Rodin

FRANCIA, BELGIO - 2017
1,5/5
Rodin
Parigi, 1880. Il 40enne Auguste Rodin riceve la sua prima commissione da parte dello Stato: si tratta della celebre opera "La Porta dell'inferno", composta da un popolo di figure che animano una porta gigantesca ispirata all'Inferno dantesco, da cui hanno preso forma le più famose statue rodiniane (come "Il pensatore" o "Il bacio"). L'artista vive con la sua compagna Rose, ma quando incontra la giovane Camille Claudel, la sua allieva più dotata, ben presto la sceglie non solo come sua assistente ma anche come sua amante e i due vivranno dieci anni di passione, ammirazione condivisa e complicità. Con la fine del rapporto con Claudel, Rodin continua a lavorare sodo confrontandosi con il rifiuto e con l'entusiasmo che la sensualità delle sue opere suscitano in chi le guarda, soprattutto con la sua scultura Balzac, respinta da tutti finché lui era in vita e poi divenuta indiscusso punto di partenza per la scultura moderna.
  • Durata: 119'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: (1:2.39)
  • Produzione: LES FILMS DU LENDEMAIN, ARTEMIS PRODUCTIONS, IN COPRODUZIONE CON WILD BUNCH, FRANCE 3 CINEMA, RTBF (TELEVISION BELGE), VOO & BE TV, SHELTER PROD

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Che barba, che noia. La prima, stile hipster ante litteram, la mette Vincent Lindon, la seconda la offre il Jacques Doillon alla regia. Due nomi di grande calibro del cinema francese, e il terzo è addirittura un gigante della grandeur artistico-culturale transalpina: Auguste Rodin, il celeberrimo scultore de Il bacio e Il pensatore.

In Concorso a Cannes, l’eponimo Rodin lo ritrova quarantenne nella Parigi del 1880 alle prese con la sua prima commissione statale, La porte de l’enfer. Ma è arte-vita, quella di Auguste, ed è scissa tra la compagna di sempre, la contadinotta Rose (Severine Caneele), e la sua più sveglia allieva, poi assistente e amante, la giovane Camille Claudel (Hizia Higelin). Seguiamo il triangolo fino alla sua rottura, contrappuntata dalle vicissitudini della statua di Balzac

Il talento, pregresso, di Doillon non si discute – se potete, recuperate quel gioiello misconosciuto di Les doigts dans la tete del 1974 – e le doti interpretative di Lindon nemmeno, ma qui con una preponderanza del primo sono ai minimi termini: “cinema de nonnò”, vecchio, polveroso, pesante come il marmo, sordo come il gesso e, s’intende, la scultura non è una buona scusa.

E pure Lindon non fa nulla – è vero, era missione impossibile – per dare un guizzo immaginifico, uno spiraglio introspettivo, una tensione prospettica.

Niente, quello che vedi è quello che avrai, e fatta eccezione per qualche nudo di qualche modella è davvero poco. Inopinatamente in lizza, si fa per dire, per la Palma.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DI: SACEM, LA RÉGION ILE-DE-FRANCE, LA PROCIREP, TAXSHELTER.BE, ING, TAX SHELTER DU GOUVERNEMENT FÉDÉRAL DE BELGIQUE ; IN PARTNERSHIP CON IL MUSEO RODIN ; CON LA PARTECIPAZIONE DI: CANAL +, CINÉ +, FRANCE TÉLÉVISIONS.

- IN CONCORSO AL 70. FESTIVAL DI CANNES (2017).
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