Sin City

USA - 2005
Sin City
Sullo sfondo della violenta e oscura Sin City si intrecciano diverse storie: Marv, un killer indistruttibile, è pronto a tutto pur di vendicare la morte di Goldie, l'unica donna che nella sua vita è riuscita a fargli provare un po' d'amore e che è stata uccisa mentre dormiva accanto a lui; John Hartigan, un poliziotto in procinto di andare in pensione accusato di un omicidio che non ha commesso e che ha promesso di proteggere la giovane Nancy dalle grinfie di un criminale pedofilo; Dwight, un ex-fotografo alle prese con Jackie Boy, un poliziotto violento che minaccia Shellei, la cameriera di cui Dwight è innamorato, la bella prostituta Gail e le altre ragazze della Città Vecchia...
  • Altri titoli:
    Frank Miller's Sin City
  • Durata: 126'
  • Colore: B/N-C
  • Genere: AZIONE, POLIZIESCO, THRILLER, FANTASY
  • Specifiche tecniche: SONY CINEALTA HDC-F950, VIDEO (HDTV), 2K/HDCAM SR (1080P/24), 35 MM (FUJI ETERNA-CP 3513DI)/D-CINEMA (1:1.85)
  • Tratto da: personaggi del fumetto omonimo creati da Frank Miller
  • Produzione: DIMENSION FILMS, TROUBLEMAKER STUDIOS
  • Distribuzione: BUENA VISTA INTERNATIONAL ITALIA
  • Data uscita 1 Giugno 2005

RECENSIONE

di Luciano Barisone
Tratto da uno dei più famosi fumetti degli anni 90, Sin City condensa in due ore la saga di alcuni eroi pulp, oscuri, marginali, sconfitti dalla vita. Lo fa con la consueta abilità di Robert Rodriguez per le scene d'azione, la consulenza cinéphile di Quentin Tarantino e soprattutto la partecipazione alla regia dell'autore Frank Miller, l'unica vera, possibile guida alla conoscenza del personaggi che popolano la città del vizio. Dotato di uno sguardo glamour che fa di ogni immagine la sintesi di un procedimento estetico estremamente controllato, il film racconta sostanzialmente tre storie: nella prima un poliziotto salva una bambina dalle grinfie di un assassino seriale e pedofilo, politicamente iperprotetto; nella seconda un bruto dal cuore gentile vendica crudelmente l'omicidio dell'unica donna che lo abbia amato; nel terzo si assiste a una guerra fra prostitute guerriere, poliziotti corrotti e criminali mafiosi. Il tutto è incorniciato dalla presenza inquietante di un killer dalla faccia d'angelo che fa sparire donne belle e infide. Sin City è già un oggetto di culto sulla carta e si avvia diventarlo nelle forme del cinema. Tecnicamente non si discute e neppure a livello di messa in scena: sullo schermo tutto fila liscio, fra corpi plasticamente attraenti, colpi di scena e effetti splatter. Semmai ci si domanda qual è il senso dell'operazione, se non quello della devozione a un segno grafico, ad una poetica noir e al desiderio mercantile del business. A noi viene in mente che il cinematografo è l'arte delle immagini in movimento, ma anche il momento di un progetto ideale di congiunzione fra esigenze estetiche e valori etici. Qui l'estetica sembra invece talmente invasiva da cancellare ogni spazio al ripensamento. La sensazione finale è allora quella dell'oggetto formalmente attraente (come molta merce resa ambita dalla pubblicità), ma del quale non si sentiva particolarmente il bisogno.

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO AL 58MO FESTIVAL DI CANNES (2005).

