Riso amaro

ITALIA - 1948
Francesca, giovane cameriera d'albergo, istigata dal suo amante, Walter, ruba la collana di una cliente. Fuggono entrambi, e Francesca si mescola alle mondine, che partono in treno. Nel dormitorio delle mondariso, Francesca viene derubata della collana da una compagna, Silvana. Sul luogo del lavoro giunge Walter, il quale avendo appreso che Silvana è presumibilmente in possesso della collana, la circuisce. Silvana non è insensibile alle premure del lestofante e, abbandonato un sergente che l'ama, diviene l'amante di Walter, mentre il sergente fa la corte a Francesca, che si è pentita ormai del male fatto. Walter, avendo scoperto che la collana rubata è falsa, decide, per rifarsi, di rubare il riso accumulato nei magazzini come premio finale per le mondariso. Mentre le ragazze festeggiano la fine della stagione di lavoro, Walter convince Silvana ad immettere di nuovo l'acqua nei campi, per distrarre l'attenzione delle mondine e degli operai. Ma ha fatto i conti senza Francesca e il sergente, che essendosi accorto di tutto, coglie i ladri sul fatto. Nella sparatoria che segue, Walter viene ucciso. Silvana, disperata, s'uccide. Francesca andrà via a fianco del sergente.

CAST

NOTE

- RIPRESE EFFETTUATE NELL'ESTATE DL 1948 PRESSO VERCELLI, NELLA FATTORIA MODELLO DI VENARIA DI LIGNANA, DI PROPRIETA' DELLA FIAT.

CRITICA

"[...] 'Riso amaro' è nato da un compromesso. Assai più precise e nette erano in partenza le idee di Giuseppe De Santis sul tema da dibattere nel film; la polemica sociale avrebbe dovuto espandersi con maggior vigore, emergere più direttamente [...]. Espressione immediata del cosiddetto neorealismo italiano, 'Riso amaro' avrebbe dovuto accentuare [...] una tendenza che già nel primo film 'Caccia tragica' aveva mostrato caratteristiche non facilmente confondibili [...]. Il compromesso intervenuto in seguito [...] ha pesato nel film fortemente. Innanzitutto ha provocato una certa confusione di idee [...]. De Santis si dibatte in questa confusione facendo sforzi disperati per uscirne e per scoprire, in alcuni punti almeno, uno spiraglio che gli permetta di riaffermare la chiarezza perduta. Di tali sforzi è composto il film". (Fernaldo Di Giammatteo, "Bianco e Nero", 12, dicembre 1949).

"Epico melodramma neorealista del dimenticato Giuseppe De Santis, assai bravo a trasformare un modesto fotoromanzo pseudogiallo in un appassionato ritratto della povera Italia appena uscita dalla guerra. Nell'atmosfera torbida, si staglia per la sua carica erotica la bellissima Silvana Mangano, addirittura sensazionale quando si dimena in un sensuale boogie-woogie". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 23 aprile 2001)
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