S.P.Q.R. 2000 E 1/2 ANNI FA

ITALIA - 1994
Mentre a Roma imperiale il senatore Cinicus arringa i colleghi sulla necessità di regolamentare il flusso dei barbari immigrati con una legge severa, il collega Cesare Atticus si trastulla a Capri con l'amichetta Ottavia, anche se è sposato da dieci anni con la voluminosa e ricca Cornelia. Nel tornare a Roma Atticus urta con la biga quella di Antonio Servilio, magistrato di Mediolanum trasferitosi nella capitale. Costui affitta in "nero" un appartamento di Atticus e si copre il ridicolo nel primo caso affidatogli, consentendo a dei ladri di lasciare il Banco Roma e che hanno rapinato fingendosi ostaggi. Cesare intento assiste ad una sfilata di Versacius, dove adocchia una modella egiziana, Iside. Servilio si copre di ridicolo alla stadio nella sfida Roma - Mediolanum, rischiando persino di essere sbranato da una tigre. Ottavia, soppiantata da Iside, si vendica di Atticus denunciandolo ad Antonio, la cui figlia Claudia è innamorata di Alessio rampollo di Cesare. Con l'aiuto di Cinicus e la complicità della cortigiana Poppea, Servilio viene sorpreso in dolce compagnia al bordello e trasferito in Sicilia, dove però scopre tramite il "boss" locale Varrone delle collusioni con Roma, che incastrano Atticus che Cinicus. Costoro decidono di eliminare Servilio, e Iside fornisce velenosi serpentelli a Cesare, che li sguinzaglia contro l'ignaro giudice, che però viene salvato dall'improvviso comparire di Alessio, che per ora la causa del suo amore per Claudia. Cesare decide di confessare tutto, ma in tribunale Cinicus, con un'abile e macchiavellica arringa, ribalta le accuse: Cesare ed Antonio finiscono prima ai lavori forzati, e quindi in croce con gli schiavi ribelli di Spartacus cui si sono incautamente uniti. Dopo 2000 anni, i loro discendenti si tamponano sulla via Appia intasata dal traffico.

CAST

NOTE

REVISIONE MINISTERO DICEMBRE 1994

CRITICA

"Il meccanismo comico è più o meno lo stesso che ha ispirato Enrico e Carlo Vanzina (anche regista) per 'S.P.Q.R.': trasferire eventi, personaggi e linguaggi della contemporaneità nel mondo classico. Con due finalità principali: la prima è quella di far ridere attraverso lo spiaccicamento dell'antico sul moderno; e la seconda è quella di dar corpo ai malumori di un pessimismo che a suo temo si sarebbe definito qualunquistico: il mondo non è migliorabile, l'uomo resta quello che è, il comandamento 'Non rubare' va cambiato in 'Rubi chi può'. (...) Qui gioca da centrosostegno il canadese Leslie Nielsen, che in ogni frangente conserva un'autorevolezza allarmante ed è quello che si definisce un attore completo. Christian De Sica, come al solito, dovrebbe utilizzare con maggior misura e ponderazione quelle qualità che anche a lui discendono per li rami, ma la sua non è certo una presenza timida o sfocata. Il migliore in campo è Massimo Boldi, al quale se non si butterà via sarà riconosciuta tosto o tardi una statura di prima grandezza: impareggiabile nella gestione della volgarità, virtuoso della mezza tinta alla lombarda e pronto per imprese di ben altra dimensione. Come riuscì a Rascel quando Lattuada nel Cappotto gli fece incontrare Gogol." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 19 Dicembre 1994)

"Più cabaret che Flintones, comunque, qua e là con qualche piccola trovata narrativa (Enrico Vanzina sceneggiatore e suo fratello Carlo regista il cinema di solito sanno tenerlo in pugno), nel complesso, però, un giochetto per spettatori facili cui non si risparmiano, per catturarli, né i contorni erotici né le occasioni di risa immediate provocate da caricature e da battute solo votate al farsesco. Per divertire il più possibile, gli interpreti si divertono anche loro, soprattutto Christian De Sica che, come corrotto pentito, passa con furbizia dai lazzi a momenti perfino di riflessione, con echi, nella voce, di Sordi. Il magistrato Antonio che viene da... Mediolanum, è Boldi, senza mai un imbarazzo. Un po' stonato, invece, in mezzo a loro, il Leslie Nielsen delle 'Pallottole spuntate'." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 18 Dicembre 1994)

"I Vanzina puntano ad una comicità maccheronica come il loro crèmecaramelloso latinorum, niente demenzialità all'americana, nulla a che vedere con il nonsense trasgressivo dei Monthy Pyton. Mini kolossal che menziona 'Ben Hur' (ben curate le scenografie), i peplum e la commediaccia all'italiana tradizionalmente plautina zeppa di autocitazioni (ivi compreso Christian De Sica e i suoi prosciutti), più miticus che mitico, 'S.P.Q.R.' delude assai rispetto ai due sgradevoli (ma efficaci) Pamphplet sul tramonto dello yuppismo ('Fratelli d'Italia', 'Sognando la California'). Massimo Boldi è il più bravo di tutti, perfetto De Sica vestito da donna e Anna Falchi - come sbagliarsi? - si chiama Poppea." (Fabio Bo, "Il Messaggero", 17 Dicembre 1994)
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