Super 8

USA - 2011
4/5
Super 8
Ohio, estate 1979. Un gruppo di adolescenti è testimone di una catastrofe ferroviaria mentre sta girando un film in super 8: nasce subito il sospetto che non si sia trattato di un incidente e poco dopo in paese iniziano ad avere luogo insolite sparizioni e altri eventi inspiegabili. Le autorità locali indagano per scoprire la verità mentre un plotone militare fa di tutto per eliminare le tracce di un minaccioso segreto. Nel frattempo i ragazzini scopriranno il perché dell'arrivo dei militari e che dietro l'incidente si nasconde qualcosa di terrificante...
  • Durata: 111'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASCIENZA
  • Specifiche tecniche: ARRIFLEX 16 SR3/ARRIFLEX 435/BEAULIEU 4008 ZM4/BELL & HOWELL EYEMO/CANON 1014XLS/PANAVISION PANAFLEX MILLENNIUM XL; 16 MM/35 MM/8 MM; PANAVISION, SUPER 16, SUPER 8 STAMPATO A 35 MM (PARZIALMENTE GONFIATO)/D-CINEMA (1:2.35) - DE LUXE
  • Produzione: J.J. ABRAMS,STEVEN SPIELBERG E BRYAN BURK PER BAD ROBOT, PARAMOUNT PICTURES, AMBLIN ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY - DVD E BLU-RAY: UNIVERSAL PICTURES HOME ENTERTAINMENT
  • Data uscita 9 Settembre 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Boris Sollazzo
J. J. Abrams. Ormai basta la parola. Lo Spielberg del nuovo millennio, proprio come Steven, non sbaglia un colpo. E la sua impronta la lascia sempre, anche quando il suo nome non è sotto la voce regia. Vedi Cloverfield. E c'è il suo zampino in Lost, si è inventato Alias - e il mitico Rambaldi - ma anche il melodrammatico Felicity, non ha paura di affrontare una Mission: Impossible. E' una cassaforte: con lui un film lo metti al sicuro. E se lo lasci fare e magari dietro gli metti proprio Spielberg, ecco Super 8, a metà tra il capolavoro e il passaggio di testimone. C'è E.T. in Super8, ma soprattutto Incontri ravvicinati del terzo tipo. E siccome J. J. è cresciuto negli anni '80, ci sono pure i Goonies.
Ma sarebbe sbagliato giocare di sponda e citazione, anche se è la stessa opera a chiamarle, a porle su un piatto d'argento perché lo spettatore le assapori. Tanto che quelle più argute, rimangono nascoste (il dialogo romeriano tra i due protagonisti è tra questi). Inutile cercare Drew Barrymore in Elle Fanning, così brava e bella, da annichilire chi guarda come accade al suo gruppo di amici. Inutile cercare E.T. in quell'alieno molto arrabbiato. L'empatia, qui, non è buonista: piuttosto sembra che il mostro di Cloverfield sia andato a villeggiare in campagna. Super 8 è un film che non potrebbe esistere senza i suoi antenati, ma neanche senza il presente. La Super8, l'esigenza di raccontare, di spiegare ogni passo, di documentare è vintage solo nelle strumentazioni: cineprese, macchine, la stessa pellicola con cui viene girato questo film in fantascienza, di diversi formati ormai anch'essi appartenenti al passato.
Abrams mette a punto un film che ti tira dentro come ci si riusciva, forse, solo fino a un paio di decenni fa. Riley Griffiths tiranneggia sui suoi amici come regista, leader della troupe under 14 in cui il nostro eroe è Joel Courtney, il truccatore: il suo animo gentile è tutto in quella mano che si poggia sulla Fanning, per renderla bellissima o... una zombie. Ci svela il gioco e la magia del cinema per un nerd, Abrams, con la grazia e il senso della narrazione e della spettacolarità di Spielberg. Anzi, con la sua: perché se continua così, l'allievo, se non l'ha già fatto, supererà il maestro. E quando arriva la locomotiva a travolgere il film, a far arrivare mostri e paura, soldati e un papà-sceriffo adorabile e dolente, paranoia e avventura, sei già entusiasta di sedere sulla poltrona del cinema. Sei bambino tra i bambini, ti vien voglia di scansarti per la paura come quegli ingenui spettatori di più d'un secolo fa. E senza 3D. Il cinema e la gioia di fare intrattenimento di genere e con levità non son morti 30 anni fa. Anzi, sono tornati e pronti a fare il botto: il primo spot è comparso al Superbowl - con un boato dei tifosi -, l'ultimo atto potrebbe essere all'Oscar.

