CIA's War on Terrorism" di Robert Baer
  • Produzione: GEORGE CLOONEY, STEVEN SODERBERGH, MICHAEL NOZIK, JEFF SKOLL PER WARNER BROS., SECTION EIGHT LTD., PARTICIPANT PRODUCTIONS
  • Distribuzione: WARNER BROS. ITALIA (2006), DVD: WARNER HOME VIDEO (2006), BLU-RAY: (2009)
  • Data uscita 24 Febbraio 2006

RECENSIONE

di Marina Sanna
Il punto di partenza è "Syriana", termine coniato dai pezzi grossi di Washington per ridisegnare i confini del Medio Oriente secondo gli "appetiti" occidentali. L'ipotesi del regista: un paese produttore di petrolio che rescinda il contratto di fornitura a una mega società americana. Quello che succede da questo momento in poi è plausibile e agghiacciante, una volta entrati nella storia. Stephen Gaghan, quarantenne prodigio alla seconda prova dietro la macchina da presa, delinea infatti una trama avvincente ma piuttosto complessa. Gaghan aveva già incominciato a interessarsi alle macchinazioni delle industrie petrolifere mentre lavorava a Traffic (premio Oscar per la sceneggiatura), poi Steven Soderbergh e Clooney, produttori esecutivi di Syriana, gli hanno dato da leggere il libro di Robert Baer. Gaghan è andato con lui in Medio Oriente, ha incontrato agenti della Cia, trafficanti di armi, leader del movimento islamico Hezbollah, quindi ha incominciato a lavorare allo script. Il progetto ha attirato l'attenzione di un ottimo cast di attori (molto bravi Matt Damon e Jeffrey Wright), che a loro volta si sono documentati moltissimo, e quella di Jeffrey Skoll. Chiamato nell'ambiente il "filmantropo" per il suo impegno cinematografico a sfondo politico e sociale (è il produttore di film come North Country e Good Night, and Good Luck), mister Skoll è prima di tutto il milionario fondatore di eBay (il portale di aste on line) che spende gran parte dei suoi soldi cercando di il colmare il grande gap tra ricchi e poveri, con una struttura ad hoc diventata in cinque anni un punto di riferimento nel settore. La prima, bellissima, immagine di Syriana è nel deserto: un pullman scassato preso d'assalto da decine di arabi che vanno a lavorare. Nel fotogramma successivo siamo a Teheran, qui parte la triangolazione della morte: armi, petrolio, servizi segreti. Dall'Iran si passa al Golfo dove l'idealista Principe Nasir (l'interessante Alexander Siddig), in vista della successione al trono, sta cercando di rendere economicamente indipendente il suo paese. Punta perciò sul migliore offerente e cede lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi ai cinesi, perché pagano di più. Per la Connex, gigante dell'energia, e più in generale per gli interessi economici americani nella regione è un brutto colpo. Ma la Connex corre ai ripari orchestrando un "matrimonio" con la Killen, piccola società petrolifera che ha appena chiuso un contratto vantaggiosissimo per accaparrarsi il gas del Kazakhistan. La parola chiave è corruzione, come dice Danny Dalton, membro del comitato di liberazione dell'Iran (!) all'avvocato Bennett Holyday, incaricato di pulire i panni sporchi della fusione. Nel frattempo il veterano della Cia Bob Barnes (George Clooney, ingrassato apposta di circa 15 chili) sospetta qualcosa: durante l'ultima missione un missile è misteriosamente scomparso eppure alla Cia non danno importanza all'accaduto. Bob da buon soldato non si è mai fatto molte domande, ora però vuole sapere. Parallelamente Gaghan segue le vicende di Wasim, un giovane pakistano che ha lasciato casa e famiglia per andare nel Golfo e ha trovato invece miseria e alienazione. Come in un gigantesco puzzle ogni tassello si incastra a perfezione con il successivo, Wasim diventa l'emblema del desiderio di riscatto del popolo arabo, di migliaia di giovani derelitti che sono carne da macello nelle mani dei fanatici. Le immagini sono rigorose, quasi scarne, efficaci come i dialoghi, grazie anche al direttore della fotografia Robert Elswit che ha girato tutto il film con due macchine a spalla. Il messaggio è forte e chiaro: il sistema è marcio e destinato all'autodistruzione. Il film una bomba: nel gran finale Gaghan tira in ballo affaristi di ogni genere, servizi segreti che progettano stragi a tavolino, Bush. Sono cose che si sanno, ma vedersele spiattellate in faccia fa un altro effetto.

NOTE

- GOLDEN GLOBE 2006 A GEORGE CLOONEY COME MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA.

- OSCAR 2006: MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA (GEORGE CLOONEY). ALTRE NOMINATIONS: MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE.

