Roma ore 11

ITALIA - 1951
Roma ore 11
Richiamate dall'offerta di un posto di lavoro come dattilografa letta su un annuncio economico, alcune centinaia di ragazze accorrono da tutti i punti di Roma alla sede della ditta in cerca di personale. L'attesa dura diverse ore e le ragazze si affollano sulla scala. Ad un certo punto una delle ragazze tenta di passare avanti alle altre con uno stratagemma. Questo provoca nel gruppo una violenta agitazione e la scala, non resistendo all'insolita pressione, crolla trascinando con sé le ragazze. Molte riportano contusioni, alcune sono ferite leggermente, altre gravemente, mentre una, malgrado il pronto intervento chirurgico, muore. Lo sfortunato incidente avrà per le singole concorrenti conseguenze diverse: alcune riprenderanno semplicemente la vita di prima; la ragazza borghese che voleva rendersi indipendente per seguire l'innamorato trova la forza di staccarsi dalla famiglia; la servetta maltrattata ritorna al suo paesello; la ragazza sedotta ormai non può nascondere la sua attuale condizione; la fanciulla che ha provocato la lite, viene chiamata al commissariato di pubblica sicurezza, ma evidentemente non è lei la responsabile.
  • Durata: 105'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO, SOCIALE
  • Produzione: PAUL GRAETZ PER TRANSCONTINENTAL FILM (ROMA/PARIGI) -TITANUS
  • Distribuzione: TITANUS (1952)

NOTE

- RICERCHE: ELIO PETRI.

- NASTRO D'ARGENTO 1952 PER MIGLIOR COMMENTO MUSICALE ORIGINALE.

CRITICA

"Il film si rifà a un fatto di cronaca realmente accaduto; ma va oltre la cronaca. Nel rielaborare la realtà, De Santis ha però talvolta forzato la realtà stessa, tanto che si può parlare, come qualcuno ha fatto, di 'più che neorealismo'. Trovandosi di fronte a un materiale così ampio e carico di significati, dovendo tipicizzare un folto numero di figure, questa tipicizzazione e questi significati spesso rimangono nell'ambito dello schematismo critico (...). Malgrado queste limitazioni rimane la qualità sociale dell'opera e non soltanto sociale. 'Roma ore 11' segna un passo avanti di De Santis, un suo progresso spirituale". (Guido Aristarco, Cinema, 82, 15 marzo 1952).
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