NOTE

- FILM D'APERTURA IN 'PIAZZA GRANDE' AL 64MO FESTIVAL DI LOCARNO (2011).

CRITICA

"Il film racchiude un'antologia di citazioni dal cinema spielberghiano e da tutto il repertorio degli ultimi trent'anni di fantascienza: dal carcere-miniera come in 'Alien 2' all'amoretto adolescenziale in stile 'Transformers' ai militari americani senza scrupoli come in 'Avatar'. Quel che va a controtendenza - invece - è la tipologia dell'alieno: minaccioso ma più vittima che carnefice (è stato a lungo imprigionato e torturato da noi terrestri) e ansioso soltanto di riappropriarsi della sua astronave per tornare a casa. Un discendente dichiarato di 'E.T.', insomma, anche se molto più aggressivo e che ha sostituito gli occhi languidi della creatura spielberghiana con un ceffo alla Giger simile a quello di 'Alien'. Tarato sul pubblico dei 'teen', il film si lascia guardare, ma offre poche novità. Eccetto appunto il ritorno dell'alieno 'buono'- praticamente sparito dopo settembre e sostituito da feroci predatori dello spazio. Imperdibili, invece, i titoli di coda (non affrettarsi a uscire dalla sala, quando, il 9 settembre, arriverà sugli schermi italiani), dove si può vedere l'esilarante filmetto horror realizzato, tra un pericolo e l'altro, dai coraggiosi amici." (Roberto Nepoti, 'La Stampa', 4 agosto 2011)

"Un vero omaggio all'idolo di J.J. da quando l'uno s'innamorò de 'Lo Squalo' a 9 anni, e l'altro lo prese adolescente sotto la propria ala protettiva chiedendogli di metter mano ai suoi filmini in Super 8, appunto. Gli aspetti reciprocamente biografici, dunque, fanno di questo tripudio di fanta-avventura da ragazzi un elemento di attenzione più forte del film in sé. E il fenomeno in odore di cult è stato così sapientemente annunciato dalla campagna promozionale 'virale' - tale è l'inquietante aggettivo con cui si esprime l'insano gergo del marketing - da non lasciare quasi sorprese. (...) Con coraggio è riuscito a mescolare gli omaggi ai propri punti di riferimento, ovvero la fantascienza/horror dal '50 ai '90 e che non solo di Spielberg visse. (...) La creatura, che spesso ci guarda in soggettiva e raramente è inquadrata se non attraverso specchi, nasce prevedibilmente come effetto della Guerra Fredda che fu, di quei segreti militari made in Usa ridestati perfino nei 'Transformers - 5° capitolo' - usciti un mese fa. Ma a differenza degli umanissimi robots, in 'Super 8' i protagonisti, si diceva, sono ragazzi, e tutti tra i 15 e i 16 anni, in cui spicca la promettente Elle Fanning già vista in 'Somewhere' di Sofia Coppola. La volontà, che è anche una sfida, è quindi di rivolgersi ai loro contemporanei, perché se 'Lost' e affini risultano loro solo parzialmente accessibili, gli orizzonti del fantasia formato famiglia restano pressoché immutati, a garantire un linguaggio che supera gli spazi e i tempi." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 4 agosto 2011)