- FUORI CONCORSO AL 56MO FESTIVAL DI BERLINO (2006).

CRITICA

"'Syriana' rischia di passare per il nuovo film di George Clooney. Bello, bravo e simpatico (soprattutto a chi vuole murarlo nel ruolo di ennesimo hollywoodita anti-Bush), l'attore non ha, però, deciso di dirigere a tutti i costi e, nel caso del thriller fuori concorso, si è limitato a eseguire le direttive di Stephen Gaghan, già sceneggiatore di 'Traffic' e 'Le regole dell'attrazione'. Basato sulle memorie dell'ex agente Cia Robert Bear, il plot del film appare innanzitutto troppo complesso e tortuoso ed è un peccato perché di solito la bravura dei cineasti americani sta proprio nella capacità di sciogliere gli intrecci impossibili e renderli comprensibili agli occhi del pubblico dei non specialisti. (...) L'impressione finale, purtroppo, è quella di un film che non sa scegliere tra il ritmo incalzante, le recitazioni a effetto (di Clooney, ma anche di Matt Damon, Jeffrey Wright, Chris Cooper, William Hurt ecc.) e l'ambizione di puntare il dito contro le cancrene che minerebbero la democrazia d'oltreoceano; tra la tradizionale spettacolarità ad alto budget e le farraginose allusioni che meriterebbero un altro approfondimento, se non un altro contesto." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 11 febbraio 2006)

"La struttura a mosaico è la stessa usata per dipingere la rete internazionale del narcotraffico nel film di Soderbergh, la posta però è ancora più pesante e le connessioni così intricate che bisogna arrivare quasi a fine film per orientarsi fra avvocati, petrolieri, agenti della Cia, emiri, terroristi, per lo più impegnati in doppi e tripli giochi. (...) Così semplificata la faccenda può suonare schematica, ma sullo schermo palpita di verità, di dettagli inediti, di personaggi sempre solidi e motivati. Dai protagonisti, all'imam che striglia i ragazzini delle madrasse spiegando perché 'liberalismo e cristianesimo non possono guarire il dolore di vivere nel mondo moderno'. Dai libanesi che prima accolgono e poi torturano Clooney, a quella massa grigia di funzionari, agenti, mestatori, burocrati che decide gli intricati destini del mondo. Mette malinconia pensare che un tempo film così li facevamo in Italia (dice niente 'Il caso Mattei'?). Ma è quasi incredibile che una pellicola così documentata e dura con gli Usa abbia strappato due candidature agli Oscar, per lo script e per Clooney." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 febbraio 2006)

"Che bel film si poteva fare da 'La disfatta della Cia', ma purtroppo 'Syriana' non corrisponde alle aspettative. Sugli sfondi e intrighi minuziosamente investigati dall'autore, il regista Stephen Gaghan ha preferito sovrapporre una trama romanzesca articolata su troppi personaggi: Clooney che in qualche modo rispecchia Baer eroe frustrato e deluso; Matt Damon in veste di sfortunato consigliere di Alexander Siddigm figlio progressista di uno sceicco del petrolio; Jeffrey Wright piccolo avvocato complice di grandi mascalzoni, Mazhar Munir immigrato povero che finisce martire. Il chiaro messaggio del libro arriva confuso da un film che per capirlo bene bisognerebbe vederlo due volte. Sullo schermo le trame nere intorno all'oro nero sono troppo nere e quanto all'esordiente regista Gaghan gli consiglierei di studiarsi i dvd di Francesco Rosi." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 11 febbraio 2006)

"A tratti è difficile capire ciò che succede in 'Syriana'; però - non sembri un paradosso - anziché di un difetto si tratta di un pregio. Perché il film riproduce, anche nella struttura narrativa, l'estrema complessità degli intrighi della globalizzazione, in quel teatro critico del nostro tempo che è il Medio Oriente. Un po' come accade in 'Traffic', che fruttò l'Oscar per la sceneggiatura a Stephen Gaghan, le azioni procedono parallelamente, spostandosi di continuo tra luoghi geograficamente lontani e moltiplicando i personaggi. (?) Il montaggio alternato di tanti eventi in gioco mira, con ambizione pari al talento, a sintetizzare e a mettere in relazione, in un sol colpo, gli sporchi giochi di potere che coinvolgono multinazionali, servizi segreti, vittime e carnefici, interi popoli. La prova del nove della complessità risiede nel fatto che gli stessi protagonisti stentano a comprendere gli intrighi cui prendono parte: a cominciare da Bob Barnes, l'agente che, dopo un'intera vita spesa per la bandiera a stelle e strisce, si rende conto di essere stato sempre sfruttato e ingannato dai suoi capi. E Clooney gli conferisce una nota di amara disillusione da attore di classe che ne fa la vera star del film." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 11 febbraio 2006)
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