CRITICA

"Diciamolo subito perché sia chiaro: il fumetto 'Sin City' pardon, la graphic novel del riverito maestro Frank Miller è molto divertente, un capolavoro di grafica e di ironia che vira in chiave pulp mezzo secolo di letteratura hard boiled . Il film 'Sin City' è di una noia lancinante, un concentrato di cattivo gusto e di prosopopea appena rischiarato da qualche guizzo di humour macabro. Eppure il film, tecnicamente prodigioso peraltro, oltre che dal regista Robert Rodriguez è firmato anche da Frank Miller. Di più: non c'è scena, immagine, parola, che non riproduca fedelmente la pagina di Miller, i contrasti cromatici esasperati, i colori vividi e rari dipinti come a mano (labbra scarlatte, abiti vermigli, occhi azzurro cielo, e tutt'intorno la giungla in bianco e nero della metropoli). Ma il problema è proprio questo: ciò che sulla pagina è geniale, sullo schermo è stucchevole o addirittura insopportabile, per ragioni elementari. Il più aggressivo dei fumetti è fatto anche di vuoti, di pause, di cesure, di silenzi. Il cinema invece, specie quello di Rodriguez, da Desperado in poi, accelera, esaspera, riempie tutto di rumore, movimento, parole. Il fumetto si legge, si sfoglia, si contempla. Il film ci salta addosso e non ci molla più." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 21 maggio 2005)

"A parte il declinante Bruce Willis, Rodridguez ha evitato i divi, limitandosi agli ex, come Mickey Rourke, e ai quasi divi come Benicio Del Toro e Elijah Wood. Gente nota più che famosa, ma anche chi li conosce stenterà a riconoscerli. Willis e del Del Toro a parte, gli altri sono irriconoscibili: sono fattezze e voci nell'originale; pure fattezze dove il film esce doppiato, come da noi. Restate a casa." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 3 giugno 2005)

"Un pulp a dir poco truculento. Alla base una serie di fumetti creati nel 1991 da Frank Miller e ambientati tutti nella 'Sin City' del titolo, e cioè nella 'città del peccato'. Altro che peccato, però! Un orrore difficilmente sostenibile che, passando dalle pagine disegnate con dialoghi affidati ai soliti fumetti, non appena finisce sullo schermo, realistico, palpabile, mette subito a dura prova stomaco e nervi. (...) La regia è di Robert Rodriguez, però affiancato dallo stesso Miller e a un certo momento, anche da Quentin Tarantino. L'impero del Pulp. Che colpisce ancora!" (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 3 giugno 2005)

"Ripetitivo, lunghissimo (2 ore e 3 minuti), il film è forse il massimo tentativo di promuovere il fumetto dopo i tanti esperimenti del genere. Né cartone animato, né live-cartoon, né digitale puro, 'Sin City' è una forma impropria, una poltiglia di carta, pixel e analogico. Un orrore." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 3 giugno 2005)

"Che divertimento. Non tanto (non solo) per il film, ma per l'aspra guerriglia tra gli opposti schieramenti: a Cannes è andata così, adesso tocca al pubblico pagante. Geniale fumetto noir ritagliato sulle avventure grafiche di Frank Miller con la massima fedeltà ovvero noioso e fragoroso show di cinica macelleria? Anche senza aderire al partito di Ponzio Pilato, sarebbe il caso di rispondere sì ad entrambi i quesiti: 'Sin City', dal 1991 serie-culto di fumetti, è diventato infatti un film firmato dallo stesso Miller in coppia con Robert Rodriguez che riprende ogni possibile archetipo del genere e lo stilizza in una miscela putrida e provocatoria, horror e ultraviolenta, ma soprattutto imparagonabile e forse addirittura ingiudicabile (con i consueti parametri del buon gusto medio). (...) Ma all'inesausto tourbillon di criminali e marginali, cannibali e stupratori tocca un valore di puro pretesto nel dedalo estremo, cupo e grottesco della megalopoli che tenta di sopravvivere in una notte perenne e alterna tocchi di colore surreale (sangue giallo, luna blu) secondo le tecniche mentali ereditate da inchiostro e fumetto. Pienamente legittime, quindi, le ripulse di chi si ritrovi a fare un monotono conto delle botte da orbi, dei corpi fatti a pezzi, dei testicoli strappati e dati ai cani che si susseguono nelle "strisce" riprodotte in digitale sullo schermo. Ma ancora più legittimi gli applausi di quanti - fans dell'originale in testa - non aspettandosi cuore, sentimento o positività d'eroi, si lascino trasportare dalle atmosfere visionarie e dalla feroce ironia alla Tarantino di un iperbolico esperimento filmico che non viene per unire, ma per dividere la gente." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 4 giugno 2005)
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