"Non è vero che il grande pubblico popolare vuole sempre la solita zuppa, ogni tanto accetta la sfida curiosa e ribalta le previsioni di marketing. (...) Difficile non pensare a film come 'Matinée' di Joe Dante, a 'I Goonies' di Richard Donner, a 'Stand by Me' di Rob Reiner, naturalmente a 'Incontri ravvicinati del terzo tipo' o 'La guerra dei mondi ' di Spielberg. E tuttavia l'ispirazione è sincera, non di ricalco esteriore trattasi; l'intreccio emotivo in bilico tra adolescenziali incespichi amorosi e irresponsabili esperimenti scientifico militari rivela una qualità d'autore che s'impone, capace, evidentemente, di attrarre sia il pubblico di ieri cresciuto con 'E.T.' sia quello di oggi gasato da 'Transformers'. Poi certo, 'Super 8' non sarà un capolavoro, ma mostra come il cinema a forte contenuto spettacolare può convivere con uno stile più disteso e toccante, dove contano ancora il gioco dei sentimenti e le strettoie dell'esistenza." (Michele Anselmi, 'Il Riformista', 4 agosto 2011)

"Non si poteva scegliere meglio, per rendere omaggio al cinema che fa palpitare anche i cinici e ricorda a tutti l'innamoramento per certe storie: raccontavano di extraterrestri con il pollice luminoso che volevano tornare a casa, non serviva un critico per sviscerarli. (...) 'Super 8' incanta combinando il massimo della raffinatezza con il massimo della meraviglia. (...) La New Hollywood degli anni Settanta tocca la televisione degli anni 2000 e fa scintille. Tra molti 'lens res', le immagini con riflessi luminosi e bluastri che sono il marchio di fabbrica della ditta Spielberg, e che l'inventore di 'Lost' usa con gran divertimento." (Mariarosa Mancuso, 'Il Foglio', 4 agosto 2011)

"Il creatore di 'Lost' omaggia il papà di 'E.T.'. L'uomo che ha reinventato la tv del nuovo millennio gira un film quasi uguale a quelli del ragazzo prodigio che negli Anni '70 rifondò Hollywood. La formula allora inedita 'fantascienza sentimento' si ammanta, come tutto oggi, di struggente, inevitabile, irresistibile nostalgia. Una nostalgia che paradossalmente rende ancora più vivi e vicini i piccoli cineamatori di 'Super 8'. Perché quasi uguale? Prima differenza: Spielberg girava film al presente guardando al cinema del passato. 'Super 8' invece è ambientato nel 1979, l'anno degli americani presi in ostaggio all'ambasciata di Teheran, dell'incidente alla centrale nucleare di Three Miles Island, della fine del sogno democratico di Jimmy Carter, etc. Come se insieme a quel cinema J.J. Abrams volesse rievocare tutta un'epoca, accentuando l'effetto rétro (...). Seconda differenza: Spielberg parlava alla prima generazione di spettatori cresciuti davanti alla tv e recuperava, ribaltandoli, i 'mostri' della fantascienza anni 50. Abrams invece vive nell'era del vintage, cioè oggi, in cui tutto è compresente e tutto recupero, memoria, citazione. Anche il filmino girato in super 8 dai ragazzini del film risponde a questa logica. Metà film di zombie, con geniali effetti splatter fatti in casa. Metà giallo hard boiled, con personaggi e dialoghi addirittura Anni '40. Ma è proprio mentre girano una scena di questo tipo alla stazione che i ragazzini di 'Super 8' avranno la doppia, sconvolgente rivelazione del mistero nascosto nelle loro piccole vite. (...) Attenti al vero finale, che scatta solo sui titoli di coda. E allude a un episodio chiave: dopo aver vinto un concorso di film in super 8, il 15enne J.J. Abrams si vide affidare i filmini girati da Spielberg ragazzino... per restaurarli. Trent'anni dopo Spielberg gli ha prodotto 'Super 8'. Mai passaggio del testimone fu più spettacolare." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 16 settembre 20011)
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