Riparo

ITALIA, FRANCIA - 2007
Riparo
Anna e Mara, di ritorno in Italia dopo un viaggio all'estero, appena varcato il confine scoprono che un ragazzo marocchino, Anis, si è introdotto di nascosto nel bagagliaio della loro macchina. Le due ragazze, dopo l'iniziale smarrimento, decidono di portare Anis a casa con loro. Per un po' di tempo la convivenza dei tre sembra andare per il meglio, ma quando il ragazzo perde il lavoro e manifesta un forte sentimento per una delle due amiche, l'equilibrio del ménage inizia a vacillare...
  • Altri titoli:
    Shelter
    Zuflucht
    Riparo - Anis tra di noi
    L'abri
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: MARIO MAZZAROTTO, FRANCESCA VAN DER STAAY, FRÉDÉRIC PODETTI PER INTELFILM, ADESIF PRODUCTIONS
  • Distribuzione: INDIPENDENTE
  • Data uscita 18 Gennaio 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Di ritorno in Italia dopo un viaggio in Tunisia, la borghese Anna (Maria de Medeiros) e la proletaria Mara (Antonia Liskova) scoprono che un ragazzo marocchino, Anis (Mounir Ouadi), si è introdotto di nascosto nel bagagliaio della loro auto. Dopo l'iniziale smarrimento, decidono di portare Anis a Udine con loro. La convivenza sembra possibile, se non felice, ma quando il ragazzo manifesta una forte attrazione per una delle due amiche, l'equilibrio del ménage vacilla pericolosamente. Presentata al 57mo Festival di Berlino, l'opera seconda di Marco Simon Puccioni ha riscosso una discreta accoglienza critica, e tenta la via della sala con una distribuzione indipendente, sulla scia di altri casi analoghi e fortunati: Il vento fa il suo giro, Le ferie di Licu, L'estate di mio fratello. Viziato da pesanti ingenuità produttive (la Medeiros friulana, sic!), attoriali (le protagoniste isteriche da non crederci, Ouadi straniero da macchietta), drammaturgiche (incongruenze di scrittura, regia che si vorrebbe autoriale), si cerca Riparo nella stigmatizzazione della provincia italiana, tra idiosincrasie private, pubbliche paure razziali e dio denaro. Ma non basta: la noia tra di noi.

NOTE

- PRESENTATO AL 57MO FESTIVAL DI BERLINO (2007) NELLA SEZIONE 'PANORAMA'.

- PREMIO SNGCI PER IL MIGLIOR ATTORE EUROPEO A MARIA DE MEDEIROS E ANTONIA LISKOVA ALL'VIII EDIZIONE DEL FESTIVAL DEL CINEMA EUROPEO DI LECCE (2007).

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE NAZIONALE DAL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI, SOSTENUTO DAL FONDO EURIMAGES E DAL FONDO REGIONALE DEL FRIULI VENEZIA GIULIA E DAL FONDO MEDIA DELL'UNIONE EUROPEA.

- ANTONIA LISKOVA E' CANDIDATA AL DAVID DI DONATELLO 2008 COME MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA.

- NASTRO D'ARGENTO EUROPEO 2008 AD ANTONIA LISKOVA.

CRITICA

"E proprio in questa lucidità sociale che il film di Puccioni ha le sue qualità migliori, la sua encomiabile originalità, nel saper descrivere una realtà come quella della provincia lontano dai tanti schematismi e luoghi comuni, senza cedere alla tentazione di costruire per forza un personaggio positivo, ma mostrando di tutti anche i lati meno gratificanti la voglia di sicurezza borghese di Anna, l'insoddisfazione programmatica di Mara, il machismo e l'ambiguità di Anis. Dove il film non convince è invece nella decisione di far recitare in diretta Maria de Medeiros: il suo accento è troppo distante dalia parlata di Trevisan o della Liskova per non creare uno strano cortocircuito nella testa dello spettatore, che può capire le necessità delle coproduzioni e del bisogno di mettere nel cast un nome di rilievo internazionale, ma non arriva a spiegarsi la ragione di un accento che stride con il realismo inseguito da tutto il resto del film. Non convincono fino in fondo anche alcune scelte di sceneggiatura, a cominciare dal padre ammalato di Mara (interpretato per altro dal bravo Francesco Carnelutti): la visita al genitore solo e infermo sembra ormai essere diventata una specie di luogo comune obbligato del 'giovane sceneggiatore italiano' (qui, oltre al regista, firmano Monica Rametta e Heidrun Schleef), incapace di immaginare qualche cosa di meno scontato per permettere una pausa di riflessione al protagonista (qui, la figlia). Ma sono difetti scusabili in un regista alla sua seconda prova e che non sminuiscono l'interesse e il valore del film." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 18 gennaio 2008)

"Magari a evitare gli schematismi bastava lasciare sullo sfondo le rispettive famiglie (il padre malato della Liskova, il fratello e la madre della de Medeiros, materiali e tradizionalisti) per concentrarsi sul grumo di eros e sfruttamento reciproco (in fondo quel ragazzo potrebbe dare un figlio alle due donne ...) che stringe i tre protagonisti in un unico nodo. In fondo l'amore, come ben sapeva Fassbinder, nume tutelare di 'Riparo', contiene già tutto. Il resto è di troppo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 18 gennaio 2008)

I1 regista, già autore nel 2001 di 'Quello che cerchi', ha predilezione per i temi insoliti e spinosi, sa stabilire atmosfere suggestive e singolari: il legame tra le due giovani, la rabbia di sopravvivenza del ragazzo africano sono raccontati con efficacia e una strana sincerità. Ma gli interpreti non sono adeguati." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 18 gennaio 2008).

"Al secondo lungometraggio Puccioni riesce invece, con qualche fragilità di sceneggiatura, a ricomporre una struttura sociale complessa e di pensiero sulla questione, con una storia centrata e personaggi non banali." (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 18 gennaio 2008)
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